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Pordenone, le necropoli cancellate negli anni del boom delledilizia
28 giugno 2017 il messaggero veneto

PORDENONE. Ai margini di una bassura, a Pordenone, cerano due necropoli: quella lungo via Vallona, la cava degli arsus, e i resti di capanne preistoriche sul terrazzamento di via Revedole, dove oggi insiste la Curia.

una ricerca dello storico Franco Serafini ad approfondire un altro tassello di storia cittadina, attualizzato con un appello-esortazione: Mi auguro che in futuro, in occasioni di interventi edilizi sviluppati allinterno o allesterno delle antiche mura di Pordenone, ci sia una maggiore sensibilit da parte di tutti, per far recuperare dalla Soprintendenza le testimonianze di un passato che possono sempre emergere, le quali verrebbero ancora di pi a nobilitare la nostra citt.

Chi percorre viale della Libert comincia Serafini pu ancora notare, in prossimit della chiesa del Beato Odorico, i resti di un grande avvallamento che stato bonificato nel dopoguerra per lespansione urbanistica: si estendeva da via Vallona sino al laghetto Tomadini (dove oggi c lInterspar).

Ai margini di questa depressione emersero testimonianze di una antica necropoli quando venne eseguito lo spianamento di un terreno posto lungo via Vallona, identificabile nella frase tratta dalla Cronaca Patria di Osvaldo Ravenna: Nella spianata che fu eseguita nel 1686 dei Monticelli alla Vallona, furono trovate ossa gigantesche, medaglie antichissime, dardi arrugginiti. Questa testimonianza ci permette di comprendere che tra la via Vallona e la riva destra della depressione venne distrutta verso la fine del 600 unampia zona di tombe a tumulo.

Analogamente, in prossimit della riva sinistra, sotto la via Rive Fontane cerano fino agli anni 50 dei terreni incolti con delle elevazioni al termine di campi coltivati, che appartenevano alla propriet della casa colonica ancora esistente e prossima allattuale cavalcavia di viale Venezia.

Lestensione di questi campi aveva come confini a levante e a ponente due ruscelli ancora in parte visibili. Il primo individuabile tra le vie Rive Fontane e Gabbana - chiamato oggi scolo pubblico Peschiera - mentre laltro lo si nota allinizio di via Confalonieri e viale della Libert.

Le elevazioni del terreno incolto si estendevano nellarea dove oggi sono posti il condominio Rhoss e il distributore di benzina. Il loro spianamento risale alla primavera del 1954 quando vennero distrutte varie tombe a tumulo romane con inumati e con cremati posti in anfore. Un luogo che la tradizione orale, tramandata tra gli abitanti di Torre, lo indicava come la cava dei arss (arsus, arsi, bruciati). Questo antico ed esteso luogo tombale venne scoperto tra il 1941 e il 1949 dal conte Giuseppe di Ragogna che cerc invano di ostacolare il livellamento dei terreni.

Non si pu quindi escludere che se questo luogo tombale di epoca romana, posto alla sinistra dellampia depressione, era utilizzato da coloro che abitavano in antico nella zona dove poi sorger Torre, quello precedentemente segnalato prossimo a via Vallona fosse utilizzato da altri, insediatisi per su quel terrazzamento che poi diverr Pordenone (la Motta) e pertanto non improbabile che in futuro, sulle alture dove sorse Pordenone, possano emergere testimonianze di tale epoca, durante gli scavi edili.

Quanto al terrazzamento a lato di via Revedole (che in origine era lantico sentiero che conduceva da Torre al Noncello) furono rinvenuti selci lavorate e frammenti di vasi in cotto in pasta prima che venisse edificato un complesso residenziale. Furono rilevate tracce di dispersioni di frammenti ceramici in tre aree ovoidali, appartenenti a fondi di capanna preistorica.

Nonostante lappello di intervento della Soprintendenza, si procedette col progetto di edificazione della nuova curia e cos venne demolita quella casa colonica posta sopra il terrazzamento, perdendo unaltra occasione per esaminare un luogo che sarebbe stato di notevole interesse per la ricostruzione della nostra storia pi antica, sviluppatasi lungo il Noncello. (e.l.)



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