LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Ticino, il Rinascimento torna a casa
Giuseppe Frangi
Il Manifesto 27/1/2019

Che funzione può rivestire un museo per un piccolo paese che conta a malapena 1600 abitanti? La risposta che il marketing culturale suggerisce è scontata e un po da pensiero unico: un museo in un contesto così serve come calamita turistica, per rivitalizzare con lindotto leconomia di un paese a rischio di marginalità. Siamo in Canton Ticino, appena al di là del confine italiano (quindi i rischi di marginalità sono molto relativi, trattandosi di Svizzera). Il paese in questione è Rancate e il museo è la Pinacoteca Giovanni Züst, aperta da oltre cinquantanni per accogliere limportante raccolta donata dallomonimo imprenditore elvetico. La pinacoteca è ospitata in un edificio che un tempo faceva da canonica alla vicina parrocchiale e che tra 1965 e 1967 è stato completamente rivisitato con un intervento architettonico di grande equilibrio e rispetto firmato da Tita Carloni, altra eccellenza ticinese, oltre che maestro di unarchistar locale come Mario Botta. Alla Züst da un po di anni a questa parte si sono adoperati per dare un altro dito di risposta alla domanda di cui sopra: la programmazione ha sempre tenuto presente unarticolazione stringente con la storia culturale di quel lembo di territorio lombardo extrafrontiera, cercando poi di declinare con grande qualità le proposte espositive. In sostanza la Züst si è venuta affermando come un laboratorio coerente e insieme controcorrente, dove viene ogni volta approfondita la funzione del museo rispetto al contesto che lo accoglie.

Il successo, anche di pubblico, dice che è una scelta giusta.
Lultima mostra proposta è esplicita sin nel titolo: Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2 Dal territorio al museo (fino al 17 febbraio; catalogo Edizioni Casagrande). Il numero 2 rimanda alla rassegna numero 1 che attorno allo stesso periodo storico era stata organizzata nel 2010, avendo però come protagonisti e come traino due assi che erano stati attivi in Ticino, Bramantino e Bernardino Luini. Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa (che avevano curato anche il primo appuntamento, allora insieme a Marco Tanzi) questa volta hanno messo a tema la stessa stagione artistica, assumendo però unaltra prospettiva: seguire la diaspora di un patrimonio che aveva segnato la fisionomia di un territorio, per capire quale ruolo possa avere un museo nel riconnettere questi frammenti di una storia perduta.

Come Agosti e Stoppa precisano nellintroduzione non si tratta di un secondo capitolo pensato già nella progettazione del primo. Però ammettono che una lampadina si era sin da allora accesa: infatti in chiusura del cantiere della prima mostra era stato ritrovato un documento del 1526 relativo alla realizzazione di un polittico di Francesco De Tatti per la comunità di Rancate. Polittico per venire appunto al tema di cui non cera più traccia in quanto era stato disperso. Nel 2017, però, una tavoletta che proveniva da quel polittico era riapparsa sul mercato svizzero (rintracciata e individuata da Stefano LOccaso). Una scintilla minima, ma sufficiente a far riaccendere i motori: la direttrice della Züst, Mariangela Agliati, si è subito attivata; con tempestività il Cantone ha provveduto allacquisto di quel frammento di patrimonio, entrato nelle raccolte della Züst (numero di inventario PZ 525).

Francesco De Tatti! Chi era costui? si chiede con molta sincerità il primo dei pannelli esplicativi che accompagnano il percorso (tutti costruiti intelligentemente a partire da domande che ognuno si potrebbe fare). Si sa poco di lui, se non che era di origini varesine e che aveva lavorato assiduamente nel Ticino, come dimostra il disegno firmato che ne ha svelato lidentità: un foglio proveniente dalle Gallerie dellAccademia dove tra due figure di santi si spalanca un paesaggio che è stato riconosciuto con sicurezza come la prima veduta di Bellinzona. E proprio a Bellinzona Gianni Romano aveva indicato De Tatti come lautore di una serie di affreschi nella chiesa francescana di Santa Maria delle Grazie.

La predella ritrovata è un oggetto che comunica una doppia energia affettiva: da una parte quella inevitabilmente generata dallimprevisto ritorno a casa; dallaltra quella assicurata dal calore narrativo di cui De Tatti si mostra capace, con le figure, a volte fuori scala, che popolano uno spazio compresso, sotto un soffitto incombente, come di una casa contadina. I falsi testimoni si sbracciano per convincere il sommo sacerdote rispetto alle accuse lanciate contro Stefano, il quale invece se ne sta al centro, calmo, figura piena di candore. Come giustamente rilevano i curatori, De Tatti mostra di aver visto e metabolizzato lopera di Martino Spanzotti, genio misconosciuto della pittura italiana del Quattrocento: lo stesso Spanzotti è presente in mostra con la meravigliosa predella del polittico del Duomo di Torino, dove le scene di notturno in blu con la Preghiera nellOrto e la Cattura sono qualcosa di indimenticabile.

Questo è lunico deragliamento rispetto a un percorso che invece persegue con chiarezza il suo scopo: tentare di ricomporre il tessuto violato del territorio. Sono solo frammenti nella desertificazione causata prima dalla soppressione delle chiese e dei monasteri, poi dalla mancanza di una legge di tutela e infine dal progetto di concentrare una grande quantità di opere raccolte nei cantoni nel Museo nazionale svizzero di Zurigo, inaugurato nel 1890 (diversi prestiti vengono infatti da lì). Perché queste opere non sono più nel luogo a cui erano destinate?, è non a caso la domanda posta in testa al pannello che presenta la sala conclusiva della mostra. In quella sala sono tornati a sentire laria di casa la pala di Bernardino Luini e il polittico di Callisto Piazza, per la prima volta ricomposto dopo la dispersione. La prima è finita in collezione privata in Inghilterra; il secondo è diviso tra diverse raccolte italiane ed è stato privato della cornice disegnata da Cristoforo Lombardi. Tutte due provenivano dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli di Lugano, quella resa famosa dal tramezzo affrescato da Luini. Come sarebbe stata diversa quella chiesa se ancora quelle opere fossero al loro posto, si legge più avanti sullo stesso pannello.

Per fortuna a mitigare la possibile malinconia cè quel senso di familiarità che lallestimento di Mario Botta ha diffuso tra gli ambienti del museo. Le strutture che reggono le opere, per lo più piccole, sono strutture in legno di cedro lasciato grezzo, che così disperde generosamente il suo profumo dolce tra le stanze, dipinte di nero come vecchie lavagne. Quasi un invito a scrivere altre storie come queste.



news

27-05-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 27 maggio 2020

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

14-09-2019
Da Artribune: Franceschini sospende i decreti Bonisoli

05-09-2019
Franceschini, il primo appuntamento al Museo della Liberazione di via Tasso

02-09-2019
Giuliano Volpe: Ci piacerebbe un ministro più educato

Archivio news