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Bell'Italia - Escono dall'oblio i capolavori istriani
Bell'Italia 11 agosto 2005




L'ITALIA DI VITTORIO SGARBI
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVIT CULTURALI

Dopo oltre mezzo secolo tornano visibili dipinti e sculture che provengono da una terra di confine a lungo contesa
on sempre il valore artistico e 1 culturale corrispondono. Per
avere un grande valore culturale, un'opera d'arte deve essere fenomeno di vasto coinvolgimento. Ecco perch esistono capolavori che hanno un valore artistico straordinario ma uno culturale minore: per il fatto che la loro visione rigorosamente negata. questo il caso di un insieme di opere provenienti dall'Istria che hanno conosciuto una storia incredibile, nella quale sono stato coinvolto.
La storia inizia con l'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale. Un provvedimento straordinario, voluto dal ministro Bottai nel 1940, dispone che circa cento opere d'arte del Friuli, della Venezia Giulia, dell'Istoria e della Dalma-zia, zone di confine a rischio, vengano raccolte in depositi di sicurezza. Fino al 1943, il principale di questi villa Manin a Passariano (Udine); in seguito, prima della fine della guerra, molte opere tornano ai proprietari istriani, mentre altre vengono chiuse in casse di legno e tenute ancora in Friuli. L'occupazione armata dell'Istria e della Dalmazia da parte delle truppe di Tito suggerisce di spedire le casse a Roma, prima al Museo Nazionale Romano (1948), poi a palazzo Venezia (1972). Intanto, con il ritorno di Trieste all'Italia (1954), l'Istria e la Dalmazia vengono perse definitivamente, costringendo migliaia di italiani all'esodo forzato dalle loro terre di origine.

"Congelate" a palano Veneza
Le opere istriane sono rimaste nei depositi di palazzo Venezia fino a quando non divenni sottosegretario ai Beni e Attivit Culturali. Conoscevo la questione sin dai tempi dei miei studi su Vittore Carpaccio; allora avevo verificato l'impossibilit di studiare l'ultima attivit dell'artista e quella della sua bottega perche tutto il meglio era finito nei depositi del palazzo romano. Ma il problema non era solo degli studiosi: c'era una comunit istriana, sopravvissuta alle persecuzioni e all'esodo, che pretendeva, in modo assolutamente legittimo, di riconoscersi in un patrimonio artistico diventato, come loro, vittima della guerra. Nulla per in 50 anni e pi era stato fatto, perch il caso era diventato politico e diplomatico. Nessuno osava occuparsi delle opere finite a palazzo Venezia. Dietro quel "congelamento" c'era una precisa volont: non toccare una questione che avrebbe potuto compromettere i rapporti fra Italia e Iugoslavia. C'erano poi i sensi di colpa dello Stato per il ritorno di Trieste all'Italia. I nostri governanti, ma anche coloro che stavano all'opposizione, non volevano prendere a cuore la situazione istriana, contraria ai pi elementari diritti dell'uomo: chi lo faceva rischiava di apparire un nazionalista, un dannunziano "fiumano". Inoltre, fra l'Italia e la Iugoslavia non esistevano accordi diplomatici che regolassero eventuali restituzioni di opere d'arte. Due erano i principi cui fare riferimento per risolvere il caso. Da un parte quello per cui l'opera d'arte appartiene al territorio dove ha trovato l'originaria collocazione, dall'altra il principio per il quale appartiene al contesto storico e culturale che l'ha prodotta. Nella maggior parte dei casi, i due principi si sovrappongono. Nel caso dell'Istria, questo non accadeva, dato che il contesto storico e culturale delle sue opere d'arte, italiano in quanto veneto-adriatico, non trovava pi adeguata rispondenza nel suo territorio d'origine, "slavizzato" e diviso fra Slovenia e Croazia.

L'ultimo Vittore Carpaccio
Queste opere istriane fino al gennaio 2006 saranno visibili nella mostra allestita presso il Museo Revoltella di Trieste, e credo che la soluzione di creare proprio a Trieste una mostra permanente del patrimonio storico-artistico degli istriani, in quanto entit storico-culturale, deve essere oggi considerata come la pi equa fra quelle realizzabili, rispettosa della memoria culturale e della dignit di una comunit a cui gli italiani, gli slavi e il mondo non possono chiedere altri sacrifici. Cosa contiene questo museo d'arte degli istriani? Come gi accennavo, l'ultimo Vittore Carpaccio, vecchio e affaticato, ma importantissimo per capire una parabola artistica che lo ha visto costantemente quattrocentesco e lo ha portato lontano da Venezia per evitare

A Trieste la mostra "riparatrice"
Pirano, Capodistra, Portorose: centri a lungo contesi tra la cultura italiana e quella slava, entrati nei confini del nostro Stato dopo la Prima guerra mondiale, tornati all'influenza balcanica alla fine del secondo conflitto mondiale, nel territorio dell'adora neonata Iugoslavia. Dalle chiese e dai musei di queste citt, ora in Slovenia, provenivano i capolavori esposti, fino al 6 gennaio 2006, presso il Civico Museo Revoltella di Trieste (040/6.75.43.50), in una mostra che fa giustizia di oltre mezzo secolo di ingiusta dimenticanza nei depositi. Sono 21 i dipinti e le sculture, databili tra il '300 e il '700, che una recente campagna di restauri (2002-2004) ha riportato all'originaria freschezza, dando nuova vita, tra gli altri, ai fondi dorati di Paolo Veneziano, alle opere rinascimentali di Vittore e Benedetto Carpaccio, alle sontuose composizioni di Giambattista Tepolo.
la rivoluzione tonale di Giorgione e Tiziano. L'Ingresso del podest Contarmi a Capodistria (1517), preludio stilistico all'Incoronazione della Vergine (1537) del figlio Benedetto, la conclusione di una stagione narrativa che era stata inaugurata dalle formidabili Storie di Sant'Orsola (Venezia, Gallerie dell'Accademia). Ci sono poi i precedenti di Paolo Veneziano {Polittico di Pirano, 1355) e di Alvise Vivarini (Madonna in Trono, 1498), in una linea evolutiva fra gotico e rinascimento, la tiepolesca Madonna della Cintola, altri dipinti di autori meno noti. Queste opere tornano alla luce dopo 60 anni di oblio, per cui ora tutti le possono vedere, e soprattutto la comunit istriana, da cui provengono. □



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