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Lopera darte è unarma geopolitica. Cosa i musei decidono di prestare
Pierluigi Panza
Corriere della Sera, 17/01/2019

DallErmitage al Metropolitan, dagli Uffizi al Louvre: alleanze, dispetti e ripicche.


Era dalla Guerra Fredda che gli scambi di opere darte non risentivano così tanto delle inimicizie politiche. Anche se non figurano tra sanzioni economiche, quadri e sculture da un po di tempo stanno diventando oggetto di piccole ritorsioni geopolitiche o, peggio, mezzi per trasferire denaro sottotraccia. Quando, il 17 novembre scorso, il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, ha dichiarato inconcepibile laccordo firmato dal predecessore Franceschini per il prestito dei nostri dipinti di Leonardo al Louvre, atto che collocherebbe lItalia ai margini di un importante evento, laffermazione fu bollata come boutade populista.

Fenomeno ampio
Ma il fenomeno è ampio e originato dal fatto che, come affermano James B. Cuno e Neil MacGregor nel saggio Whose Muse?, non si è istituzionalizzata la reciprocità dei prestiti, per cui si promettono quadri che, poi, non vengono concessi per insondabili ragioni. A innescare la miccia fu proprio la Francia nel 98 che aveva autorizzato larrivo di Water Lilies di Monet da Boston alla Royal Academy di Londra, ma poi negò il prestito perché il Regno Unito non fornisce garanzie legali. Lo stesso fece la Russia, che non prestò alla National Gallery il San Sebastiano di Tiziano nel 2004. Una mostra sullarte cinese fu cancellata dal British Museum perché Taiwan si rifiutò di inviare le opere promesse. Il ministro della Cultura della Romania vietò la partenza di due Brancusi verso la Tate Gallery per paura che ne rivendicassero il possesso. Nel 2015 la Russia bloccò il prestito di 48 Chagall al Museo di Stoccolma.

I prestiti negati
Mentre, come dichiarato dal principe Carlo Torlonia, i suoi fratelli avrebbero tentato di vendere al Getty parte della prestigiosissima collezione Albani-Torlonia, nel febbraio 2017 sono gli Usa a lamentarsi contro lItalia perché, nonostante la restituzione dellAuriga di Mozia e degli argenti di Morgantina la Regione Sicilia blocca 23 prestiti per il Metropolitan: Lobiettivo del decreto fermaprestiti è di tenere i capolavori a casa nella speranza di attirare turisti, scrive il New York Times.

Chi ci ha rimesso
Nel 2017 sembrava che la Russia avesse posto fine agli embarghi. Ma nella mostra su Luigi Valadier aperta a fine 2018 alla Frick Collection di New York, non è arrivato nessun oggetto russo, nonostante lErmitage ne possegga numerosi, ha affermato il curatore Alvar Gonzales Palacios. E per la serie chi lo fa laspetti, alla mostra Piero della Francesca, il monarca della pittura allErmitage non è arrivata la Madonna con Bambino dellAlana collection di Newark. Ma tutto il Patto Atlantico ci ha messo del suo: la National Gallery non ha prestato il Battesimo di Cristo, gli Uffizi il dittico del duca e duchessa dUrbino.

Lappello
Lappello della Bergonzoni ha trovato indiretto sostegno nel direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, che laltro giorno ha dichiarato: Non possiamo prestare i nostri Leonardo allestero per esigenze di tutela. Il Palazzo della Pilotta di Parma, invece, presterà La Scapigliata. Ma che opere ci saranno alla mostra del Louvre (24 ottobre) su Leonardo, visto che anche del più costoso quadro del mondo, il Salvator Mundi, si sono perse le tracce? Anzi, secondo i giornalisti Zev Shalev e Tracie McElroy il Salvator Mundisarebbe stato acquistato in asta dallArabia Saudita a un prezzo gonfiato per far giungere soldi a Trump attraverso il precedente proprietario, loligarca russo Rybolovlev, patron del Monaco e amico di Putin. Il 9 giugno 2016, alla Trump Tower, si sarebbe pianificato come far transitare i 300 milioni di dollari di overpricesulla società Psy-Group, in rapporti con Cambridge Analytica. E a proposito di Trump, alla sua richiesta di ottenere in prestito Paesaggio con neve di van Gogh la curatrice democratica del Guggenheim, Nancy Spector, ha risposto offrendo America, il cesso doro di Maurizio Cattelan.

https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_17/opera-arte-arma-geopolitica-musei-decidono-prestare-3d2a32fa-1a93-11e9-b5e1-e4bd7fd19101.shtml


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