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Rinascono gli archivi tv
Renato Franco
Corriere della Sera 21/7/2018

Successo di Techetechetè, nuovi restauri e digitalizzazioni
Film di Comencini e Patierno basati su vecchi documentari

TORINO. Un grande racconto sullevoluzione dellItalia attraverso eventi, personaggi, cambiamenti culturali e di costume che hanno segnato il nostro Paese, attraverso programmi di intrattenimento entrati nella sostanza dellimmaginario collettivo. Da un secolo (le prime trasmissioni radiofoniche risalgono al 1924) la Rai rappresenta un pezzo importante della nostra memoria, che in tempi smemorati non guasta: documenti, immagini e suoni che ci raccontano quello che siamo stati, fonte condivisa di identità.

Dire che la Rai è un patrimonio comune non è uno slogan spiega la direttrice di Rai Teche Maria Pia Ammirati . Stiamo vivendo una fase di rinascimento degli archivi, lespansione viaggia su un doppio binario: da una parte laudiovisivo è diventato fonte storica primaria utile agli studiosi, dallaltro gli archivi spingono al riuso di materiali che alimentano i programmi che vanno in onda. Larchivio dunque non ha più solo la vecchia funzione di conservazione, ma anche quella più dinamica di riuso del materiale di repertorio. Un aiuto per la didattica degli storici, ma anche a chi costruisce palinsesti per 13 canali, basta pensare al successo di un programma di ritagli come Techetechetè.

Se la vocazione principale di Rai Teche è quella della preservazione, fruizione ed evoluzione dellarchivio, questa passa in primo luogo dalla attività di digitalizzazione, che da Torino si innerva negli altri poli di produzione. Trasferire in un file digitale milioni di ore di messa in onda è problema non indifferente, perché dal 3 gennaio 1954 (primo giorno di trasmissioni televisive regolari) ad oggi i supporti video sono passati attraverso oltre 20 standard diversi seguendo il cammino dellevoluzione della tecnologia.

La digitalizzazione però non è che latto finale di una filiera che ha la sua prima stazione nel restauro, fondamentale per rendere nuovamente integre immagini che altrimenti andrebbero perse. E La lunga strada del ritorno dove Blasetti diede voce a 150 reduci della Seconda Guerra Mondiale è la rappresentazione plastica di come da una pellicola rovinata si possa ricostruire una pellicola premiata ai Focal International Awards.

Un lavoro di recupero incessante che si affianca a quello di ricerca di programmi perduti per sanare i più eclatanti buchi darchivio. Fra i grandi ritrovamenti in atto ci sono quelli della serata finale del Festival di Sanremo 1968 e 1967 (con unatmosfera molto malinconica per il suicidio di Tenco); il recupero della prima stagione di Blitz e delle due stagioni complete della Tv della Ragazze. In vista del trentennale e del ritorno in tv di Serena Dandini questo recupero assume ancora più importanza.

Parallelo è anche lo sviluppo di nuovi progetti volti al riutilizzo e alla valorizzazione del patrimonio archivistico: Il patrimonio audiovisivo è infatti materia produttiva con molte storie da raccontare, non solo replica, effetto nostalgia o curiosità, non memoria inerte ma elemento generatore che, ri-elaborato, diventa racconto nuovo.

Così ecco la produzione di film documentari in collaborazione con Rai Cinema costruiti attingendo esclusivamente alla ricchezza del contenuto darchivio: È un percorso che Rai Teche ha iniziato tre anni fa spiega ancora Ammirati . Lidea è quella di utilizzare larchivio per realizzare grandi film, ricostruendo in modo narrativo un grande tema. Il bianco e nero rivitalizzato da un montaggio avvincente restituisce la fotografia di un tempo passato senza annoiare. Lo abbiamo sperimentato con I bambini nel tempo di Roberto Faenza e Filippo Macelloni, un viaggio attraverso limmagine dellinfanzia a partire dagli anni 50. I progetti del 2018 sono un titolo sulla camorra affidato a Francesco Patierno; una storia del rapimento di Aldo Moro, per la regia di Luca Rea; un racconto inedito e originale su Federico Fellini di Eugenio Cappuccio; un grande affresco di Cristina Comencini sul mondo femminile e la sua evoluzione dagli anni 50 ad oggi.

Guardare al passato per capire il presente. In tempo di slogan, non è uno slogan.




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