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ARCHIVI - L'archivio? Ogni governo avr il suo
Ernesto Galli della Loggia
www.eddyburg.it, Data di pubblicazione: 06/08/2005

Data di pubblicazione: 05.08.2005

Autore: Galli della Loggia, Ernesto

A destra qualcuno si accorge della frantumazione della memoria storica del paese, sul Corriere della sera del 5 agosto 2005. Altrove no

Uno Stato, come qualunque altra cosa, vive anche di simboli. Che non sono solo lo stemma, l'inno o la bandiera. Sono pure alcune istituzioni nazionali che con la loro sola esistenza esprimono, simbolicamente appunto, la consapevolezza dei cittadini di avere un retroterra e un destino comuni: un sistema scolastico unitario, per esempio, una radio pubblica, una polizia di Stato. O anche un archivio centrale dello Stato.
Di tutto ci, per, la destra italiana si direbbe che non gliene potrebbe importare di meno. Mentre la destra in particolare, infatti, che dovunque mira a rappresentare e a difendere i valori e le istituzioni nazionali, nel nostro Paese invece no. Nel nostro Paese essa li difende solo finch le fa comodo (o, il che fa quasi lo stesso, finch lo permette la Lega). Non si spiega altrimenti l'introduzione, passata fin qui inosservata, di un brevissimo comma all'interno di un lungo ed eterogeneo decreto legislativo approvato qualche mese fa e che sar pubblicato nei prossimi giorni nella Gazzetta Ufficiale, entrando cos in vigore. Un piccolo comma grazie al quale si otterr un effetto, per, di rilievo: n pi n meno che la cancellazione di un ganglio decisivo dell'attuale sistema archivistico nazionale e di documentazione dello Stato unitario.
Il comma di cui sopra prevede, infatti, che d'ora in avanti tutte le carte della Presidenza del Consiglio dei ministri non saranno pi versate all'Archivio centrale dello Stato, bens conservate in un apposito, neocostituito, archivio storico della stessa Presidenza secondo le determinazioni assunte dal presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto.Con il medesimo decreto, si aggiunge, sono stabilite le modalit di conservazione, di consultazione e di accesso agli atti presso l'archivio.
Insomma, d'ora in avanti, almeno in teoria, sar lo stesso Berlusconi, e domani Prodi o chi per lui, a decidere non solo che cosa dovr o non dovr essere conservato degli atti che documentano l'azione del proprio governo, ma anche chi come e quando potr consultare e studiare i documenti in questione.
Per capire la crucialit e l'entit del fondo archivistico di cui si tratta, baster dire che dagli uffici del presidente del Consiglio passano, come ovvio, tutte le decisioni pi importanti sia del vertice politico del Paese, sia di tutte le amministrazioni centrali e spesso anche periferiche dello Stato. Tanto vero che attualmente sono ben 9 mila circa i faldoni contenenti tale documentazione versati presso l'Archivio centrale dello Stato, faldoni la cui consultazione stata resa sempre disponibile con larghezza e professionalit inappuntabili dai funzionari che vi lavorano, in obbedienza alle norme generali che regolano la materia.
D'ora in poi, invece, tali norme non varranno pi. Tutto dipender dal buonvolere dell'inquilino di Palazzo Chigi o di qualche suo dipendente. E tutto questo semplicemente perch dopo le due Camere, dopo la Corte Costituzionale, dopo la presidenza della Repubblica che almeno tuttavia possono accampare la ragione di essere organi costituzionali ora anche la presidenza del Consiglio, che tale non , ha voluto il suo archivio particolare: esempio di una frantumazione della memoria storica del Paese e di una sorta di feudalizzazione della stessa a cui difficile non attribuire il significato di un piccolo-grande segno dei tempi.




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