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Bergamo guarda Matera 2019. I cantieri di una capitale mancata
Silvia Seminati - Simone Bianco
Corriere della Sera - Bergamo 20/1/2019

Dal Donizetti ancora chiuso per restauro ai lavori in corso per il parcheggio di via Fara
E la Città dei Sassi cresce e si apre al mondo


Teatro Donizetti, sabato mattina. Sul palco il premier Giuseppe Conte parla di Bergamo come simbolo del rilancio dell’Italia in Europa. Applausi dalle prime file, piene di ministri e nomi dell’arte e della cultura, ospiti da tutto il mondo. Per un anno, la città ospiterà centinaia di eventi e milioni di visitatori. È il sogno da cui Bergamo si è risvegliata a novembre 2013.
Ormai più di cinque anni fa Bergamo è stata esclusa dalla selezione per diventare Capitale europea della cultura nel 2019. Il capo dello Stato, il premier, gli applausi, le autorità ieri sono andate in scena davvero, ma a Matera, che si aggiudicò quella competizione. Adesso la città dei Sassi ha davanti 12 mesi densi di momenti suggestivi e dovrà far fruttare al massimo gli investimenti di questi anni. E se il riconoscimento fosse toccato a Bergamo, come si sarebbe presentata la città a questo appuntamento con l’Europa?
I grandi contenitori

Una risposta può venire dal confronto tra la realtà di oggi e i progetti contenuti nel dossier che era stato presentato a settembre 2013 al ministero dei Beni culturali. Un documento contenente 67 progetti da sviluppare nell’arco di un quinquennio con un budget di 134 milioni. Eventi, ma soprattutto opere per rimettere a nuovo i grandi contenitori dando a Bergamo il volto di una vera capitale europea della cultura. A partire dal restyling del Donizetti fino alle ipotesi di una nuova risalita verso Città Alta, ma anche opere più piccole: il foyer del Teatro Sociale è stato inaugurato pochi mesi fa, invece i lavori sulla barchessa di destra dell’Accademia Carrara (sarà la sede di convegni ed esposizioni temporanee) sono iniziati da poco, tanto che gli spazi non saranno a disposizione per i prossimi eventi legati alla mostra di Botticelli. Il dossier ipotizzava il trasloco della Gamec in via Rovelli, un’idea tramontata e sostituita con la prospettiva di trasformare l’attuale palazzetto dello sport nella galleria d’arte moderna. Sant’Agata non è mai diventata un hotel-museo ed è in questo momento un cantiere: negli spazi dell’ex carcere la Cooperativa di Città Alta espanderà le sue attività sia di ristorazione che sociali. Per il castello di San Vigilio resta l’idea e l’esigenza di un recupero, ma mancano risorse. Casa Suardi, in Piazza Vecchia, fu al centro di un acceso dibattito politico per impedirne la vendita, oggi è uscita dall’attenzione e ospita gli uffici dell’assessorato alla Cultura, la cui sede naturale è all’interno del Donizetti. Già, se Bergamo fosse stata nominata Capitale della cultura 2019, il teatro sarebbe stato un problema. Il cantiere da 15 milioni non si chiuderà prima dell’autunno e non è chiaro se la prossima stagione lirica verrà organizzata al Donizetti. Un ritardo dovuto al ripensamento della struttura amministrativa della Fondazione del teatro: inizialmente ipotizzata come ente di diritto privato, è stata (ri)trasformata in società pubblica. Un cambiamento che ha dilatato i tempi: l’appalto per i lavori ha dovuto seguire l’iter degli enti pubblici. Difficile immaginare un anno di eventi di livello europeo senza il Donizetti a disposizione.
Le infrastrutture

A Matera quest’anno si aspettano l’arrivo di un milione di visitatori. È immaginabile che a Bergamo il numero sarebbe stato anche più alto, vista la vicinanza con Milano e la presenza del terzo aeroporto d’Italia che ha chiuso il 2018 sfiorando i 13 milioni di passeggeri. Orio resta il punto fermo di una rete d’infrastrutture che in parte è rimasta sulla carta. Non c’è ancora il treno tra lo scalo e la città, le criticità dei collegamenti ferroviari regionali restano irrisolte e anche nel cuore di Bergamo rimangono nodi storici da sciogliere. L’idea di una nuova risalita da affiancare alla funicolare è uscita da qualsiasi dibattito e il contestato parcheggio di via Fara è tuttora un cantiere. Sull’utilità dell’opera ci sono due scuole di pensiero che non andranno mai d’accordo, ma nel 2019 la Capitale della cultura avrebbe avuto un buco sotto la Rocca difficile da digerire.
Idee e comunicazione

La città in questi anni è stata coperta con una rete wifi gratuita che piace e funziona: un servizio che sarebbe stato molto utile anche ai turisti di una capitale europea della cultura. Ma il wifi da solo non basta a produrre lo sviluppo digitale di una città. Il sito www.bergamo2019.eu, ancora segnalato sul portale del Comune di Bergamo, va alla deriva nel web. Cliccando sull’indirizzo che fu la sede virtuale della candidatura bergamasca si finisce su siti di incontri con immagini pornografiche. Nel frattempo il capoluogo e la provincia si sono dotati di un portale ( www.visitbergamo.net) per promuovere Bergamo nel mondo e per far incontrare la domanda e l’offerta. Il turismo è cresciuto, spinto dall’Expo e soprattutto dal fattore Ryanair, ma il potenziale sarebbe decisamente più alto. La bellezza stupisce chi per la prima volta s’imbatte nello skyline di Città Alta, ma a Bergamo mancano i grandi eventi. Ne erano stati organizzati alcuni dopo la riapertura della Carrara, ma la programmazione si è poi scontrata con la mancanza di risorse. L’Abbraccio delle Mura è entrato nel Guinness dei Primati, un evento virale nel web, ma rimasto isolato. Il vero traguardo di questi anni è stato l’ingresso delle Mura Venete nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità tutelati dall’Unesco. Un valore per il futuro, ma — è proprio la giornata inaugurale di Matera 2019 a confermarlo — la potenza comunicativa delle Mura di Bergamo appare ancora lontana da quella dei Sassi di Matera.



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