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COSENZA Una decisione incomprensibile
Battista Sangineto*
1 aprile 2017, cronache delle Calabrie

I crolli, le rovine e le demolizioni dei manufatti degli uomini sono metafore potenti e molto precise della condizione in cui vivono le societ e in Calabria accade di continuo che crollino o scompaiano -per incuria, per incapacit o per dolo- interi brandelli del nostro territorio, dei nostri paesaggi e, addirittura, delle nostre citt storiche.
Quando crolla, o addirittura viene demolito, un pezzo della propria citt storica come se ad ognuno di noi fosse tolto qualcosa di se stesso, tutte le volte che accade come se ognuno di noi perdesse un po di memoria, di quel che ha amato, come se venisse sradicata una piccola porzione del proprio io, quello individuale e quello collettivo.
Eppure, a Cosenza, avvenuto che nessun cittadino, con pochissime eccezioni, si sia lamentato pubblicamente delle demolizioni effettuate, dalla propria Amministrazione in carica, nel Centro storico della citt.
Vorrei ricordare, a chi ancora non lo sapesse, che agli inizi di marzo 2017 sono stati rasi al suolo alcuni edifici storici lungo Corso Telesio, via Bombini, via Gaeta, -ma anche in via Santa Lucia- solo perch erano pericolanti e perch non avevano, a giudizio dellAmministrazione in carica, alcun pregio architettonico o storico-artistico, ma andavano demoliti perch comportavano rischi per lincolumit delle persone. Il 19 ottobre 2016 veniva approvata una delibera che recitava: Demolizione di opere per somma urgenza - Immobili siti in Cosenza - Centro Storico - Compresi tra Via Bombini, Via Gaeta e Corso Telesio. Limporto totale dei lavori ammonta a 384.768,87 euro. Una Amministrazione, dunque, che usa centinaia di migliaia di euro del suo bilancio per radere al suolo case e palazzi della citt antica invece di utilizzarli per metterli in sicurezza, magari in attesa di finanziamenti pi cospicui per restaurarli, se proprio non fossero bastati quasi 400mila euro. Del resto non credo che si possa invocare la motivazione dellincolumit delle persone perch un intervento programmato dal 19 ottobre 2016, ma effettuato ben 5 mesi dopo, non pu essere, evidente a chicchessia, di somma urgenza. Per somma urgenza, dunque, sono stati rasi al suolo edifici di antica fondazione sotto ai quali molto probabile che si possano trovare resti archeologici della Consentia prima bruzia e poi romana, come gi avvenuto con il ritrovamento di imponenti ambienti di un bagno pubblico romano -in vico S. Tommaso, nel palazzo in cui si trova lAssessorato alla cultura del Comune- a non pi di 15 metri di distanza dalla demolizione effettuata con le ruspe in via Santa Lucia. Del resto, agli inizi del 900, larcheologo cosentino Edoardo Galli, aveva trovato e segnalato la presenza di possenti muri romani proprio sotto Palazzo Cosentini che adiacente agli edifici abbattuti fra Corso Telesio, via Bombini e via Gaeta. Per completare il quadro storico-urbanistico bisogna aggiungere che gli edifici abbattuti erano gi descritti nel catasto murattiano, erano presenti nella cartografia del Catasto post-unitario datato 1873 e, per di pi, da documenti darchivio sappiamo che tutta questarea stata sede, alme-no dal XVIII secolo, di botteghe artigianali. Come stato possibile strappare questo importante tassello della forma urbana di Cosenza, come stato possibile asportare un brandello della sua storia bimillenaria? Come stato possibile che lungo il medioevale Corso Telesio sia stata praticata una cos larga e profonda ferita che non sar pi rimarginabile? Come stato possibile demolire con la ruspa -senza neanche, per quel che ci dato sapere, una delibera comunale- gli edifici in via Santa Lucia? In qualit di professore aggregato di Metodologia della ricerca archeologica presso lUniversit della Calabria, ma anche di cosentino, mi piacerebbe sapere se questa Amministrazione comunale ha chiesto lautorizzazione per abbattere i suddetti edifici al Soprintendente, dottor Mario Pagano. LAmministrazione di Cosenza avrebbe dovuto chiedere questa autorizzazione perch, ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004, gli assi viari in un Centro antico -cos come le cortine edilizie che vi si affacciano- sono di propriet pubblica e di interesse storico e, pertanto, non possono essere soggette ad alcun lavoro senza autorizzazione da parte del Mibact. Mi piacerebbe sapere anche, dal Segretario regionale del Mibact dottor Patamia, se stata convocata, per queste demolizioni, la Commissione regionale per la tutela del patrimonio culturale che, a causa della complessit e dellantichit del tessuto urbano di Cosenza, lunico organismo, secondo il DPCM n. 171/2014, che avrebbe potuto autorizzare un cos drastico e irreversibile intervento. Mi piacerebbe capire anche, ma questo un argomento pi complesso, perch -se si escludono poche e lodevoli eccezioni individuali- le opposizioni politiche (partiti) e sociali (sindacati), le associazioni (Fai, Unesco, Italia Nostra, ambientalisti etc.), gli ordini degli ingegneri, dei geologi, degli architetti e urbanisti e, in generale, i cosentini abbiano taciuto di fronte a questo scempio della nostra storia.
*Docente UniCal



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