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La Sardegna del futuro
Francesco Erbani
la Repubblica 10-AGO-2005

"Vorrei che i sardi e chiunque verr in Sardegna nelle prossime generazioni potesse andare al mare e trovare un paesaggio intoccato. La ricchezza di una societ non si misura solo con il Pil, il prodotto interno lordo. A me non interessa valorizzare, a me interessa salvaguardare. Se si potesse racchiudere in poche parole i progetti di Renato Soru in queste frasi che andrebbero raccolti. Il presidente della Regione Sardegna le va ripetendo da qualche tempo, come fa lui, strizzando gli occhi, puntandoli a terra e incespicando con le parole. Ma quelle frasi non sono solo uno sfogo: ora ispirano un documento approvato dalla sua giunta e intitolato Linee guida per il lavoro di predisposizione del piano paesistico regionale. Spogliato dagli abiti burocratici, il testo che deve condurre per mano gli uffici regionali nella redazione del Piano paesistico, appunto, il principale strumento di governo e di tutela del territorio sardo.
un lavoro che fa tremare i polsi. E della cui forza dirompente, nell'isola che datrent'anni il paradiso degli immobiliaristi e le cui coste sono in gran parte rse dal cemento, ma quelle che si sono salvate sono ancora intatte e struggenti, neanche Soru completamente consapevole, forse perch non politico di professione, forse perch, come molti lo descrivono, ha la caparbia ingenuit di chi arriva alla politica da altri mondi. Se gli si fa notare che una cosa scrivere un documento di indirizzi, affidato a un comitato scientifico di prim'ordine (che comprende, fra gli altri, l'architetto portoghese Alvaro Siza, gli urbanisti Edoardo Salzano, Roberto Gambino, Filippo Ciccone, il botanico Ignazio Camarda, l'antropologo Giulio Angioni, lo scrittore Giorgio Todde, l'ornitologo Helmar Schenk e il fisico Enzo Tiezzi) altro redigere il piano, scrivere le norme di attuazione, entrare nei dettagli pi minuti armandosi di santa pazienza e mediando con i consiglieri regionali, compresi quelli della sua maggioranza di centrosinistra, e con i sindaci, compresi sempre quelli di centrosinistra, Soru resta silenzioso, affondato nei pensieri, socchiude gli occhi ed emette solo
un mezzo sorriso. Fin dove disposto a spingersi con la mediazione, signor presidente, fin dove la sua linea che somiglia a una specie di "opzione zero" del cemento sulle coste sarde pu avere successo? Fin dove sar comunque chiaro che non ho affatto scherzato.
una giornata caldissima. La chiacchierata con Renato Soru avviene nella sua macchina, una fuoriserie di cui non si capisce la marca, e che ha un navigatore satellitare con una vocina gracchiante e una specie di iPod dal quale escono canzoni di Fabrizio De Andr. Andiamo verso Sant'Antioco, dove qualche settimana fa i pescatori hanno bloccato l'imbarco dei mezzi militari impegnati nelle manovre nell'immenso poligono (settemila ettari) di Capo Teulada. Chiedevano il pagamento dei sussidi perch non possono uscire con le loro barche quando si fanno le esercitazioni. Soru si fa accompagnare a casa, poi saluta l'autista, ci offre le albicocche di un suo frutteto e monta al volante del bolide.
Lo distende guidare sfilando sulla superstrada che da Cagliari conduce verso Ovest. E giusto che i pescatori abbiano i sussidi. Ma il problema sono le servit militari. La Sardegna ha gi dato il suo contributo, cedendo pezzi del suo suolo. Ci toccano l'ottanta per cento di tutte le bombe che esplodono in Italia. Ora spetta anche ad altri. Noi vogliamo che le basi se ne vadano. Se ne vadano da Capo Teulada e dalla Maddalena. Cosa ci vuoi fare con quei terreni? Come cosa ci voglio fare?! Sono terreni di pregio, quasi integri. Ci voglio fare turismo, agricoltura. Anzi vorrei non farci nulla. la cosa migliore, no?
Soru ha quarantotto anni, nato a Sanluri, nel Campidano, figlio di un commerciante, laureato alla Bocconi, ha lavorato in una merchant-bank e nel '98 ha fondato Tiscali. Nel 2004 si candidato alle elezioni regionali e le ha stravinte. I partiti hanno diffidato di lui, ma si sono fermati quando hanno capito che era l'unico che avrebbe strappato la Sardegna al centrodestra. La sua campagna elettorale stata dominata dalla tutela del paesaggio. E appena insediato giunta sul suo tavolo una pratica bollente: il Tar aveva bocciato i piani paesistici della precedente amministrazione, perch li aveva ritenuti troppo deboli. Ma intanto, senza nessun vincolo rischiava di scatenarsi una corsa a edificare sulle coste. E cos in pieno agosto Soru ha fatto approvare un decreto che impediva qualunque costruzione in una fascia di due chilometri dal mare. Un provvedimento drastico, che ha spiazzato tutti e che nessun altro presidente di Regione ha mai immaginato di adottare. II decreto aveva una durata temporanea in attesa che fosse approvato il nuovo piano paesistico. Ed questo il lavoro nel quale sono impegnati ora gli uffici degli assessori Gianvalerio Sanna ed Elisabetta Pilla, pungolati da Soru che ha anche assunto la presidenza del comitato scientifico e che a tutti mette fretta, con gli umbratili sorrisi di cui capace.
