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Firenze. Un altro Risarcimento
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 30/5/2018

Lavevano chiamata Risarcimento, anche se è difficile immaginare un risarcimento congruo per cinque persone morte e per tutti i danni inferti agli Uffizi nella notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. Lavevano chiamata Risarcimento ed era una mostra che, inaugurata quasi due anni dopo la strage di via dei Georgofili, nel febbraio del 95, nella Sala delle Reali Poste appena restaurata, nasceva grazie alliniziativa di un collezionista illuminato come il pratese Giuliano Gori insieme con il musicista Luciano Berio, il gallerista Leo Castelli, il critico Germano Celant, il Nobel Rita Levi Montalcini.

Allindomani dellattentato il comitato messo insieme dal Gori chiese a grandi artisti del contemporaneo e ai loro collezionisti di donare una loro opera grafica al museo e alla città per provare a lenire il dolore, una reazione comune dellarte delloggi che così si stringeva attorno allarte di ieri sfregiata dal tritolo mafioso. Risposero tre collezionisti, tra cui lo stesso Gori che donò un carboncino su carta di Henry Moore raffigurante una figura di donna reclinata, e 62 artisti, tra cui Robert Rauschenberg, Stephen Cox, Gilberto Zorio, Claude Cristho, Sam Francis, Karel Appel, César, Sol Lewitt, David Nash, Giuliano Vangi. Quelle opere da allora fanno parte della collezione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. Per ovvie ragioni i lavori grafici mal tollerano una costante esposizione alla luce non sono esposte in maniera permanente. Ma rivederle, a 25 anni da quella strage, sarebbe interessante, di più auspicabile e istruttivo. Sfogliando nel vecchio catalogo, anche lui custodito agli Uffizi e allora dato alle stampe da Olschki, sono tante le opere che colpiscono, così come colpisce la diversità di tecnica e linguaggio artistico scelto dai singoli protagonisti di questa mostra-donazione. Si era in piena temperie del secondo Novecento quando tecnica e materiali sovente acquistavano valenza semantica più degli stessi contenuti.

A noi, a parte i nomi su citati, è sembrato impossibile non partire, in questo viaggio a ritroso nella memoria, dal Contrappunto di Giulio Paolini. Lopera del 94, un collage di fotocopie al laser su cartoncino nero, è la citazione di una citazione. Riprende cioè quellomaggio alla Tribuna degli Uf fizi fatto nel 1776 da Johann Zoffany e oggi di proprietà della regina Elisabetta II e vuole essere una riflessione sul luogo più rappresentativo e visitato della Galleria ferita. Una chiave di lettura al progetto risarcitorio in mezzo a tante altre possibili. In quelloccasione, per esempio, Mimmo Paladino si mosse in tuttaltra direzione donando un disegno a china su carta del 94, Senza titolo , molto evocativo della violenza della strage di via dei Georgofili e dello smarrimento conseguente: ad animare la spazio del foglio sono volti di figure dolenti, alcune appaiono quasi dei teschi sospesi nellaria, altre dei corpi senza vita. Tutte sono disposte nel piano a loro riservato in maniera apparentemente illogica. Alla Morte di Adone di Sebastiano del Piombo, una delle opere danneggiate dallo scoppio e la prima a essere restaurata, è dedicata Death of Adonis del californiano Robert Kushner. Voleva essere, nellintento dellartista, una moderna reincarnazione di Adone adagiato su un letto di anemoni. È ispirato a uno dei temi biblici per eccellenza il foglio donato da Menashe Kadishman: lartista israeliano aveva realizzato per loccasione, in grafite su carta, il suo The Sacrifice of Isaac spiegando che lo faceva per rappresentare la paura degli individui davanti alle sfide cui ci obbligano la società e le sue convenzioni. Quanto a Emilio Isgrò il suo omaggio fu un lavoro dedicato a Gugliemo Tell in cui la figura centrale (dinchiostro e gesso su cartoncino) appare in alcune sue parti: quasi come quei quadri distrutti dalla bomba del 27 maggio a cui furono sottratti brandelli vitali. Ha invece laspetto di un volto corrucciato dallespressione sinistra il soggetto centrale del carboncino su matita montato su gomma e donato da Enzo Cucchi. È unimmagine funerea quel suo Senza titolo , realizzata proprio nel 1993. La carrellata di opere da citare potrebbe continuare senza sosta, a noi piace ricordare questo Risarcimento citandone ancora una, che questa almeno sì, in questi giorni, (fino al 12 luglio), si può vedere esposta al Museo Novecento nellambito della mostra dedicata a Il disegno dello scultore e dislocata nelle sale del primo piano delledificio di piazza Santa Maria Novella. Insieme a dei lavori di Adolf Wildt, Jacques Lipchitz, David Smith, Luciano Fabro, Rebecca Horn e Rachel Whiteread ce ne sono alcuni di Louise Bourgeois e tra questi spicca una tempera rossa su carta velina. Come tutti i lavori della Bourgeois si concentra sullo studio di una figura che a noi appare di donna anche se non ha particolari connotati sessuali. Riversa a terra con la schiena arcuata prende vita solo attraverso pochi tratti di colore. Ma quei tratti danno voce a un dolore cocente, quel tipo di dolore che porta lessere umano quasi a contorcersi su se stesso. Quello stesso dolore che 25 anni fa fu ingenerato da uno scoppio che, oltre a colpire gli Uffizi, tolse la vita a Fabrizio Nencioni, Angela Fiume, alle loro due figlie, Nadia e Caterina Nencioni e a uno studente poco più che ventenne. Si chiamava Dario Capolicchio.



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