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I vandali nel parco preda della burocrazia
VITTORIO EMILIANI
23 ottobre 2017 LA REPUBBLICA






CERTO ci vuole una dose formidabile di stupidità oltre che di inciviltà per vandalizzare con scritte fascistoidi e pornografiche una cisterna romana da poco restaurata. È accaduto alla Caffarella, parte integrante dell'Appia Antica uno dei comprensori archeologici e naturalistici più affascinanti del mondo. E pensare che la prima ipotesi di Parco Archeologico risale al 1809, al prefetto francese Camille de Tournon che lo avrebbe voluto dal Campidoglio ai Colli Albani. E pensare che il primo vincolo a verde sulla Caffarella lo appose nel 1965 il ministro dei Lavori Pubblici, Giacomo Mancini dopo una martellante campagna pluriennale di Antonio Cederna sul "Mondo" contro "I gangster dell'Appia". Nel dopoguerra, grazie al Piano regolatore del 1931, ville e piscine sorsero impastando resti di colonne, capitelli, lapidi romane. Il Prg prevedeva persino una grande arteria al centro della Caffarella con svincolo al Quo Vadis. Negli anni 90 la Regione Lazio varò un Parco essenzialmente naturalistico, con poteri limitati e a volte in conflitto con la Soprintendenza archeologica statale e con la Sovrintendenza Capitolina. Conflitti divenuti meno gestibili dopo l'ultima riduzione a "spezzatino" della Soprintendenza Archeologica speciale.

L'ASSURDO è che la tutela dell'Appia Antica è separata... dall'Appia stessa. Sì, perché è rimasto fuori dalle sue competenze il primo miglio, i bellissimi Orti degli Scipioni, i tre Colombari di Villa Codini e la Porta di San Sebastiano. Per comodità si è fatto coincidere il perimetro del Parco archeologico con quello del Parco regionale. La Cisterna Ninfeo, ora vandalizzata, è stata restaurata coi fondi della Regione, andati all'Ente parco e non, per esempio, alla Sovrintendenza capitolina che ha espropriato 200 ettari della Caffarella, col verde, il Ninfeo di Egeria, le stesse cisterne. Nessuno poi ha avuto i mezzi, sin qui, per allestire una vera rete di protezione. Se gli sfregi di questi vandali imbecilli serviranno a sciogliere alcuni nodi burocratici, sarà già un passo avanti. Purtroppo la deprecata "riforma" Franceschini da una parte ha tolto un pezzo essenziale di Appia Antica al Parco archeologico, dall'altra sta lasciando quest'ultimo e i suoi 3.500 ettari in braghe di tela. Come è stato già spiegato su queste pagine, esso non ha una sede vera, ma poche stanzette a Capo di Bove (centro studi, sede della biblioteca e dell'archivio Cederna). Gli mancano almeno 8 archeologi, una è arrivata, distaccata, da una settimana appena. Gli mancano 7 architetti, 12 tecnici e altrettanti amministrativi, forse qualcuno di questi arriverà dalla Croce Rossa. È così che il Mibact tratta uno dei patrimoni archeologici e paesaggistici più straordinari del mondo. Beffa atroce: alcuni proprietari dell'Appia (al 95 % privata) sarebbero disposti a cedere terreni (e monumenti) a prezzi accessibili. Ma 18 milioni di euro vengono investiti, si sa, nell'Arena Colosseo. Destinata a rendere chissà quanti soldi. Come l'opera rock Divo Nerone?





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