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L'arte domestica delle ville-museo
Marzia Fontana
24-AGO-2005Il Sole 24 ore NORDOVEST





TRADIZIONE E RESTAURI LIGURIA - Da Casa Carbone, a Lavagna, all'edificio della famiglia Luxoro, a Genova

In Riviera si moltiplicano i casi di antiche dimore recuperate e aperte al pubblico nell'integrità degli arredi originali


Dimore antiche recuperate nel pieno rispetto degli arredi originali e aperte al pubblico a testimoniare modi di vivere - e in alcuni anche di lavorare - di un tempo. A Genova e in Liguria la radicata consuetudine di utilizzare le dimore delle grandi famiglie come sedi museali (basti pensare al recente restauro dei Musei di Strada Nuova nel capoluogo, seicentesche residenze delle famiglie più in vista dell'oligarchia cittadina) conosce una nuova stagione, che punta a valorizzarne gli interni originali. Non a caso, dunque, si moltiplicano le vere e proprie "case museo", con mobili, quadri, oggetti d'arredo grandi e piccoli a far bella mostra di sé e a svelare usi, costumi, mode, vezzi, insomma i segreti della vita fra la pareti domestiche di una volta. Certo, nella maggior parte dei casi non sono abitazioni comuni, tutt'altro. Si va dalle ville di famiglie dell'antica nobiltà, della buona borghesia ottocentesca e fin de siècle o di personaggi di spicco della vita culturale e mondana, al castello di un avventuroso capitano dell'Ottocento sempre in giro per il mondo, fino agli opifici-abitazione che racchiudono la memoria storica di attività a conduzione familiare tramandate di generazione in generazione. L'ultima in ordine di tempo ad aprire i battenti è stata Casa Carbone a Lavagna, donata dall'ultima erede, Siria, deceduta nel 1993, al Fondo italiano per l'Ambiente che, dopo una serie di restauri, l'ha riaperta al pubblico. Dietro la facciata affrescata con i tradizionali motivi liguri, Casa Carbone propone all'interno una fedele testimonianza della vita borghese del secolo scorso. L'appartamento, abitato dai fratelli Siria ed Emanuele Carbone, è rimasto infatti corredato di mobili, suppellettili - le gozzaniane «buone cose di pessimo gusto» - e collezioni originarie, compresa un'interessante raccolta di dipinti di scuola ligure del periodo a cavallo fra il Cinque e il Settecento. Ecco allora, nel salone al piano nobile, tra l'affresco al soffitto raffigurante Cristoforo Colombo e l'insegna nobiliare dei Bianchi di Lavagna, un tempo proprietari dell'edificio, sul pavimento, molti quadri del Seicento ligure, che costituiscono il nucleo della raccolta messa insieme dai Carbone con acquisti sul mercato antiquario. O la camera di Siria, arredata con pezzi in radica di olmo e mogano della seconda metà dell'Ottocento, piena di oggetti d'uso femminile - dalle boccette per il profumo allo scialle ai piedi del letto - con le pareti fitte di dipinti, crocifissi e acquasantiere. Quella del fratello svela invece, tra i volumi ordinati nello scaffale (di metà Ottocento, come il resto dell'arredamento) l'eterogeneità dei gusti di Emanuele. Ma a testimoniare la vita borghese ci sono anche il salottino barocco, lo studio e perfino la cucina. Ancora nel Levante genovese, a Nervi, si trova un altro esempio di dimora museo con tanto di arredi originali. È il Museo "Giannettino Luxoro" e realizzato nella villa di famiglia donata al Comune di Genova nel 1946 alla morte dell'ultimo proprietario, rimasto senza eredi. Oggi la Villa e il Museo testimoniano al loro interno la passione collezionistica degli esponenti della famiglia Luxoro, che contribuì in maniera determinante all'arredamento dell'edificio, ultimato nel 1903 su progetto di uno dei membri della famiglia, Pietro, ingegnere di una certa fama. Fra dipinti di scuola genovese e lombarda, cassettoni, bureau, acquasantiere, reliquari e perfino figure del presepe di manifattura genovese e napoletana, emerge il quadro di un'abitazione ben presto trasformata dai proprietari in un vero e proprio contenitore antiquario. Anche gli altri due Musei di Nervi, la Gam e le Raccolte Frugone - freschi di risistemazione in occasione del 2004 - sono collocati in altrettante dimore di pregio. La prima trova infatti spazio a Villa Serra, le seconde a Villa Grimaldi Fassio, ma gli arredi originali sono andati perduti o in alcuni casi sacrificati nel passato in nome del nuovo allestimento espositivo e vanno ricercati in una sistemazione che non manca tuttavia di restituire il sapore delle case fra Otto e Novecento.
Nel cuore di Genova, invece, Castello d'Albertis conserva, oltre a qualche arredo originale ottocentesco, la collezione di cimeli messa insieme dall'omonimo capitano nei suoi viaggi intorno al mondo, fra le più disparate culture, tanto che il castello è diventato sede di un Museo delle Culture del Mondo.
A Ponente, a Sanremo si trova ancora traccia degli arredi originali a Villa Nobel, la costruzione che lo scienziato a cui è intitolato il premio più famoso al mondo chiamava affettuosamente "il mio nido". Oltre alla biblioteca di Nobel e alla mostra permanente dei cimeli donati dalla Fondazione Nobel di Stoccolma, si possono vedere infatti ancora la stanza da letto ottocentesca di Nobel, recentemente ritrovata, certificata e ricostruita, e alcuni pezzi utilizzati dallo scienziato nel suo laboratorio, in origine non all'interno della Villa, ma in un edificio nel parco che la circonda.
Sempre a Ponente si contano le due case-museo testimoni di attività radicate sul territorio. Sono la Casa Museo Giuseppe Mazzotti ad Albisola, che conserva le testimonianze di una ormai più che secolare tradizione nella lavorazione della ceramica, che convivono nel parco e all'interno della casa con opere dei maggiori artisti del Novecento e con la manifattura tuttora attiva, e il Museo Agnesi degli Spaghetti, in fase di apertura nel restaurato Palazzo Agnesi, a Pontedassio, nell'Imperiese.





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