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CAMPANIA: Tra storia e degrado lavventura mancata
Marco Ciriello
07/08/2005 Il Mattino



Dove il supermarket ha sfrattato la memoria

Exegi monumentum aere perennius/ regalique situ pyramidum altius,/ quod non imber edax, non Aquilo inpotens/ possit diruere aut innumerabilis/ annorum series et fuga temporum. Pi immortale del bronzo ho lasciato un ricordo, che salza pi delle piramidi reali, e non potr distruggerlo morso di pioggia, violenza di venti o lincessante catena degli anni a venire, il dileguarsi del tempo. Cos Quinto Orazio Flacco (65-8 a.C.) ha avuto ragione, poeta e satirico fra i pi studiati dellantichit. Teorico del carpe diem - che tutti conoscono per Lattimo fuggente il bel film di Peter Weir - al quale andrebbe aggiunto quam minimum, credula postero (confidando il meno possibile nel domani). Fu il poeta dellimpero dopo la morte di Virgilio, su volere di Augusto. Studi a Roma prima e ad Atene dopo, passando per Napoli. Tribuno e comandante di una legione - seguendo le idee repubblicane di Bruto - carriera chiusa a Filippi con una ingloriosa fuga. A Venosa tutto parla di lui, mischiando la poesia con il mercato. Cos via al Gastromarket horatiano, lhotel Orazio, il bar pasticceria omonimo e la piazza con la statua, c anche la sua casa moderna, quella che non ha avuto, un edificio romano con ambienti termali: un calidarium, adattata per gli stranieri (in quanti ci cascano?). Il paese meta di un turismo delite, senza et, appassionati di poesia vengono a vedere il luogo dello scrittore. Venosa stretta fra due valloni, come una donna in un corpetto, si alza compunta. Oltre i valloni: piccole colline, piatte in cima, coronate da pale eoliche. La sua fortuna stata proprio la posizione geografica, era una delle principali stazioni dellAppia, la strada che congiungeva Roma con Brindisi. Oggi lingresso del paese non il massimo, dopo le catacombe ebraiche (nel 70 d.C. il paese si popola di una colonia ebraica, forse la prima in Italia, prova di pacifica convivenza lassenza di un ghetto e le comuni sepolture) e lincompiuta S.S.Trinit (doveva essere fra le pi grandi chiese dItalia), una pompa di benzina accoglie i visitatori, precedendo un vecchio quartiere deteriorato, il cui unico pregio (case basse e in fila) sono i comignoli, arzigogolati come quelli di Gaud, molto rozzi e senza colori, per. Pi avanti, un grassone, davanti al municipio, con lausilio della fontana pubblica lava il suo grosso nero Mercedes di lusso, vecchi sulle porte, illuminati da un rauco raggio di sole, lo guardano curiosi. Lascio il paese per scendere a valle e vedere la stazione dove Douglas arriv. in abbandono, di pulito c solo il cartello blu: Venosa-Maschito. Il resto preda di rampicanti, erbacce, inferriate e contorte scritte come quella che rimbalza su tre pareti della sala dattesa: Rivoglio la stazione di Venosa, nt 91. Sottoscrivo, e riparto. Il guaio con le pianure che non hanno mistero, il paesaggio piatto narra, lascia leggere paesi e citt evitando carattere, curiosit, aspettative, non c avventura. Cos, quando arrivo a Spinazzola non mi sorprendo. Una piazza enorme e frastagliata, un edifico scolastico color cachi partorito dal fascismo e tanti pazzi in giro, lamentosi, vagano, inconcludenti, fumano e ti guardano con disprezzo dallalto della loro perdizione. E fuori mano, come in tutti i piccoli paesi, quasi dei titoli di coda, le strade intitolate a Falcone e Borsellino, dazio pagato alla memoria. Spinazzola? Pensavo peggio. Bordeggio in auto il percorso ferroviario di Douglas: Venosa, Spinazzola, Gravina, Altamura fino al mar Ionio. Taranto ruggine. Fumo e fiamme ferme in cielo, sopra la fabbrica dellEni, bruciano eminenti sullautostrada. Appena arrivi piombi in una condizione luciferina, seguita da una mesta sudata voglia di fuggire. La citt vecchia ammuffita, anche se conserva un decadente fascino. Ti perdi con facilit fra gru, ferro rosso, industrie che scaricano in cielo e palazzi, i palazzi pi brutti del mondo. Una Shanghai non riuscita. Senza gusto, pensiero, talento, inventiva. Poteva essere la nostra Bilbao, ma almeno un architetto dovevano chiamarlo, invece