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Il caso Van Gogh in Abruzzo. Non cercatelo, porta guai
Nicola Catenaro
Corriere della Sera 10/6/2018

Sparita la tela trovata da Montauti nel 72. Le ultime parole ai figli

TERAMO. Non cercate quel dipinto, non vi appartiene. È il 14 marzo 1979. Il sessantenne pittore teramano Guido Montauti, sul letto di morte, pronuncia le sue ultime parole e avvolge nel mistero la vicenda del ritrovamento della presunta tela di Van Gogh che, sette anni prima, gli aveva regalato la ribalta mediatica. A un secolo dalla nascita di Montauti, artista noto per aver fondato il collettivo ribelle Il Pastore bianco e attivo per un periodo anche a Parigi, la famiglia ammette di non sapere dove sia finita lopera.

Tutto ha inizio lunedì 27 marzo 1972, quando il telegiornale annuncia la scoperta del Van Gogh in un servizio di Alberto Michelini. Subito cè chi grida al falso. Per il critico Virgilio Guzzi si tratta addirittura di un pesce daprile anticipato. La tela misura 75 centimetri per 55. Montauti, che a Parigi aveva lavorato come fiduciario di collezionisti privati interessati a Cézanne, Renoir e anche Van Gogh, è sicuro di non sbagliare. Laveva adocchiata ad Ascoli Piceno, quattro anni prima, in una piccola bottega. Era su un muro in penombra: due figure in primo piano, un cavallo bianco e a sinistra sullo sfondo una donna con due bimbi. Pendeva qui da almeno trentanni, gli dice lantiquario, Mario Tomassini. Lui decide di comprarla. Prezzo: centomila lire.

Nellepistolario di Van Gogh, successivamente, Montauti ritiene di trovare conferma della sua autenticità: cè infatti una lettera del giugno 1883 inviata da Van Gogh al fratello Theo in risposta al suo resoconto sul soggiorno a Le Paradou con un amico, in cui Vincent lascia intendere che vorrebbe dipingere quel posto bellissimo. E non dubito scrive che voi due sareste dei modelli ottimi.

Montauti porta il suo Van Gogh a Roma e lo fa esaminare dai periti Alessandro Strini e Giorgia Gambigliani. Viene sottoposto ai raggi infrarossi, X e ultravioletti e ad esami chimici e macrofotografici. La firma Vincent sembra essere quella del grande olandese. Il quadro potrebbe valere 1 miliardo di lire. Lartista abruzzese dice di non volerlo cedere. A me basta lemozione infinita della scoperta dichiara in unintervista a Il Tempo. Alla Domenica del Corriere, invece, confessa che lo venderà per poter acquistare finalmente la casa in cui abita. Poi arrivano i guai. Lantiquario da cui lha comprato lo trascina in tribunale per riavere lopera. E alla sua porta bussa lufficiale giudiziario con lordine di sequestrarla. Ma qualcuno aveva avvertito Montauti che, poco prima, era scappato portandosela dietro. Dopo si giustificherà dicendo di averla data a persone che non conosceva perché anche lui, alla fine, laveva ritenuta un falso. Sta di fatto che noi non ne sapemmo più nulla spiegano i figli Giorgio e Pierluigi . Ci disse di non cercare il quadro, era convinto che gli avesse portato solo guai. Qualcuno, in città, racconta che il dipinto sarebbe stato nascosto da Montauti nello studio di un amico collezionista che, in un momento di follia, gli avrebbe dato fuoco. Cè anche chi pensa che lartista teramano possa averlo coperto dipingendoci sopra. In questo caso, anche se i figli lo escludono, il Van Gogh esisterebbe ancora, magari nascosto tra le opere dello stesso Guido Montauti.




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