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Milano. I segreti sotterranei del museo etrusco
Francesca Bonazzoli
Corriere della Sera - Milano 11/9/2018

Ombre, cantieri volanti e futuri allestimenti: ecco come sarà. Inaugurato nel 2019

Sarà pronto nel 2019 il nuovo Museo Etrusco, finanziato dalla Fondazione Luigi Rovati, medico. Il cantiere aperto nellottocentesco palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro di corso Venezia 52 è ripartito dopo il rallentamento dovuto agli scavi archeologici ed entro dicembre la parte più impegnativa, cioè la posa delle solette di cemento che sostengono larea ipogea, dovrebbe essere terminata.
Sarà unaltra delle bellissime storie raccontate dalle case museo milanesi, larchitetto Mario Cucinella non trattiene il suo entusiasmo per il progetto del nuovo Museo Etrusco finanziato dalla Fondazione Luigi Rovati, medico, ricercatore e fondatore della farmaceutica Rottapharm-Madaus di Monza, acquisita nel 2014 dagli svedesi di Meda Pharma.

Il cantiere aperto nellottocentesco palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro di corso Venezia 52 è ripartito dopo il rallentamento dovuto agli scavi archeologici ed entro dicembre la parte più impegnativa, e cioè la posa delle solette di cemento che sostengono larea ipogea, dovrebbe essere terminata.

In questo momento ledificio è sospeso in aria. Dei pali e una struttura in acciaio sostengono il palazzo: sotto è tutto scavato. Fa impressione perché le fondamenta non toccano per terra, rivela Cucinella. Il cantiere, infatti, ha ampliato la piccola parte di interrato preesistente destinata dal precedente proprietario Angelo Rizzoli a sala cinematografica privata e lo scavo attuale si estende non solo fin sotto il giardino ma scende anche di un ulteriore piano. Dopo questo tour de force ingegneristico il lavoro sarà in discesa e comincerà prima lallestimento degli impianti e infine, a metà 2019, quello degli spazi espositivi. Penso che entro il prossimo anno gran parte del museo sarà terminata, promette Cucinella. La sfida è restituire un museo archeologico, solitamente un luogo piuttosto noioso, attraverso uno spazio e una narrativa che mantengano lo spirito della dimora privata. Va creata unatmosfera e si deve sentire una tensione artistica e storica che racconti la storia meravigliosa degli etruschi e dei loro oggetti nati per accompagnare le persone addirittura in unaltra vita.

Entrando, il visitatore troverà una libreria e dallaltra parte un bar bistrot con accesso al giardino interno. Laccoglienza, quindi, riproduce esattamente quella dei palazzi milanesi che dietro il portone celano la sorpresa di un giardino, tanto ammirati da Stendhal. Lidea che ci ha guidati è che il museo non è un posto esclusivo, ma aperto alla città dove il visitatore è come un ospite che può sedersi a prendere un caffè o sostare in giardino a leggere un libro. Entra insomma in una casa.

Scendendo, poi, si scopre un luogo magico e sinuoso, percorribile nella penombra attraverso curve: lo spazio dove sono esposti vasi e gioielli del IV e V secolo a. C. Scendere sotto terra è sempre un momento drammatico. Se si sale, invece, si entra in una casa della borghesia milanese, con boiserie, decori e tappezzerie di tessuto dallo stile molto forte. Abbiamo voluto mantenere gli interni disegnati negli anni 70 dallarchitetto Perego per recuperare tutti gli strati della storia del palazzo che comincia già nellOttocento.

Qui troveremo un altro modo più privato di scoprire le opere, esposte in un contesto domestico. Non è un museo che cancella tutto e rimane un cubo bianco, ma un pezzo del patrimonio della lunga storia delle case museo milanesi, abitate e vissute dai loro proprietari.

Al piano superiore ci saranno una sala conferenza, una biblioteca specialistica e una sala espositiva per ospitare mostre temporanee che renderanno il museo, secondo le intenzioni dei committenti, un luogo vivo di studio e di scambio con altre istituzioni. Infine, cè ancora un ultimo piano di cui, però, non viene per ora svelata la destinazione. Stiamo lavorando su alcune ipotesi sempre con lidea che un museo non è un luogo cristallizzato è la conclusione , ma uno spazio per la cultura aperto e ibrido. Milano è una città che sa usare molto bene questo tipo di luoghi.



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