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SICILIA - Spunta il registro del cimitero acattolico: ecco la Spoon river della Palermo ottocentesca
18 febbraio 2018 LA REPUBBLICA

Il cimitero degli Inglesi situato in via Simone Gulì, nel quartiere Acquasanta, occupò inizialmente una parte del vecchio Lazzaretto, realizzato nel 1628 a spese del Senato in occasione di una pestilenza, in una zona disabitata fuori le mura, nello storico Feudo Barca. Accanto all'ex Regia Manifattura Tabacchi, divenne terreno di sepoltura per residenti britannici e forestieri dalla seconda decade del XIX secolo (il primo seppellimento avvenne nel 1812) sino al 1860, quando Garibaldi, dittatore della Sicilia, essendo pieno il piccolo cimitero del Lazzaretto, concesse a James Rose, per la colonia inglese, un terreno nel nuovo camposanto di Vergine Maria. Per lungo tempo fu lui l'amministratore della struttura, cui seguirono George e William. Poi fu la volta di due fratelli Towsey e infine il compito toccò alla famiglia d'imprenditori Whitaker. Ultima dimora di aristocratici, scrittori, artisti e mercanti inglesi, residenti in città, nel 1950 venne acquistata dal Comune di Palermo.

Il ritrovamento del registro, che sembrava ormai essere andato perduto, è avvenuto in contemporanea con il sopralluogo di due funzionari della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, gli architetti Roberta Civiletto (restauratrice ed esperta intessuti antichi) e Stefano Fulvio, intervenuti al cimitero dei Rotoli per ispezionare lo scheletro della piccola Ninfa, la bambina quasi mummificata ritrovata lo scorso dicembre in un baule di fine Ottocento. Sfogliando il registro, saltano fuori nomi importanti: Joseph Whitaker, uno tra i discendenti della famiglia di imprenditori, Benjamin Ingham e William Ingham Whitaker, cugini di Joseph. E poi ci sono consoli russi, tante giovani donne e bambini, molti dei quali deceduti a pochi mesi. Su ogni pagina, ingiallita dal tempo, sono annotati con precisione il giorno e il mese del seppellimento, il nome del defunto, il nome del reverendo acattolico che autorizzò la sepoltura, un numero progressivo di riferimento e l'età.

Sfogliarlo fa un certo effetto: riporta a quel periodo storico in cui Palermo è stata un crocevia di culture. "E' un tesoro da custodire - commenta l'architetto Flora La Sita, che qualche anno fa assieme a diversi professionisti, scuole e associazioni ha sviluppato un progetto
per il recupero del cimitero degli Inglesi -. Dovrebbe essere affidato alla Fondazione Whitaker, a Villa Malfitano. Soltanto lì, a mio parere, potrebbe essere custodito gelosamente". La Sita tiene particolarmente a cuore questo progetto, tanto che qualche anno fa ha censito una per una tutte le lapidi del cimitero ex Lazzaretto con tanto di planimetria. "Chiesi di poter visionare quel registro - aggiunge - ma mi dissero che non esisteva più". Si sbagliavano.



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