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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Ponte sullo Stretto, Legambiente e Wwf cercano la "solidarietà" dell'Unesco
Désirée Ragazzi
Secolo d'Italia 10-AGO-2005

Roma. Sono disperati e pronti a tutto. Pur di bloccare la realizzazione del ponte sullo Stretto cercano anche la solidarietà dei'Unesco e quella di Standard&Poor's. Legambiente e Wwf ci provano ancora: l'opera che porta la firma del governo Berlusconi non può assolutamente passare alla storia. Per bloccarla hanno presentato relazioni, organizzato manifestazioni, mobilitato i sindacati e le popolazioni del luogo. Utilizzato ogni genere di stratagemma e non ultimo, anche quello tanto caro, di pungolare i magistrati "amici" sperando nella solita sentenza ad hoc. Ma questa volta le loro aspettative sono andate deluse. La decisione del Consiglio di Stato li ha spiazzati. La sentenza è chiara: la procedura di approvazione del piano dellbpera è corretta e tiene conto dell'impatto ambientale. Crollano tutti i teoremi, vengono meno tutti gli appigli per scongiurare la costruzione di un'opera all'avanguardia. Il colpo è duro. Per quatto giorni sono rimasti in silenzio. Poi la sortita ferragostana: ora ci rivolgiamo all'Unesco. Una presa di posizione esagerata e oltretutto inutile a raggiungere l'obiettivo che dimostra solo una cosa: Legambiente e i suoi amici del Wwf sono in difficoltà. «Non si può chiamare in causa l'Unesco - commenta Nicola Bono - per vicende che riguardano le problematiche interne al Paese, perché significa non avere capito la funzione della lista del Patrimonio Mondiale». Il sottosegretario per i Beni e le attività culturali che ha la delega per l'Unesco è sbigottito: «Se fosse dipeso da Legambiente, non sarebbero state realizzate alcune tra le opere più significative dell'uomo, dal Colosso di Rodi al ponte di Brooklyn, per non parlare della Tour Eiffel e della Grande Muraglia Cinese. Va chiarito che lo stretto di Messina non è inserito neanche nella lista prepositiva delle candidature per il riconoscimento e, quindi allo stato non è proponibile. Qualora lo fosse stato e si volesse decidere, verificandone il possesso dei requisiti, per una sua candidatura, comunque i tempi tecnici per l'iscrizione sarebbero non inferiori ai due anni». L'Unesco ha il potere di iscrivere o di non iscrivere e se mai, cancellare un sito nella lista del Patrimonio Mondiale, non ha, invece autonomia di intervento per la tutela di un bene. Ma gli pseudo-ambientalisti non sentono ragioni e si dicono pronti a rivolgersi anche a Standard&Poor's per valutare il ratìng di un'impresa che «si spaccia come privata e invece viene realizzata con i soldi pubblici». L'odio contro Berlusconi non ha limiti.



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