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Trentino. «Impianti, serve un cambio di rotta La tutela del paesaggio è un affare»
Marika Giovannini
Corriere del Trentino 27/9/2017

Passo Rolle, lettera di Italia Nostra: il Trentino rischia di compromettere il territorio

TRENTO. Gli occhi sono puntati principalmente sul futuro del passo Rolle. E sui progetti — contrapposti — che vedono da una parte l’idea (lanciata da La Sportiva) di un turismo invernale «alternativo» e dall’altra la mossa degli impiantisti per mantenere le piste in zona.

Ma il documento firmato in queste ore dal consiglio direttivo di Italia Nostra guarda anche oltre. E riflette sulle prospettive del turismo trentino. Indicando una linea chiara. «Spesso — scrive il direttivo della sezione guidata da Beppo Toffolon — si contrappone tutela del paesaggio e sviluppo economico, come se redditi e profitti richiedessero un sacrificio paesaggistico o ambientale, ma fortunatamente non è così. Anzi, dopo aver incautamente compromesso molto più del necessario, il vero rischio per il Trentino è non avere abbastanza territorio decentemente conservato per trarre profitto dal turismo di domani. Senza contare il diritto dei residenti a godere delle bellezze naturali e culturali di cui sono eredi». In questo quadro, è il monito dell’associazione, «serve un radicale cambio di prospettiva. E mentre dal Linfano e da Serodoli continuano a giungere pessime notizie, si spera davvero che dal passo Rolle venga la dimostrazione che la tutela del paesaggio — oltre che un dovere costituzionale, un atto di amore per il proprio territorio e di rispetto per le future generazioni — può essere anche un buon affare».

Proprio sul Rolle, secondo Italia Nostra, in questo momento «si gioca una partita che è culturale prima che economica». «Del resto — prosegue il documento — i due termini sono interdipendenti: non c’è reale sviluppo economico che non sia preceduto e accompagnato da un’effettiva crescita culturale. Se l’integrità del paesaggio si riduce a uno slogan buono solo per il marketing, da un lato stiamo mettendo a rischio il patrimonio collettivo e dall’altro stiamo dicendo addio a una parte del nostro Pil. In fin dei conti, liberarsi dai pregiudizi, imparare a guardare il mondo con occhi diversi, potrebbe rivelarsi la scelta più conveniente».

Osservando le proposte emerse, l’associazione sposa la sperimentazione lanciata dall’azienda di Ziano di Fiemme. «Si tratta — è la posizione — di una alternativa molto promettente e andrebbe sostenuta con convinzione da cittadini e operatori. Perché competere sul terreno in cui si è svantaggiati, quando ve ne sono altri in cui il Rolle non teme concorrenti? Perché affrontare la mischia in un segmento turistico maturo e superaffollato, quando vi sono settori in espansione dove l’offerta è ancora scarsa, quando si può trarre vantaggio da caratteri per molti aspetti unici e sfruttare le sinergie tra segmenti complementari che non richiedono impianti di “mobilità alternativa” paesaggisticamente impattanti ed economicamente insostenibili?».

E il nodo degli impianti, in queste settimane, è tornato ad accendere gli animi anche sui social. Le recenti prospettive di ampliamento dell’area sciabile tracciate da Funivie Madonna di Campiglio hanno fatto arrabbiare non poco l’Osservatorio spontaneo sul rispetto per l’ambiente: «Con i cambiamenti climatici in atto — è l’accusa lanciata dal gruppo — si continua a insistere in un’unica direzione. Senza uscita». Netto anche Luigi Casanova (Mountain Wilderness e Cipra): «Questo è il Trentino “ambientalista” tanto conclamato. Dolomiti Unesco serve a qualcosa? Sì, a incentivare, tramite la pubblicità internazionale, l’avanzante distruzione».



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