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Cultura, spendiamo di più ma calano i consumatori
08 novembre 2017 LA REPUBBLICA



Il rapporto di Federculture: cresce il divario tra chi può permettersi libri, cinema e musei e chi resta escluso, una famiglia italiana su tre

Spendiamo di più in cultura, andiamo di più al cinema, alle mostre, nei musei, ma in fondo rimaniamo un paese a due velocità: da una parte chi può spendere e dall'altra una fetta cospicua di esclusi dai consumi culturali. Una fetta di popolazione tagliata fuori, che purtroppo è in continua crescita. È quanto emerge dal rapporto annuale Federculture presentato a Roma: nel 2016 gli italiani hanno speso 68,4 miliardi (+1,7 % sul 2015 quando erano 67,438 e il 7% in più sull'ultimo triennio), con una media di 130 euro al mese a famiglia. Un incremento di 4 miliardi rispetto al 2013, l'anno nero dei consumi.

Ma il dato della spesa contiene chiari e scuri. È vero, le famiglie hanno speso di più per il cinema (+5%), per il teatro (+2%), per i concerti (+7,7 %), per visitare mostre (+4%) e siti archeologici (+5,4%), ma a spendere sono sempre gli stessi, chi può permetterselo, mentre il 37,4% degli italiani, una famiglia su tre, non prende parte ad attività culturali di alcun tipo. Una percentuale in crescita, che nelle famiglie a basso reddito raggiunge e supera il 50%. E arriva al 70% (i 2/3 della popolazione) se consideriamo una partecipazione sporadica alla vita culturale. Il che significa che il Paese è spaccato in due. Spiega il direttore di Federculture Claudio Bocci: I dati ci mettono di fronte a una polarizzazione della spesa culturale. Consumano molto i più abbienti, mentre ci sono fasce di persone completamente escluse. Si tratta di fasce di consumatori più deboli, con redditi inferiori. Il nostro è un Paese pieno di divari, non solo tra fasce di reddito ma anche tra Nord e Sud. Lo squilibrio geografico è l'altro punto dolente. Il Mezzogiorno continua ad essere il fanalino di coda. Se il Trentino Alto Adige è la regione che mostra una maggiore propensione ai consumi culturali (209 euro a famiglia al mese), seguita da Lombardia (177 euro) ed Emilia Romagna (166), in fondo alla classifica ci sono Calabria (62 euro), Basilicata (60) e Molise (59). Anche il successo dell'Art bonus è distribuito male. La legge che garantisce importanti benefici fiscali a chi sponsorizza la cultura, ha portato in tre anni 5400 mecenati a donare più di 170 milioni per la realizzazione di oltre 1100 interventi in favore di musei, monumenti, siti archeologici e fondazioni lirico sinfoniche. Peccato però che ben l'80% dei finanziamenti si fermi a Nord: solo il 2% arriva a Sud e nelle isole. Tra i musei che più festeggiano ci sono i 20 statali dotati di autonomia speciale, che hanno registrato complessivamente 8 milioni di visitatori (+16,7%) e oltre 31 milioni di introiti lordi (+37,7 %). La lettura va male, ma non è una notizia: sapevamo, grazie al rapporto dell'Aie, che la quota di italiani che leggono almeno un libro l'anno è scesa al 40,5% della popolazione. Bassa anche la percentuale dei lettori di ebook: poco più dell'8%. Ma che peso ha la Rete nei consumi culturali? Il rapporto, basandosi solo su elementi monetarizzabili, non lo dice. I Millennials fruiscono della cultura in maniera diversa , dice Bocci. Ma qui dovremmo aprire un altro capitolo: quello del divario digitale tra l'Italia e l'Europa.



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