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ARTE E CONTROLLI: nei Musei si entra con lo zaino, senza controlli
di VERONICA CURSI
Il Messaggero, martedì 8 agosto 2005

Lunedì 8 Agosto 2005


Sale stracolme di visitatori. Code davanti alle biglietterie. Ma di metal detector nemmeno l’ombra. E’ domenica pomeriggio. Fuori il termometro segna 25 gradi. I musei della Capitale attirano visitatori con strade piene zeppe di turisti. Il clima sembra abbastanza sereno nonostante i continui allarmi terroristici, i negozi sono stracolmi, così come bar, ristoranti e musei. La sicurezza, però, in questi casi, non è mai troppa. E così soprattutto davanti ai “punti caldi” affollati di persone ci si aspettano controlli, perquisizioni, accertamenti. E invece niente: entrate libere nei musei, perquisizioni zero.
Con una sola eccezione: nei musei Capitolini e in quelli Vaticani dove zaini e zainetti vengono rigorosamente aperti e controllati di tasca in tasca. Qui, infatti, davanti alla porta “controllata”, si formano piccole code, e ogni singola persona viene perquisita finché il metal detector non smette di suonare. Poi l’entrata è libera, non prima però di aver depositato i propri effetti personali al guardaroba. Qualche turista si indispettisce ma è costretto anche lui a seguire le regole. La situazione dei metal detector però si ferma qui. Eccezion fatta per il sistema di telecamere che, invece, in ogni museo è sempre attivo 24 ore su 24. Nessun altro palazzo o monumento, viene però sottoposto a verifiche all’ingresso. Nemmeno una perquisizione nelle borse. Davanti a statue e dipinti i visitatori possono, infatti, passeggiare con gli zainetti in spalla, e solo alcuni musei richiedono che gli effetti personali vengano lasciati negli appositi guardaroba. In sala a controllare la situazione, come di routine, sono solo gli assistenti tecnici museali, di guardie giurate non se ne vede neanche una. Castel S.Angelo, il Colosseo. Nemmeno un metal detector, e quando ci sono, come all’entrata dell’Anfiteatro Flavio, sono spenti.
Porte aperte quindi a Palazzo Venezia, in via del Plebiscito 118, dove sono in corso due mostre: “i dipinti di Botero” e “Jiang Guo Fang. Il pittore della città proibita”. Qui visitatori e turisti sono liberi di entrare e di visitare le sale con borse e zainetti. Nelle lunghe scalinate interne c’è un via vai continuo di gente, turisti e visitatori con macchinetta fotografica al collo, ma di controlli nemmeno l’ombra. E la situazione peggiora a Castel S. Angelo dove ogni giorno arrivano oltre duemila visitatori. Nel pomeriggio il ponte viene assediato dai turisti: chi passeggia davanti alle porte del castello, chi scatta qualche fotografia. Ma davanti all’ingresso del museo si entra liberamente. Nel lungo tunnel che attraversa il castello e nel cortile interno non c’è neanche una guardia. Poi dentro una sala compare un custode. Il primo. «Ci siamo solo noi - racconta Angelo, giubilare da 10 anni - nessun controllo alla porta, neanche una perquisizione. Ci dicono di stare attenti e di chiamare la Polizia se vediamo qualcosa di strano». «Se ho paura - chiede, mentre continua ad arrivare gente in sala - sinceramente si, visto che qui io ci lavoro quasi 24 ore al giorno». Nonostante abbia il porto d’armi, «necessario - dice - per poter lavorare qui dentro - non ho diritto di fermare e perquisire nessuno, al massimo posso chiamare il 113.» In un altra sala seduto su una sedia, cartellino al collo, c’è Giuseppe, assistente tecnico museale da più di 5 anni. «Ma quali controlli, qui ci siamo solo noi. In ogni sala siamo più o meno in tre: due assistenti e un custode, ma per i poliziotti ci hanno detto che non hanno i fondi necessari. Come si fa a non tenere sotto controllo un posto come questo? E’ davvero assurdo». Insomma in quanto a sicurezza Castel S. Angelo, lascia un bel po’ a desiderare. All’entrata, infatti, la Guardia di Finanza è lì per gli ambulanti abusivi, «e se arriva qualcuno di sospetto - racconta Giuseppe - ci hanno detto di chiamare la polizia, niente di più».
Nella Piazza semivuota delle Scuderie del Quirinale, in via XXIV Maggio, si sta formando una piccola fila. Dentro c’è la mostra “Passaggi in India. Ieri e Oggi”. Si aprono le porte e la coda comincia a scorrere, la gente entra uno dietro l’altro. All’ingresso nessun metal detector. Neanche un controllo. Si paga il biglietto e si entra a visitare la mostra. E così anche nel verde di Villa Borghese dentro la Galleria, o nel Museo Nazionale di Arte Moderna, a Valle Giulia, dove la gente si aggira tra i dipinti con borse e zainetti rigorosamente in spalla.




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