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Centro storico il futuro possibile
Eleonora Lombardo
2018-05-25, LA REPUBBLICA


Dalla restituzione di Palazzo Butera alla città fino al recupero di piazza Garraffello: un convegno per discutere di nuovi interventi e valori immobiliari

Lo chiamano ancora centro storico, ma nella Palermo capitale che ha visto riversare nel suo cuore antico residenti, comunità straniere, turisti, galleristi, artisti, mecenati e ora anche immobiliaristi, forse sarebbe più giusto trovare un nuovo nome o parlare di prove generali per il centro storico del futuro.

Se negli anni Ottanta era una zona impenetrabile, sorta di terra di nessuno, con la prima amministrazione Orlando si registrò una riscoperta e oggi, dopo un periodo di stallo, per il centro storico si può parlare di una nuova fase che ha il suo tratto distintivo nella maggiore e più limpida collaborazione tra pubblico e privato.

La prova che siano in atto dei cambiamenti sociali e urbanistici rilevanti è il convengo organizzato domani al teatro Massimo da Evaluetions, lassociazione che mette insieme i valutatori immobiliari italiani che si è data appuntamento in città per parlare di Valutazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare e culturale.

Dice Giuseppe Ioren, tra gli organizzatori del convegno: È fuor di dubbio che su Palermo ci sia un interesse particolare, è una città che ha tantissimo valore potenziale nei beni culturali, tanto che il recupero del centro storico è stato uno degli obiettivi, più o meno riusciti, di tutte le amministrazioni. Discuteremo metodologie, strumenti, criticità per la rigenerazione e la valorizzazione urbana.

Dal 1993, anno di attuazione del Piano particolareggiato esecutivo (Ppe) ancora oggi vigente in regime di proroga, i tempi sono cambiati.

Dallemergenza sicurezza per gli edifici monumentali, dal terrore che la mafia inquinasse qualunque collaborazione con i privati, oggi siamo nellera dei Valsecchi che fanno realmente Palermo capitale dellarte e del progetto Vucciria che si fa carico di recuperare unintera piazza.

Quello che verrà discusso durante il convegno è se in effetti la fascinazione esercitata da Palermo possa tradursi in valore patrimoniale e quanto questa riscoperta sia favorita da una nuova maturità sociale che coinvolge sia gli imprenditori che le istituzioni.

Dice Maurizio Carta, docente di urbanistica allUniversità di Palermo: Sono mutate le condizioni, i tempi sono maturi per superare la mera tutela e conservazione del centro. Si può cominciare a pensare una più ampia varietà di funzione, andando oltre il restauro del singolo edificio e pensare agli spazi interstiziali.

Ultimo esempio di grande valore è il recupero di salita Raffadali.

Per domani sono stati invitati a parlare i rappresentanti dei tre esempi più eclatanti e recenti di intervento: Marco Giammona, ingegnere progettista e direttore dei lavori di Palazzo Butera; Giovanni Franzitta, architetto progettista e direttore dei lavori del progetto Vucciria e la soprintendente ai Beni culturali Lina Bellanca, progettista e direttrice lavori di Palazzo Ajutamicristo.

Palazzo Butera, che diventerà un prezioso museo-contenitore darte grazie ai coniugi Valsecchi, è il sogno di rinascita a cui tutti guardano, la grande scommessa su Palermo dei due mecenati milanesi che stanno portando in città gli occhi di tutto il mondo. Oltre dieci milioni di euro di investimento per un progetto che non ha come obiettivo il ritorno economico, ma spiega Giammona, punta al recupero di un palazzo storico di immenso valore, a unoperazione di grande rilevanza artistica; e al rilancio del territorio in un connubio di arte, cultura e scienza, con linglobamento nel progetto delle botteghe artigiane e del teatro del quartiere.

Il progetto sulla Vucciria è il primo esempio in cui una cordata di 17 privati cittadini si assumono un intervento di carattere urbano: 7 milioni di investimento per il recupero in tre anni di piazza Garraffello con lacquisizione di Palazzo Ramacca, Palazzo Mazzarino e Palazzo Sperlinga. In questo caso, oltre il recupero dellinvestimento, lobiettivo è intervenire con una scelta di carattere sociale: recuperare la piazza squarciata di Palermo, dare nuova funzione al mercato.

Racconta Franzitta: Non ha più senso il recupero del singolo palazzo in un contesto urbano di grande degrado. Il nostro è un progetto più ampio. Siamo riusciti a convincere il 25 per cento dei vecchi proprietari a rimanere, pensiamo di portare alla Vucciria 60 nuove famiglie. La rinascita del centro storico potrà avvenire se iniziative come la nostra saranno di incentivo allamministrazione per provvedere a tutti quei servizi, dalle farmacie agli uffici postali, dei quali i cittadini residenti hanno bisogno.

Strettamente connesso con la rivalutazione dellintera area che dalla Magione arriva in via Garibaldi e piazza Rivoluzione, è il recupero, con 4 milioni di investimento, di palazzo Ajutamicristo, acquisito per metà dalla Regione che ne ha curato il restauro facendone spazio espositivo e con lintenzione a breve di trasferirci la sede della Soprintendenza. Dice la Bellanca: Siamo soddisfatti del fatto che utilizziamo interamente il palazzo, anche i locali del secondo piano, lultimo da definire, da giugno saranno aperti grazie a una mostra del circuito di Manifesta.

Nessuno parla di rischio di gentrificazione, ovvero che il centro diventi appannaggio di speculazioni commerciali o di un urbanizzazione selettiva a scapito dei suoi, seppur sparuti, originari abitanti. Per Giammona il centro storico è per sua natura destinato a chi ha la cultura per amarlo, per Franzitta ci si sta muovendo verso un mix vecchi e nuovi residenti insieme, purché si scongiuri il rischio di abbandonarlo allillegalità o di trasformalo in un villaggio turistico.

Una buona premessa e la speranza che si consolidi la progettazione partecipata degli spazi urbani. Che non è sempre garanzia per il mercato immobiliare, ma lo è per i cittadini.







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