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Roma, statue, ville e banche: liti e cause per l'eredità Torlonia. Bloccati beni per 2 miliardi
22 novembre 2018 LA REPUBBLICA



Carlo Torlonia, uno dei quattro fratelli eredi del principe Alessandro scomparso a dicembre scorso, ha impugnato il testamento e avviato un contenzioso civile che ha portato al sequestro delle favolose proprietà di famiglia. In ballo anche la straordinaria Collezione di marmi greci e romani e la Banca del Fucino. Italia Nostra: "Intervenga il ministero contro il rischio di vendita delle statue per la litigiosità degli eredi"

Finisce sotto sequestro l'intero patrimonio della famiglia Torlonia: Palazzo Torlonia, in via della Conciliazione, a due passi dal Vaticano, ma anche la monumentale Villa Albani, Villa Delizia Carolina, a Castel Gandolfo. E anche le collezioni d'arte, favolose, inclusa la straordinaria collezione di oltre 630 statute greche e romane, la più ricca raccolta privata mai esistita, sulla quale ci sarebbe stata una trattativa per la cessione in parte al ministero dei Beni culturali italiano in parte al Getty Museum.

Questione di figli principeschi che fanno causa ai fratelli, di eredità sontuose ma evidentemente intrise di acrimonia. Il giudice Fulvio Vallillo, dell'VIII sezione del Tribunale civile di Roma, ha disposto il sequestro giudiziario anche di tutti i beni Torlonia, tutto "sotto sigillo" per l'ultima causa civile intentate tra eredi del principe Alessandro Torlonia, morto il 28 dicembre dello scorso anno. Una guerra di successione in particolare condotta da Carlo, il primogenito che ha impugnato il testamento paterno contro gli altri tre fratelli Paola, Francesca e Giulio Torlonia. Il ricorso che ha provocato il disastro porta appunto la firma di Carlo Torlonia che ha raccontato ai giudici una serie di circostanze a lui sfavorevoli che hanno caratterizzato la gestione dell'esecutore testamentario dell'eredità di famiglia.

"Carlo fin da subito, dopo la morte del padre il principe Alessandro, aveva intentato causa ai fratelli, riteneva di essere stato penalizzato anche se fra padre e figlio non ci sono mai stati ottimi rapporti", racconta un esponente della famiglia nobiliare. Una vicenda in cui entra un contestato curatore fallimentare e anche una sorella del defunto principe che, proprio per cercare di sanare i non facili rapporti tra don Alessandro e il figlio Carlo, alla sua morte aveva lasciato proprio al nipote gran parte dei suoi beni, forse intuendo scelte paterne poco generose nei suoi confronti.

I giudici hanno disposto un sequestro di beni a garanzia di un patrimonio di un miliardo e 800 milioni di euro e stanno effettuando verifiche anche sulla Fondazione Torlonia, costituita sei mesi prima della morte del principe Alessandro, alla quale è stata conferito l'immenso patrimonio artistico. In ballo c'è anche la non facile gestione del loro istituto di credito, la Banca del Fucino, ricapitalizzata pochi mesi fa dopo riunioni familiari piene di tensioni.

Sulla delicata vicenda Torlonia interviene anche Italia Nostra: "La vendita della collezione Torlonia è un rischio che l'Italia non può correre per la litigiosità degli eredi", scrive l'associazione. "Sulla famosa a famigerata collezione di statuaria greco-romana tenuta di fatto "sotto sequesto" dai Torlonia dagli anni 70 Antonio Cederna impiegò fiumi di inchiostro e grande impegno intellettuale perchè la raccolta uscisse dagli scantinati nei quali era stata relegata in via della Lungara. Il museo torlonia, che ospitava la collezione, fu chiuso, dalla sera alla mattina, per essere trasformato in 70 appartamenti abusivi contro i quali Cederna lottò come un leone. Ma il delitto andò in prescrizione. Il 15 marzo 2016 fu firmato un protocollo d'intesa tra il ministero dei beni culturali e la fondazione Torlonia per un'esposizione permanente di circa 90 opere, ma non si sa più nulla". Quindi, esorta Italia Nostra, "il ministero dei Beni culturali deve entrare con forza e determinazione per sventare qualsiasi velleità di depredare il patrimonio italiano dei preziosissimi reperti vincolati e garantire un'assoluta tutela di quelli, eventualmente non vincolati".



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