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Venezia soffocata dal turismo e il complotto che non c
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 5/8/2017

Come se ogni denuncia, ogni foto, ogni grido dallarme non fossero gi stati sbattuti in prima pagina, grazie a Dio, dai giornali nostri, nazionali e locali. E non per suicida masochismo: per salvarla, Venezia.

Certo, non la prima volta. Basti ricordare il fastidio che per anni manifestarono i politici veneziani, dediti a spazzar la polvere sotto il tappeto, davanti alle intemerate del foresto Indro Montanelli, querelato per aver annunciato ad alta voce ci che poi sarebbe successo. Ricorder cinque anni prima di andarsene: Come scrissi in tempi lontani, e come ormai mi sono stancato di ripetere, Venezia non aveva, per restare Venezia, che una scelta: mettersi sotto la sovranit ed il patronato dellOnu per riceverne il trattamento, che certamente le sarebbe stato accordato, dovuto al pi prezioso diadema di una civilt non italiana, quale la Serenissima mai fu n mai si sent, ma europea e cristiana, intesa unicamente alla conservazione di se stessa, quale tutto il mondo civile la vorrebbe. Macch, sordit totale. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: un turismo di massa con la merenda al sacco, che fa i suoi bisogni sotto i loggiati.

Lo scriveva nel 1996. Odiava Venezia? O al contrario la amava disperatamente come solo gli amanti col cuore spezzato sanno amare? E Lisa Gerard-Sharp, linviata del National Geographic che un anno fa si chiese se chi come me ama Venezia con coscienza, ha il diritto di incoraggiare altri a visitarla?. Scrisse: Noi turisti siamo cos tossici che sarebbe meglio rimanere a casa e cenare da Pizza Express dove i proventi della pizza Veneziana sostengono i restauri di Venice in Peril. Attaccava Venezia o puntava a salvarla? Evviva il turismo, ma farsene travolgere folle.

Tutti i giorni che Dio manda in terra lantica farmacia di Andrea Morelli, in campo San Bartolomeo, aggiorna un pannello luminoso coi dati dellanagrafe. Una missione civile. Ieri i residenti del cuore cittadino erano scesi a 54.579. E molti, potete scommetterci, sono residenti solo fittizi perch costretti a rispettare le regole dei B&B. Che raccolgono milioni e milioni di visitatori ammucchiati sfatti nellafa. I quali possono contare su nove bagni pubblici nella citt serenissima pi uno a Torcello, uno a Murano, uno a Burano. Totale dodici. Per 28 milioni di turisti lanno che nel 2017 potrebbero crescere ancora.

E tutti i giorni il nostro Corriere del Veneto , il Gazzettino , la Nuova Venezia , documentano con foto, video, articoli il progressivo degrado. Ragazzotti che fanno il bagno smutandati nei canali, poppute cortigiane slave in finto costume settecentesco che adescano i passanti vieni bello fare foto!, venditori di cianfrusaglie cinesi made in Venice, signore disinibite evacuanti nei canali o addirittura sul pavimento di una enoteca, ciccioni desnudi che solcano la folla con la panza a prua, ingorghi di motoscafi e gondole e vaporetti, cataste di spazzatura sfuggite alla raccolta di trenta metri cubi quotidiani di scoasse...

Che resti tra noi, intimava il titolo di un film francese di una ventina danni fa. E resti tra noi pare lordine di servizio lanciato da chi crede che limmagine e la realt virtuale vengan prima di tutto il resto. Compreso il rispetto di noi stessi. Ed ecco il fastidio per lallarme lanciato nel 2015 sulleccesso di turisti (Non vogliamo diventare come Venezia) dal sindaco di Barcellona Ada Colau, citt che registra pi o meno lo stesso numero di presenze ma 29 volte pi abitanti su una superficie immensamente superiore. Rispose allora il sindaco Luigi Brugnaro: Invitiamo il sindaco Ada Colau a venire a Venezia. Potr essere loccasione per mostrarle le bellezze della citt e magari per farle cambiare idea sul fatto che Venezia viva e vuole vivere, come citt che incontra il mondo.

Certo che bellissima, Venezia! Ma che centra con lallarme sulla overdose di visitatori e di alberghi, locande e B&B pi o meno regolari, pi o meno abusivi? Dario Franceschini and addirittura oltre e pur ammettendo che a Venezia c un problema di sovraffollamento, sbott: A Barcellona dovrebbero baciarsi i gomiti per poter diventare come Venezia. Ovvio. Ma magari non travolta dalle stesse orde.

Va da s che i reportage del Guardian (Questestate andate a Venezia? Non dimenticate la mascherina anti-smog) e dell Economist sullinquinamento causato dalle grandi navi e soprattutto quello pi generale del New York Times hanno scottato la pelle di tanti amministratori e operatori turistici locali. Sia chiaro: tutto si pu fare meglio e qualche sbavatura sar sfuggita agli autori. Philip Rylands, a lungo direttore della fondazione Guggenheim, ha detto di averlo trovato facilone e frettoloso pur essendo la situazione assai complessa. Ma ha senso parlare di un complotto? Eppure questa la tesi dellassessore al turismo Paola Mar rivelata al Gazzettino : C una regia dietro questa campagna di stampa mondiale contro Venezia. Bum! Una congiura? Certo che c una regia. Magari qualcuno che passa informazioni alla stampa estera magari proprio da qui. Qualcuno cui fa piacere abbattere le iniziative che Venezia sta attuando.

Indimenticabile il commento di Vittorio Bonacini, presidente degli albergatori veneziani: Unoperazione tristanzuola di marketing per vendere pi copie sulla pelle della citt. Ma dai! E il New York Times , che dopo lelezione di Donald Trump ha guadagnato 250 mila nuovi abbonati lancerebbe gli allarmi su Venezia per vendere pi copie sulla pelle della citt? Mostrino una svolta vera e profonda, a Venezia, e sar loro riconosciuta. Con squilli di tromba. Fino ad allora, come dimostrano le cronache non planetarie ma locali, peseranno come macigni le parole scritte in Un viaggio in Italia da Guido Ceronetti: C qualcosa dimmorale nel non voler soffrire per la perdita della bellezza, per la patria rotolante verso chi sa quale sordido inferno di dissoluzione, non pi capace di essere lume nel mondo.



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