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Firenze. Digitale al servizio dellarte, Schmidt: Sfida tecnologica per i Beni culturali
Corriere Comunicazioni, 6/11/2018

Il direttore degli Uffizi: Big data e Intelligenza artificiale strumenti per approfondire e conservare il patrimonio italiano


Il digitale esalterà il ruolo e il consumo dei beni culturali. Lo pensa Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, che in unintervista al nuovo numero di Le macchine volanti (la rivista di tecnologia pubblicata da Tim), sostiene che quando rigore e impegno convivono anche sulle piattaforme digitali dedicate ai musei e alle mostre, allora la tecnologia può essere utile ad arricchire lesperienza o anche solo a renderla più divertente e accessibile.

La sfida, per chi si occupa di cultura, è sempre quella di riuscire a tradurre tematiche di grande complessità a chi, per età o formazione, si considera un profano dice Schmidt -. Se la tecnologia, o iniziative come le mostre digitali, possono aiutare a vincere questa sfida ben venga. A patto che sia stata affrontata con grande impegno nella ricerca e nella riflessione. Come cambia la fruizione dellopera darte oggi che migliaia di copie digitali sono facilmente reperibili online? Rispetto allesperienza del museo, in cui si incontra prima un contesto e un luogo cioè gli spazi fisici ed espositivi del museo stesso e solo in seguito lopera, lincontro attraverso una ricerca su Google è decontestualizzato: si incontra prima lopera e solo dopo, magari, si rintraccia il luogo in cui si trova o alcune informazioni su di essa spiega Schmidt Anche in quel caso, comunque, un contesto cè ed è quello dello spazio digitale e virtuale fornito dal motore di ricerca.

Lo spazio digitale, sottolinea il direttore degli Uffizi, è comunque uno strumento ancora logocentrico, costruito intorno alla parola, al tag, e solo in un secondo momento in grado di condurci allimmagine. Schmidt prevede che in futuro lIntelligenza artificiale metterà in campo più strumenti e macchine di ricerca in grado di operare dal visivo alla parola, oppure addirittura dal visivo al visivo.

Secondo Schmidt a livello museale le tecnologie giocano un ruolo fondamentale in più di un settore. Ad esempio si sono rivelate molto utili per la catalogazione delle opere, scopo per il quale sono state adottate molto presto, già negli anni 80 e 90: allepoca si trattava di sistemi di archiviazione e catalogazione molto complessi che oggi, grazie allapporto di linguaggi sempre più semplici e intuitivi, si sono invece molto snelliti.

Le tecnologie, ricorda Schmidt, sono poi fondamentali quando si tratta di tutela e conservazione del patrimonio. Per fare un esempio: oggi agli Uffizi abbiamo dei sensori che monitorano e raccolgono dati sulle condizioni umidità, temperatura e così via di tutte le teche in cui sono conservate le nostre opere. Nel caso qualche dato non torni, io stesso ricevo immediatamente una notifica sul mio smartphone. Inoltre, grazie a un progetto avviato con lUniversità dellAquila, siamo oggi in grado di gestire meglio i flussi del pubblico, prevedendo attraverso i big data i tempi di attesa previsti per ogni spettatore, che, in questo modo, può evitare la coda.

E grazie a un progetto di scansione di tutte le sculture, in collaborazione con lUniversità dellIndiana, agli Uffizi è stato possibile raccogliere molti più dati su di esse di quanti ne avessimo mai raccolti. La raccolta ha una triplice valenza, ci permette di conoscere meglio lopera dice Schmidt e anche di fornire, attraverso il nostro sito, moltissime informazioni su di essa, tanto a chi la studia di professione quanto al pubblico.

Ma soprattutto ha una preziosa funzione di tutela e conservazione. In caso di danneggiamento o distruzione, a causa magari di una calamità, saremo in grado di lasciare ai posteri sufficienti informazioni per ricostruirla esattamente comera. In pratica si tratta di una sorta di back-up virtuale di opere che, a tutti gli effetti, sono patrimoni dellumanità.

Infine, ci sono le possibilità offerte da tecnologie come la realtà aumentata, grazie alla quale oggi è possibile sostituire le didascalie poste fisicamente di fianco allopera con didascalie interamente digitali, visualizzabili sullo smartphone del visitatore: E una tecnologia che stiamo vagliando anche agli Uffizi. Prima di costruire o cercare unapp adatta allo scopo vogliamo essere sicuri di avere raccolto il miglior set di dati possibile. Un set ricco e affidabile che non rischi di diventare obsoleto nel giro di pochi anni. Dopodiché, ci doteremo dellapp più idonea per visualizzarli, conclude il direttore del museo.

https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/digitale-al-servizio-dellarte-schmidt-sfida-tecnologica-per-i-beni-culturali/


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