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Niola: "Ha vinto la conservazione" Di Capri: "È brutto e anticulturale" Daverio: "Ora referendum popolare"
ALESSIO GEMMA
16 settembre 2017 LA REPUBBLICA


La città torna a dividersi tra favorevoli e contrari. Pane: "Lo portino a Scampia" De Masi: "A me piaceva" Stella: "A Venezia c'è un cubo rosso gigantesco"

PER uno come il critico d'arte Achille Bonito Oliva la superstizione non esiste. «Celebrarla è un fatto infantile. Mi porta bene il 17, venerdì. Ma una struttura così alta con l'orizzonte del lungomare, in termini di dialettica estetica funzionava. Il soprintendente ha bocciato perché credo volesse fare un gesto educativo». Dove lo vede, il Corno, il critico della Transavanguardia? «A Bagnoli, perché è un investimento sul futuro della città, sulla speranza che ricomincino quei lavori».
Secondo l'antropologo Marino Niola con il no della soprintendenza «ha vinto una certa idea di città, quella di conservazione, che va bene a chi non vuole che la città cambi. Peccato per tutte le persone che sarebbero venute. Non faccio considerazioni di ordine estetico, che mi sembrano fuori luogo per una struttura effimera, sarà un danno economico. Arriveranno meno curiosi. Piazza Plebiscito sarebbe una buona soluzione. Via Marina invece gli farebbe perdere questa la capacità di attrazione ». Esulta Antonella Pane, presidente dell'associazione "Progetto Napoli": «Abbiamo creato un tale movimento di opinione, che l'abbiamo spuntata. Via Caracciolo è sottoposta a vincoli paesaggistici, non si può snaturare. Che c'è di culturale in una struttura come il corno? Ora però il soprintende continui a vigilare, non faccia marcia indietro, accordandosi per una soluzione che faccia sorgere ugualmente il corno. Perché non lo fanno a Scampia? Dobbiamo riqualificare le periferie, no? Visto che è un attrattore, invece di metterci i rom, in quei quartieri, ci mettano il corno».
Il comico e imitatore di politici Lino D'Angiò ha un soluzione surreale: «Nel panorama di Napoli dà molto più fastidio il grattacielo dell'ex Jolly hotel. Ma nessuno ne parla. Io il corno lo metterei in cima a quel palazzone, per fargli le corna. Onestamente mi piacerebbe che la città prendesse posizioni su cose più importanti. Ma siccome ha bisogno di far parlare di sé, quella struttura avrebbe richiamato una simbologia legata alla nostra storia. Non avrebbe certo distrutto Napoli.
«Troppi simboli» anche per Peppino di Capri: «Non mi piace - dice il cantante. Ne aggiunge degli altri a quelli che già abbiamo. Mi associo al soprintendente, quel corno sembrerebbe più una risata sarcastica che un richiamo culturale. Lo farei su palafitte sul mare e mi piacerebbe piuttosto fantastico, in oro e argento e con in cima il rosso».
Preferiva il corno a Nalbero il sociologo Domenico De Masi: «Mi piaceva, è una incursione pop molto più dell'abete natalizio. Però se non sarà collocato sul lungomare, non vedo alternativa. Li veniva esaltato. Lo metterei davanti alla soprintendenza, in modo da salvarci proprio dalle sue decisioni».
Chiede ragione della bocciatura il produttore cinematografico Luciano Stella: «Per me le idee devono essere belle esteticamente. Bisogna capire quali sono i criteri che hanno provocato questo no. A Venezia hanno fatto un cubo rosso gigantesco che rompe tutta l'archiettutra fascista davanti al Casinò, e anche Venezia quanto a vincoli non scherza. Lo metterei sul Castel Sant'Elmo o comunque in un punto alto della città. Per avere sempre una forte visibilità ».
Interviene sul tema del giorno anche il sottosegretario del Mibact Antimo Cesaro: «La struttura, per quanto effimera, ha dimensioni ciclopiche e quindi è giusto che la soprintendenza si sia fatta carico del caso e abbia dato un giudizio paesaggistico. Con un po' di cautela e buon senso si poteva acquisire un parere preventivo. Se il Comune propone di cambiare posto, le motivazioni non mutano con la location. Perché una struttura che non va bene sul lungomare dovrebbe andare bene in piazza del Plebiscito o davanti a una chiesa?». Il corno non entusiasmava Maurizio Marinella, l'imprenditore delle cravatte, che ha il negozio alla Riviera di Chiaia proprio di fronte al lungomare: «Era comunque motivo di attrazione. Non è un danno per noi che abbracciamo una clientela che ci segue a prescindere dal corno. È chiaro che la soprintendenza tende a non promuovere proposte troppo "hard" e poi Nalbero aveva attirato tante polemiche. Vedrei comunque il corno all'ingresso della Mostra d'Oltremare, luogo di passaggio con ampi marciapiedi ». Marinella ha anche un desiderio: «Perché non mettere sul lungomare una ruota panoramica? ». Philippe Daverio invece rilancia: «Si decida con un referendum popolare: la condivisione ha un senso. Se devo seguire solo le indicazioni dei Soloni vedo l'Italia completamente ferma. Sembra la storia della secchia rapita che scatenò una guerra tra Modena e Bologna, rientra nel folklore della nostra vita politica. I grattacieli a Napoli non sono mai stati un granché, un corno ci starebbe bene».



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