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Cos la tecnologia custodisce l'arte
LUIGI DELL'AGLIO
05-AGO-2005 Il Sole 24 Ore




A Roma un sistema di monitoraggio computerizzato controlla a distanza decine di monumenti in tutto il mondo
Pu la tecnologia prevenire atti vandalici come quello che ha danneggiato il Nettano di piazza della Signoria? La formula pi efficace consiste nel proteggere le statue con barriere fisiche (recinzioni di cristallo antisfondamento), barriere elettroniche e acustiche. Telecamere, fotocellule e sensori hanno un effetto di dissuasione, anche se non possono sventare tutti i danneggiamenti, osserva Giorgio Croci, professore di ingegneria strutturale alla Sapienza, che con l'aiuto dell'ingegner Cristiano Russo, esperto di monitoraggio, cura il controllo a distanza di decine e decine di monumenti, templi e cattedrali, in tre continenti. Una soluzione potrebbe essere quella di ricorrere a sensori che, se qualcuno si avvicina troppo, lanciano un "allarme di prossimit". In questo caso osserva Sandro Massa, che al Cnr si occupa di conservazione delle opere d'arte sarebbe meglio se questi sensori fossero preceduti da un cartello, o addirittura un altoparlante, che avverta che l'area soggetta a stretta sorveglianza elettronica.
Attualmente il ministero dei Beni culturali sta sperimentando speciali pellicole protettive trasparenti, che dovrebbero proteggere monumenti e facciate di palazzi storici da un altro diffuso genere di atti vandalici: i graffiti. Applicate sul marmo spiega Luciano Marchetti, direttore per i Beni culturali della regione Lazio queste pellicole possono essere rimosse facilmente insieme ai graffiti. Gli studiosi stanno per conducendo attente verifiche: si teme infatti che la pellicola possa cambiare colore sotto il sole e impedire all'umidit di traspirare naturalmente.
Contro i barbari ricorda il sovrintendente di Firenze Antonio Paolucci la sola prevenzione sicura la vigilanza. Lo sfregio o il graffio un atto fulmineo. E poi il mix di misure da prendere complesso. Se le barriere sono troppo invasive, si rischia di impedire il rapporto di empatia con l'opera d'arte.
La tecnologia pi efficace, invece. Quando si tratta di controllare non la sicurezza ma la stabilit di in monumento. Lo dimostra l'atticit di un gruppo di studiosi romani guidati dal dottor Croci. Da Roma Croci controlla o ha controllato, in tempo reale, molti edifici storici, tra cui la Domus Aurea, il Pantheon, la Basilica superiore di Assisi, il Duomo di Pienza, la chiesa di San Carlo a Torino, il palazzo Ducale di Genova, la Basilica di Sant'Ignazio a Loyola in Spagna, le moschee di Al Goury al Cairo e di Hala Sultan Tekke a Cipro.
Oggi, tra i tanti sensori piazzati in tutto il mondo ci sono anche quelli che trasmettono dalla torre Khmer del XIT secolo, in Cambogia. In caso di inclinazione (anche leggerissima) inviano le informazioni a Roma, attraverso un sistema centralizzato che comunica via cavo, in radiofrequenza, ma anche attraverso sms. L'equipe di Croci, che si trova a 12mila chilometri di distanza, valuta l'emergenza e, se necessario, gli scienziati prendono l'aereo per la Cambogia.
Prevenire meglio che intervenire in condizioni di emergenza. Per i monumenti, come per gli esseri umani, il monitoraggio un prezioso strumento per difendere la salute. Prima un check up e la diagnosi, poi il programma di controllo, continuo o periodico, spiega Croci, che recentemente stato definito dall'Accademia di architettura francese l'ingegnere che pi ha contribuito alla salvaguardia del patrimonio mondiale di beni artistici e culturali. stato consultato sulle condizioni dei maggiori monumenti del mondo, dalle Piramidi al Colosseo, dalla Torre di Pisa a Santa Sofia (Istanbul), dai templi di Angkor in Cambogia a quelli di Baalbeck in Libano.
Il monitoraggio computerizzato (che pu costare dai 20 ai 50mila euro) si basa su sensori che trasmettono le informazioni a una centralina di raccolta dati. Esiste una grandissima variet di rilevatori, a seconda del tipo di dispositivo e della patologia che affligge il monumento. In casi particolari si usano sensori che acquisiscono misure senza toccare affatto l'opera da proteggere. Per controllare una lesione su un affresco di Gioito, si possono impiegare tecnologie laser, a bassissima potenza: si concentra la luce su un punto preciso per accertare se la lesione si stia espandendo oppure no. Anche i sensori del tipo induttivo o basati sulla variazione di campo magnetico agiscono senza bisogno di un contatto. Sono simili a quelli utilizzati sui paraurti delle auto e aiutano a parcheggiare senza rischiare un tamponamento, spiega Russo. Gli studiosi misurano numerosi parametri tra cui la temperatura, l'umidit, e l'inclinazione delle strutture. Se una crepa ha superato il valore di soglia (per esempio, aumentata di pi di due decimi di millimetro), l'emergenza viene segnalata immediatamente.
Fase fondamentale l'interpreta-zione di tutti questi dati. Se una parete si deforma continua Croci la causa pu essere la temperatura ma anche un altro fattore, per esempio una variazione delle falde di acque sotterranee. fondamentale poi accertare se la deformazione un fenomeno ciclico (quotidiano, stagionale) oppure la spia di un processo in evoluzione.
L'interpretazione si basa su una rigorosa conoscenza scientifica. D'inverno, con il freddo, le murata-re si contraggono e le lesioni si aprono, mentre d'estate, con il caldo, le murature si dilatano e le lesioni si richiudono. Gli edifici, insomma, "respirano". Ma una lesione pu essere provocata anche da forti carichi su una muratura invecchiata. Situazione, questa, potenzialmente molto pericolosa: dopo una serie di piccole fessure, il muro pu "scoppiare".
Un attento monitoraggio a distanza stato compiuto sull'obelisco di Axum, ad aprile restituito all'Etiopia. Croci si servito del monitoraggio anche per realizzare il rifugio anti-atomico di due piani sotto il Museo archeologico di Roma, dove dovrebbero essere messi al sicuro dalle radiazioni i capolavori esposti nelle gallerie romane.



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