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ORA LA REGIONE PROGETTA IL CONDONO PERMANENTE
GIUSEPPE GUIDA
12 agosto 2017 LA REPUBBLICA




IVERI ipocriti, scriveva Andr Gide, sono quelli che cessano di attuare i loro inganni, mentendo con sincerit. Sul piano inclinato e sdrucciolevole dell'urbanistica, dell'edilizia e dell'abusivismo edilizio, la Regione Campania, si sta esercitando da pi di dieci anni a lasciare il territorio privo di tutele, affidandolo ad un liberismo non pi criminogeno perch coperto dalle nuove normative cucite addosso alla speculazione edilizia.

Tuttavia non tutto si pu dire e confessare apertamente, e cos lo smontaggio delle regole avvenuto lentamente, pezzo dopo pezzo, tutela dopo tutela, vincolo dopo vincolo. Le motivazioni sono sempre le solite, vischiose e ambigue: abusivismo di necessit, rilancio dell'economia, "valorizzazione" dei paesaggi, un generico "sviluppo". Tutte accezioni a vacante, gusci vuoti che, di fatto, stanno riportando l'intera regione a modelli che non temono il confronto con il famigerato "sacco" di Napoli, con l'urbanizzazione della costa domitia, con la saga degli ecomostri realizzati tra gli anni '50 e '80 (alcuni dei quali, quelli pi sfortunati, poi abbattuti).

Uno dei nemici della Regione Campania, da anni ormai, quindi la fastidiosa pianificazione urbanistica che, pur nascendo come un "patto" per il futuro che le comunit locali si danno, soprattutto per garantire le parti pi deboli (fisiche e sociali) di un territorio, viene oramai considerata come un inutile impiccio di cui meglio liberarsi quanto prima.

A questo proposito, la Legge regionale 19 del 22 giugno di quest'anno ("Misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del territorio), che stabilisce "misure alternative alle demolizioni di immobili abusivi (!), come recita candidamente l'articolo 2, far scuola, e non a caso stata impugnata dal governo, con disappunto del presidente De Luca. La legge utilizza una tecnica molto spesso appannaggio dei legislatori regionali. A questo proposito, su Repubblica dell'8 agosto, Tomaso Montanari ha scritto: L'altra faccia dell'abusivismo speculativo che sfigura l'Italia lo stravolgimento della legislazione del territorio, non di rado tesa a sanare preventivamente gli abusi, anzi a trasformare l'abuso in legge, sostituendo alla pianificazione pubblica l'iniziativa dei costruttori . Insomma, quello che sta avvenendo (in molte parti d'Italia, a dire il vero: Montanari faceva l'esempio dell'Emilia Romagna) una sorta di transustanziazione dell'abuso, dello sfregio al paesaggio, dell'alterazione dell'equilibrio urbanistico, in qualcosa di legale: un condono permanente, continuativo, soprattutto duraturo, i cui segni resteranno per sempre su un territorio che si vuole a vocazione turistica, enogastronomica, paesaggistica.

Proprio la pianificazione paesaggistica l'altro bersaglio della Regione. Riposta l'idea di fare, come prevederebbe la legge, il piano paesaggistico regionale, il mese scorso stato approvato in commissione un disegno di legge che annuncia la modifica e quindi l'alterazione definitiva del Piano urbanistico territoriale della costiera sorrentino-amalfitana (Put). Un manipolo di consiglieri regionali, capeggiati dall'onorevole Alfonso Longobardi, ritiene il territorio peninsulare eccessivamente "ingessato" e bisognoso quindi di un trattamento particolare che prevede, appunto, la lenta demolizione dei vincoli del Put. Qui l'ipocrisia duplice. Non solo non si riconosce a quel piano paesaggistico l'aver in buona parte salvato le coste che, ricordiamolo, sono tra i pochi territori della nazione ancora appetibili e nettamente remunerativi anche in tempi di crisi; ma non si tiene conto delle decine di leggi e modifiche di norme che consentono gi oggi ampie e spropositate manomissioni a quei territori, come il Piano Casa, o la Legge regionale 19/2001 che consente da quasi vent'anni di sbancare uliveti e limoneti trasformandoli in box interrati.

Messi tutti insieme, questi (ed altri) provvedimenti, hanno smontato la pianificazione urbanistica e la tutela del paesaggio nella Regione, trasformandola in materia priva di rilievo e campo di successo per gli avvocati che riescono a trovare appigli comodi a qualsiasi problematica. L'interesse collettivo, per, da tutt'altra parte.



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