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Villa Serena, ispezione top-secret
Patrizia Soffientini
LIBERTÀ 10-AGO-2005

L'ispezione ministeriale s'è fatta. Le foto sono state scattate. Le carte storielle rapidamente esaminate sullo stradello della discordia, frustato dal sole a picco dell'una. Le reciproche ragioni di proprietà e Comune, ascoltate. E sono state spalancate, ancora una volta, le finestre di villa Serena per gli Insoliti visitatori, su un orizzonte che abbraccia tutta la città e una campagna intonsa. Dalle nostre intercettazioni uditive - seguendo ieri mattina la comitiva di soprintendenti, proprietari e tecnici comunali a debita distanza - l'unico commento a voce alta dell'ispettore romano Stefano Rezzi (beni culturali) sgorga qui, davanti al panorama: «Molto bello, villa stupenda». E' tutto. Né Rezzi, né la soprintendente regionale Maddalena Ragni, né il soprintendente provinciale Luciano Serchia vogliono o possono dire alcunché. Bocche cucite.
Del resto, la situazione è incandescente. E un filo imbarazzante. La campagna-stampa che ha preceduto l'ispezione ministeriale ha ampiamente riferito di disposizioni, di dinieghi alla "bretella", di vincoli forse già decisi a Roma dai ministri Rocco Buttiglione (beni culturali) e Pietro Lunardì (infrastrutture) su incalzare di Vittorio Sgarbi.
E la città coinvolta nel giallo dell'estate, ovvero se si farà o no il passante alla tangenziale che taglia davanti a villa Serena - si interroga sul significato e le conseguenze di questa visita dei soprintendenti, su come si intrecciano o si ingarbugliano valuta-zioni puramente tecniche e pressioni politiche.
Peraltro, Rezzi da un'impressione di grande serietà. Arrivato alle 13 - impeccabile completo scuro, vecchia borsa vissuta tra le mani - si è subito inoltrato sullo stradello assolato, con al fianco Maddalena Ragni e Luciano Serchia, solleciti nel fornirgli informazioni.
E arrivano il city-manager del Comune di Piacenza, Massimo Gambardella, Elena Vezzulli, responsabile dell'Avvocatura comunale - la giunta nel frattempo ha deliberato il ricorso al Tar contro il vincolo -, Claudio Maccagni, responsabile del servizio Territorio, con la collaboratrice Manuela Corvi, e c'è il notaio Francesco Ercolano, maritò della proprietaria di villa Serena, Maria Angela Lillo.
E mentre ci si sposta su e giù in gruppo, a esaminare le pertinenze, la villa, le sue bellissime scale, si apprezzano gli intonaci, il cortile, i dettagli e si chiede ragione delle cascine intorno, sotto sotto corre un sottile - ma educato - filo di ostilità tra esponenti del Comune e proprietari. Si evocano le carte, in un gioco di "fioretto" verbale dì cui cogliamo sono gualche sprazzo: «II testamento del Nicoli dice così...», «La mappa del 1810 mostra cosà».
I documenti storici abbondano, li vedrà con calma l'ispettore. Intanto Vezzulli consegna l'ampia documentazione del Comune: dal piano regolatore che prevede la "bretella", su cui mai fu eccepito nulla, alla lettera a Bottiglione corredata dalle firme di 28 sindaci. Sì vorrebbe allegare, ma ancora non è arrivato da Parma, il parere dell'ex soprintendente competente Sabina Ferrari, favorevole - par di capire - alla tesi del Comune. La "bretella", lunga un chilometro e duecento metri, larga diciassette, a quattro corsie e due ciclabili, serve a decongestionare la città, fa notare l'avvocato Vezzulli mostrando una cartina. Rezzi osserva compunto la pianta di Piacenza, chiede se il passante è in soprelevata o a raso. Nasce tra Ercolano e Maccagni un contenzioso trasversale: «E' opera provvisoria, lo dicono i tecnici» osserva il proprietarìe polemico. Maccagni smentisce: «Non è provvisoria per nulla». Ma Ercolano si dice convinto che, fatto il ponte sul Trebbia, i Tir saranno obbligati a passare di là e la "bretella" di così infausto impatto verrà «degradata a strada di periferia», costata però un milione e 300mila euro e uno sfregio, meglio puntare su alternative.
Alla fine, il congedo. Tace il Comune. Impenetrabili i soprintendenti. Rezzi bisbiglia un «grazie per i documenti, è tutto chiaro». E Piacenza aspetta il verdetto.



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