gi con stecche colorate che si protendono di fronte al mare, case a torre snodabili, colori sgargianti, accoppiate ardite, chiese scheletriche: ossi di cemento intrecciati. Sedie per ciclopi? Slarghi vuoti. E sconsolate palme, dritte come scope. Perdo molto tempo in periferia cercando di capire fino a che punto si pu spingere la malata ingegnosit delluomo in canottiera, homo canottierensis (passatemi il latinorum) deriva dellhomo oeconomicus, il nuovo uomo meridionale: volgare, affarista, egoista, vorace, pronto al compromesso, quello che in venti anni riuscito a dimenticare storia, cultura, origini, in nome di una modernit deleteria, senza fondamento, stupida. Cannibale, ha masticato e ingoiato tutto quello che gli apparteneva e lo rendeva unico, diverso. Quando riparto sento una stanchezza enorme, come se il viaggio durasse da tempo. Ma solo delusione, sconforto, percezione che molto altro tradir le mie aspettative. Taranto la porta del degrado che ha assaltato, saccheggiato e vinto il sud. Altro che turchi. Silenzioso invasore, elegante imbonitore, ha vinto la paura facendo leva sul nuovo. Uscendo dalla citt il paesaggio cambia, ripasso in Lucania, finalmente i campi di grano cedono al verde, superato il Basento comincia la discesa verso la Calabria anche se prima devo fare tappa a Policoro. Ulivi cespugliosi color argento e verde chiaro, mossi, scompigliati dal vento caldo che addormenta, mi danno il benvenuto. Il bosco di Policoro una cattedrale gotica, assediata da barbari. Arroccata bellezza patrizia, sorprendente intreccio di specie, antico splendore in decadenza. un bosco pantano, lunico di pianura del meridione. Fittissima vegetazione. il relitto di una ampia foresta planiziaria, sulla sinistra del fiume Sinni. costituito perlopi da pioppo bianco, olmo campestre, frassino oxicarpa, ontano nero e salice bianco che si mescolano a specie estranee come alianto, robinia e pioppo americano. Il bosco in piena desertificazione, solo il Sarmento un affluente del Sinni continua a passarci, portando acqua, linverno la sua stagione di grazia. Norman Douglas lo percorse dal tratturo del re, ora una strada del centro di Policoro paese (capito?), io invece passo, in compagnia di Antonio Colucci (il responsabile delloasi Wwf che si prende cura del bosco), dove un secolo fa cera una palude ostile e inospitale. Contenitore di briganti, nel periodo post-unitario, era un rifugio inespugnabile. Un tempo nelle pozze sorgenti si perdevano carri e buoi, e gi leggende. Oggi agonizza per lo sbarramento del fiume Sinni chiuso dalla diga del Monte Cotugno, fra le pi grandi dEuropa, interamente di terra. Il fiume lungo 101 chilometri, ora percorribile solo in canoa, ma venti anni fa ancora era navigabile. Il bosco una bandiera di fauna, flora, colori, che cambia fino al mare: si passa dalla macchia mediterranea (filidea, biancospino, mirto) alla retroduna a pochi metri dal mare (ginepri, rosmarino ginestre e alla curiosa orchidea uomo nudo) fino alla duna: sabbia zeppa di vita, e proprio non te lo aspetteresti. Adesso c un progetto per deviare anche il Sarmento - dice Colucci - sarebbe la morte per il bosco. Passiamo di fianco a frassini altissimi, scostanti, aristocratici, dritti entrano in rivalit con olmi e pioppi costretti ad allungarsi in cerca della luce, poca, da conquistare, il resto silenzio e oscurit. Dolce pace, rotta solo dal monotono cicaleccio che sale intermittente. Loasi del Wwf a ridosso del mare un luogo confortante, soprattutto dopo Taranto. Campo scuola per bimbi, arrivo proprio nel bel mezzo di un cambio settimanale, e limpressione buonissima. Cavalli per lippoterapia, e un centro di salvataggio per le tartarughe. Una, appena scampata, (femmina, trentanni, molto grande) ruota inseguendo le lame di sole che tagliano lacqua entrando nella sua vasca. Ha un ritmo sciamanico, avvolgente, me ne starei per sempre a guardarla. Sar pure come dice Orazio che lora scorre rapida e che non devo illudermi nel domani, ma la tartaruga sembra regolarmi il ritmo e dare forza con i suoi giri assurdi e lenti. In lontananza il Pollino, sornione, veglia. (2 - continua)




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