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VENEZIA - I turisti spendono un miliardo in cultura
di Roberta De Rossi
la nuova venezia 30 agosto 2017

Venezia terza per spesa dopo Roma e Milano. In provincia il 9,3 per cento delle imprese attivo su questo mercato

Un miliardo e 178 milioni di euro: tanto hanno speso - meglio, investito - in cultura e creativit i turisti che hanno visitato Venezia nel 2016, portandola al terzo posto in Italia dopo Roma (3 miliardi) e Milano (1,4 miliardi di euro), nella graduatoria della Spesa turistica attivata dal sistema produttivo culturale e creativo, a livello provinciale. Non solo, dunque, la cultura fa bene allo spirito, d identit a una societ e a un territorio, ma con cultura e creativit si pu anche mangiare, generando economia, lavoro e turismo buono. A raccontarlo Io sono cultura - 2017. LItalia della qualit e della bellezza sfida la crisi, corposo studio elaborato dalla Fondazione per le qualit Italiane Symbola e da Unioncamere, che hanno sondato e pesato il variegato mondo delle imprese che fanno cultura e creativit, dalla gestione del patrimonio artistico alla realizzazione di videogames, dal teatro al cinema, dalla musica allarchitettura, al design, alla comunicazione. Non solo mostre, dunque. E non solo unofferta per il turismo.

Le imprese creative. In provincia di Venezia si occupano a vario titolo di cultura il 5,3 per cento delle imprese, facendo in questo caso scivolare la realt metropolitana allundicesimo posto in Italia, lontanissima dall8,7 per cento di Milano, dal 7,3 per cento di Roma, ma anche dal 5,9 di Monza-Brianza, Como, Lecco. A queste, si aggiungono un 2,4 per cento di imprese che in provincia si occupano di creativit. Complessivamente, dunque, la voce cultura-creativit coinvolge il 9,3 delle imprese veneziane.

Il caso Museo Ebraico. Nello studio di Unioncamere e Symbola, un focus lo merita il proficuo rapporto instaurato in 27 anni tra CoopCulture e la Comunit ebraica che - osservano i relatori - ha reso il Museo Ebraico di Venezia un luogo di cultura in continuo fermento e capace di generare un impatto costante e continuo sulle comunit. Il Ghetto e il suo Museo sono diventati polo di attrazione, stimolando lavvio di nuove attivit: quattro ristoranti, un antico panificio che sforna dolci della tradizione ebraica, una locanda che offre la colazione kasher e i timer per lo Shabbat. La Comunit ha aperto 1 residenza kasher proprio in Campo di Ghetto Novo. Sono state inaugurate diverse gallerie darte che costellano il ghetto, stato restaurato e aperto al pubblico uno degli antichi banchi di pegno. C anche uno stazio di gondole. Vari anche gli strumenti di promozione: luso dei social per pubblicizzare il museo, la presentazione di percorsi di visita acquistabili online, una app (realizzata in collaborazione con lo Iuav) in grado di geolocalizzare su mappe storiche i luoghi veneziani legati alla cultura ebraica. Dallinizio della relazione tra CoopCulture e Comunit ebraica, il numero degli utenti quasi triplicato, passando da 38 a quasi 90 mila. Poi sono nate le collaborazioni con le altre comunit ebraiche in Italia. Il museo, si sottolinea, un luogo di aggregazione potente: artisti, giornalisti, scrittori vi giungono per proporre attivit quali workshop, presentazioni, incontri e piccole esibizioni.

Il turismo buono. Il riscontro di pubblico dei musei si lega alla generale crescita dei flussi di turismo culturale, trainato soprattutto dal ruolo catalizzatore delle grandi citt darte: Roma, Milano, Venezia, Firenze, Torino hanno attirato da sole negli ultimi anni una media di circa 60 milioni di turisti, si legge nello studio. La cultura genera turismo che genera impresa culturale: Cos succede che, a Venezia, non ci siano soltanto colossi come Franois Pinault e Bernard Arnault, luno con la doppia sede espositiva di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, laltro con unofferta pi legata al mercato del lusso tramite lEspace Louis Vuitton e il roof del T Fondaco dei Tedeschi. Succede che in Laguna aprano anche figure internazionali come Victoria Miro, Alberta Pane, Alma Zevi, riconvertendo in gallerie spazi abbandonati.

E se i turisti sono troppi? Si pu imparare da Amsterdam a coniugare impresa creativa e controllo dei flussi, suggeriscono nellintroduzione Ermete Realacci (presidente di Symbola) e Ivan Lo Bello (presidente Unioncamere), perch - sottolineano - mentre citt come Venezia cominciano a pensare di contare i turisti per evitare la congestione tipica dei beni di club, Amsterdam sembra aver capito meglio di tutti la sharing economy. Qui, il governo locale ha incentivato la creazione di piattaforme che propongono le esperienze di condivisione
pi disparate, di fatto traducendo in chiave tecno-contemporanea usanze antiche: lapp FlyParkRent permette di usare auto lasciate dai vacanzieri allaeroporto di Schiphol; Djeepo offre spazio disponibile per oggetti da depositare quando non si ha pi spazio in cantina.




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