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Bergamo. Porta Dipinta, parcheggio con area archeologica
Silvia Seminati
Corriere della Sera - Bergamo 11/9/2018

Ci sono voluti 13 anni per arrivare a un progetto che mettesse d’accordo la Soprintendenza, il privato e il Comune di Bergamo. Ora la costruzione del parcheggio interrato di via Porta Dipinta, in Città Alta, può iniziare, dopo un elenco infinito di atti, richieste e permessi bocciati. I primi scavi avevano da subito rilevato la presenza di numerosi reperti archeologici: anche per questo ci sono voluti anni per ottenere il via libera (preliminare) della Soprintendenza, arrivato il 2 agosto. Nelle prossime settimane gli architetti dello studio Balbo elaboreranno il progetto. L’amministrazione conta di riuscire a portare in consiglio comunale in autunno la convenzione del parcheggio, per arrivare tra gennaio e febbraio al permesso di costruire. I lavori dovrebbero durare un anno: si ipotizza che il parcheggio — pertinenziale, con 51 posti auto e previsto nel Piano particolareggiato di Città Alta — potrebbe essere pronto nel 2020.

«Abbiamo acquistato l'area il 31 ottobre 2005 dal conte Moroni, che allora era ancora in vita — ricorda Matteo Maffeis —, ma la strada si è presentata subito in salita, perché con lo scavo archeologico abbiamo trovato resti romani». Per anni il progetto è stato bocciato perché la proposta è stata valutata come troppo invasiva. Nel 2008 era prevista la realizzazione di 120 posti auto con un intervento di scavo a cielo aperto e con l’ingresso da viale delle Mura. Nel 2012 c’era stata una seconda proposta che aveva ridotto i posti auto a 71 e previsto uno scavo da effettuare in galleria dal viale delle Mura, al di sotto dell’area archeologica. «Il progetto — ricorda l’assessore Francesco Valesini — aveva avuto il parere favorevole della commissione Paesaggio, ma poi era stato bocciato dalla Soprintendenza». C’era stato anche uno strascico legale: il ricorso è tuttora pendente al Consiglio di Stato. «Con la nuova soluzione — dice Valesini — si evita di forare le Mura: questo era l’elemento che aveva sempre portato al diniego della Soprintendenza. Da qui nasce la soluzione che risolve la questione, innanzitutto ridimensionando il numero di auto, portandolo a 51, e realizzando l’ingresso con un montauto meccanizzato a scomparsa, su una porzione molto ridotta di proprietà del Comune. Le auto entreranno e usciranno da lì. Come contropartita, l’amministrazione si è resa disponibile a concedere la servitù perpetua di passaggio della sua area a fronte della cessione, da parte della proprietà, dell’ambito interessato dal ritrovamento dei reperti archeologici».

Sull’area sono state fatte analisi archeologiche e stratigrafiche, e ricerche storiche. «Noi — dice il sindaco Giorgio Gori — abbiamo fatto del nostro meglio anche per andare incontro alle istanze del privato, però oggi abbiamo un risultato doppio, rendere fruibile un’area archeologica di pregio e realizzare una riduzione del posteggio su strada». Nell’area archeologica sono stati trovati manufatti romani a cui nel tempo è stato sovrapposto un tessuto edilizio e un palazzo nobiliare (palazzo Calepio, poi Bottaini). «I reperti trovati — dice Francesco Macario, consulente del progetto — sono molto interessanti. Sono state recuperate tombe longobarde e di altra epoca, e sarebbe utile valutare con la Soprintendenza la possibilità di valorizzare, nell’area in cui sono state trovate, queste presenze archeologiche, e anche la lapide di Porta Dipinta. Ci sono pure due cisterne romane e le costruzioni di alcuni muri medievali, e poi le cantine che inglobano all’interno delle murature costruzioni precedenti, anche molto antiche». È previsto anche il restauro di alcuni ambienti sotterranei, che potrebbero essere trasformati in un’enoteca letteraria e spazi per le degustazioni. I visitatori scenderanno tramite una scalinata e potranno osservare gli scavi anche attraverso una vetrata. «La copertura di queste aree — dice Francesca Balbo dello studio Balbo — sarà ripristinata a verde e verrà mantenuto inalterato lo stato dei luoghi. Ogni scelta progettuale è stata valutata attentamente per ridurre l’impatto visivo e strutturale sull’ambiente».



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