il presidente il motore del piano che dovrebbe volgere in positivo l'azione della Regione: con il decreto dell'anno scorso si era detto basta cemento, fermiamo tutto, studiamo, riflettiamo e poi vediamo cosa fare. Salvaguardare le coste per noi l'occasione di uno sviluppo economico che duri nel tempo, spiega Soru. Abbiamo livelli di disoccupazione altissimi, in certe zone del 30 per cento, ma finora si pensato di usare il paesaggio non a fini turistici, bens edilizi. Abbiamo venduto la nostra terra. E cos ci troviamo una pletora di seconde case, vuote per undici mesi l'anno, e villaggi che sono come i presepi, si montano e poi si smontano. Per costruirli si sfruttata manodopera precaria. Sono un eccellente affare per il proprietario del terreno, per chi li ha tirati su e per nessun altro. Non sono il frutto di abilit imprenditoriale, ma di una brillante capacit di appropriarsi della ricchezza di tutti per la prosperit di pochi. Questi villaggi sono un circuito chiuso, non si consuma nulla che venga dal territorio circostante, anche l'acqua minerale e i pomodori arrivano da fuori. L'anno scorso c'era un mio amico in uno di questi villaggi, sono andato a prenderlo, lui era l da dieci giorni, ma neanche sapeva dov'era, qual era il paese pi vicino, che cosa produceva quella terra, era tutto uguale, l come in qualunque altro angolo del mercato turistico globale. Molti sardi sono impiegati in questo tipo di turismo, ma restano in seconda fila. mai possibile che non esista una compagnia sarda di navigazione, che non ci siano tour operator e che a nessuno sia venuto in mente di organizzare una crociera fra Olbia e Cagliari? Siamo soggetti a un esproprio di valore. L'unico vantaggio che abbiamo sulla Tunisia o sulla Croazia questo nostro ambiente ancora bellissimo, l i prezzi saranno sempre pi bassi, ci si arriva facilmente e la stagione pi lunga: non abbiamo altro da offrire se non il nostro paesaggio.
Soru si accalora, ma il tono della voce resta soffuso. La strada scorre fra colline brulle e i radi cespugli sono piegati dal vento. Ci fermiamo e scendiamo dalla macchina. Guardi l, vede le carcasse di quei siti minerari? quel che resta dei capannoni di Monte Poni, sono in abbandono completo. Eppure l c' un'anima che ancora respira, ma nessuno di quelli che visitano la Sardegna l'ha mai ascoltata e nessun villaggio turistico pu riprodurla.
Sulle vecchie miniere si scatenata giorni fa una violenta contesa. Sono arrivati in Sardegna i dirigenti di grandi societ immobiliari e uno di loro ha sorvolato un rudere industriale con un elicottero dei carabinieri. esploso il finimondo: il centrodestra ha accusato Soru di proteggere le coste per dirottare le mire dei costruttori su altri beni. Le miniere, fra queste, che potrebbero essere ristrutturate e diventare alloggi turistici. La vendita della nostra terra ha divorato le coste e poi le ha invase di cemento, insiste Soru, mentre l'interno si svuotava, restando del tutto ignoto anche a gran parte di quei sardi che hanno conosciuto il mare di recente, negli ultimi trenta, qua-rant'anni e per i quali ora esistono solo la sabbia e il sole. Non siamo pi un'isola, ma una specie di ciambella con un profondo buco in mezzo.
Sulla difesa del paesaggio si scontrano in Sardegna le diverse anime dell'isola e si mettono in gioco il senso dell'identit isolana, della sua dignit. Risaliamo in macchina. Quando sento dire che la Sardegna ha bisogno di essere valorizzata mi vengono i brividi, perch chi parla cos pensa ai metri cubi e alle stanze. Le migliori valorizzazioni possibili sono il paesaggio che si perde alla vista e il buio. Se costruiamo stiamo gi togliendo valore a un bene che lo possiede di suo.
Ma che ne sar dei due chilometri dal mare? Nel piano paesistico resteranno o che fine faranno? Potranno essere di pi o di meno, a seconda di com' la linea di costa. Noi ci impegniamo a ricostruire paesaggi distrutti, a conservare quanto pi possibile quelli non ancora compromessi e a progettarne di nuovi.
Si intravedono le luci di Cagliari, mentre il cielo diventa scuro. L'hanno accusata di predicar bene e di razzolare male, per via di quella casa proprio sul mare a Villasimius. Ho comprato il terreno quattro anni fa, la casa c'era gi, l'ho ristrutturata, ho ridotto il volume e l'ho riportata a una misura pi razionale. Sa quanti metri cubi si potevano costruire su quel terreno? Trentamila. Io ci ho fatto un frutteto. E, visto che ci sono, sa quanti metri cubi in terreni di mia propriet sono stati bloccati dal decreto? Altri centomila.



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