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Siria, il professor Pecorella archeologo muore nello scavo
LAURA MONTANARI
30-08-2005 La Repubblica, Cronaca di Firenze

Era uno dei più celebri studiosi italiani: stava facendo dei rilievi fotografici quando è precipitato da quindici metri

Siria, il professor Pecorella lavorava a Teli Barri da 20 anni

E' MORTO nel posto che più amava, aTell Barri, nello scavo archeologico sulla collina in cui lavorava da una vita, in Siria. Paolo Emilio Pecorella, 69 anni, docente di Archeologia e di storia dell'arte del vicino Oriente antico all'università di Firenze è precipitato ieri mattina all'alba da un dislivello di quindicimetri. Un volo che non gli ha lasciato scampo, che ha neutralizzato ogni soccorso. «Stava facendo dei rilievi fotografici, si è girato per cambiare l'obiettivo e ha perso l'equilibrio» ha raccontato con un filo di voce la preside della facoltà di Lettere Franca Pecchioli, amica e collega di uno dei più celebri archeologi italiani. Nella missione in Siria c'erano anche alcuni studenti e dot-torandi dell'ateneo fiorentino, c'era anche Raffaella Pierobon Benoit, docente dell'università di Napoli. E' toccato a lei chiamare ieri alle 6 i familiari dello studioso a Firenze per avvertire la moglie e i tre figli. «Ci eravamo sentiti a fine di luglio –racconta la preside di Lettere- era così contento per aver ricevuto i finanziamenti alle sue ricerche, con quei fondi poteva continuare gli scavi nella Siria nord orientale». Una pausa: «E' una perdita enorme questa...» dice senza trovare consolazione, senza nemmeno riuscire a finire la frase. «Abbiamo perso uno dei migliori amici della Siria» ha spiegato il vice ministro siriano alla cultura Abdel Razzaq Moaz mentre a Teli Barri è arrivato ieri pomeriggio il capo del dipartimento archeologico di Al Hasakeh. Abdel-Massieh Baghdo per esprimere il suo cordoglio.
Pecorella scavava a Teli Barri, l'antica città di Kahat, da più di vent'anni. Con insaziabile curiosità, con l'entusiasmo che solo una passione profonda, può alimentare e tenere acceso così a lungo. Scavava per riportare alla luce reperti di civiltà dimenticate, nomi lontanissimi come quello della civiltà «mitannica» (XV e XTV secolo a.c.) aveva fatto riemergere dalla terra oggetti e reperti appartenuti a sovrani assiri, resti di palazzi, tracce di stucchi che ornavano pareti, tombe a ipogeo, ceramiche, suppellettili: un mondo sepolto sotto gli strati della terra e del tempo passato. «La collina artificiale di Teli Barri - aveva spiegato a Repubblica qualche anno fa lo stesso archeologo - è un caso praticamente unico. Lì abbiamo potuto ricostruire la continuità abitativa dell'insediamento in un arco di quasi cinquemila anni.
All'inizio non ne eravamo consapevoli, ma i ritrovamenti e soprattutto l'analisi dettagliata del materiale ceramico, ci hanno consentito di ripercorrere le varie tappe». La magia di quei luoghi - la città più vicina è a una quarantina di chilometri -, il fascino di quella colli-netta artificiale di Teli Barri alta32 metri e larga sette ettari aveva contagiato anche Giuseppe Sinopoli: il maestro, appassionato di archeologia aveva finanziato attraverso alcuni concerti proprio gli scavi del professor Pecorella.
Altri finanziamenti erano arrivati dalla Banca Toscana, dal ministero, dal Cnr. In una intervista lo studioso di origine napoletana, ma da anni residente a Firenze ricordava la vita faticosa dell'archeologo e anche degli studenti in missione con lui: «E' una vera avventura lavorare lì, anche se le condizioni per il soggiorno sono migliorate, ho fatto costruire nella città bassa delle casette spartane in mattoni crudi, secondo una tecnica vecchia di quattromila anni. Grazie all'acqua che abbonda il sottosuolo abbiamo a disposizione una vera oasi, piena di gelsi e di oleandri. L'u-nico problema con le ragazze è per l'abbigliamento, niente pantaloni attillati, niente magliette aderenti. Glielo devo sempre raccomandare. Con noi lavorano una sessantina di operai siriani, rispettiamoli...».



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