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Come cambia la musica alla Reggia di Caserta
di Valeria Parrella
20 agosto 2017 LA REPUBBLICA


Che cosa significa andare a sentire un concerto in un posto straordinario come questo? Non semplicemente una bella esperienza ma vuol dire anche riprendersi un luogo e imparare a viverlo diversamente

Sulla Reggia di Caserta sera: coppie passeggiano sottobraccio lungo la facciata vanvitelliana. Donne fruscianti si sventolano incedendo lente nel lungo viale che dal carraio arriva "dritto per dritto" alla stazione dei treni. Il viale, di qua e di l illuminato debolmente, rivela due grandi emicicli coevi: gli edifici che servono la reggia: prima di tutto per le truppe di stanza. Che vita regale e serena, quella che ti fa sentire a casa tua in un palazzo che non ha eguali ( la residenza reale pi grande del mondo): regale perch allontana per un poco quel senso di stracci e miseria che invece spesso incombe sulle vite, e serena perch tutto ci che ortogonale allude alla perfezione. Che non siamo in epoca borbonica, per, lo ratifica la luna che illumina i prati e, sui prati, ragazzi stesi a chiacchierare, a baciarsi, birre in mano ch fa caldo: appena finito il concerto di Stefano Bollani. I prezzi dei biglietti vanno da democratici a sopportabili, e un ragazzetto ossuto tutto occhiali si alza proprio da un posto di platea: uno studente del conservatorio, innamorato dell'arte sua, che ha messo i soldi da parte e ora si sente un privilegiato. Ha ragione. un privilegio tutto riconquistato sciamare da questa reggia a mezzanotte, dopo essere stati in uno dei suoi cortili ad ascoltare musica.

Per anni i giardini della reggia sono stati chiusi nei giorni che i casertani dedicano alle scampagnate: troppi danni per un solo giorno, una scia di spazzatura quella che restava. Qui si dice che il pesce puzza dalla testa, e cos come credo che un generale senso di malgoverno della cosa pubblica e di degrado fosse sottostante a quei comportamenti incivili, allo stesso modo quando, la scorsa Pasqua, il direttore decise che si sarebbe potuti entrare di nuovo nei giardini per il picnic, fu il segno meraviglioso di chi si sente sicuro di ci che fa. pronto a vivere la responsabilit solo chi ineccepibile, perch solo quello pu dire: "mi fido". Fino a sera, noi partiti in viaggio per il fine settimana pasquale, si rimase con il fiato sospeso. Ci si chiedeva tra amici, con la frequenza con cui ci si informa dei risultati di una partita alla domenica: "si sa come andata a Caserta?".

And bene: fiducia chiama fiducia, andata bene. Entrare e uscire democraticamente dagli orti dei re d uno di quegli abbagli che dovettero provare le guardie rosse tornando sulla Neva dal Palazzo d'Inverno. E d un senso a questo procedere della periferia, che non sia solo la meta diurna di un pullman gran turismo appaltato dalle scuole, non il frettoloso selfie da riportare a casa.

Qualcosa di pi: dei luoghi dove potersi concentrare sulla bellezza, mentre di bellezza siamo circondati.

Bateson lo chiama deuteroapprendimento, significa che mentre attivamente ci si dedica a un'osservazione, si presta attenzione a un fenomeno, intanto, sotto ne scorre un altro che comunque segna la coscienza, la sensibilit. Che rester l da qualche parte, sub-limine, sotto la soglia della porta dell'immenso carraio della Reggia di Caserta. Pensavi di star varcando quel limes per andare ad ascoltare Bollani e intanto imparavi ad appropriarti di uno spazio della tua citt, del tuo sud, a farlo tuo di notte: quando il tempo, se c' tempo, te lo scegli. lo stesso senso di duplicazione della possibilit che si avverte entrando di sera al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il gioved, dopo le sette, a biglietteria chiusa. Due euro e si resta dentro fino alle 23 ad ascoltare musica jazz in uno dei suoi giardini, mentre fuori la cappa di caldo asserraglia la citt.

Le mura doppie difendono dal grande incrocio male ammaestrato, dalla guerriglia della movida, e a loro volta proteggono il passato: tutto ci su cui si fonda la civilt occidentale sta qui. Chiudi gli occhi e ascolti Dario Deidda, li apri e una Minerva ti guarda dallo scalone cos come Canova la volle. Due euro e tu e Canova guardate la stessa cosa "nello stesso momento". Ed misticismo voler credere che le due manifestazioni dello spirito sono coerenti e coese? Non che la musica si aggrega alla scultura per trasformarsi poi, entrambe, nella nostra coscienza, cos come l'idrogeno e l'ossigeno combinandosi fanno l'acqua? Le regge spalancate, i musei di notte, quello che era stato pensato per pochissimi che diventa di tutti anche un civile escamotage che i direttori dei nostri poli museali hanno trovato per bilanciare decisioni indifendibili, per esempio quella che dal 2014 condanna gli over 65 a pagare il prezzo pieno del biglietto, togliendo loro il miele del potersi rifugiare in una pinacoteca, in una galleria anche ogni giorno, ch se un vantaggio c', a nascere italiani - se c' - solo questo: che alla stessa distanza del salumiere c' una chiesa barocca o un mosaico bizantino, o gli occhi bianchi dei bronzi tirati su dal mare. Un pensionato non sta due ore in fila la prima domenica del mese: si stanca (e i nostri anziani che si sono alzati dopo quarant'anni dalle cattedre non sono cos fessi da farsi bastare un centro commerciale). Ma questa solo una declinazione della storia, la stessa storia che racconta un momento di costruzione per non addetti ai lavori, uno di quelli in cui nasce l'immaginario: il modo in cui il marmo si fa curva nel toro Farnese, ci entrato nell'anima assieme a quella nota jazz. Sono le cento sostanze semplici che formano milioni di composti, i mattoni dell'edificio del mondo in cui viviamo. I souvenir dal nostro personalissimo Grand Tour: quando poi ricomincia la scuola, la fretta, la corsa a prendere la metro ti trovi in tasca un pezzo di bellezza che non sapevi manco di aver raccolto.



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