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Cir Marina, cavalli e mucche nel tempio di Apollo Aleo. Ma la UE nel 2012 stanzi 500mila euro per recuperarlo
di Manlio Lilli
il Fatto quotidiano | 28 giugno 2017



uno dei pi antichi santuari dell'Italia meridionale ma, nonostante i finanziamenti della Unione Europea, tuttora in uno stato di completo degrado: basamenti coperti da erba alta e stato di conservazione precario, anche a causa del pascolo degli animali. Eppure i fondi europei sono stati assegnati cinque anni fa e i lavori aggiudicati nel 2015


Un unico cartello arrugginito e ammaccato, il tempio abbandonato a s stesso, hanno portato via persino il filo spinato che doveva esserci tuttattorno! veramente un peccato che un pezzo di storia venga abbandonato cos셔, scriveva su Tripadvisor un turista nellagosto 2016. Prima, almeno dal 2012 e anche dopo, solo degrado e abbandono. Si parla del santuario di Apollo Aleo, nei pressi di Punta Alice, territorio di Cir Marina, nel Crotonese.

Uno dei pi antichi santuari dellItalia meridionale. Scavato nel 1923, insieme alle case dei Sacerdoti, ormai scomparse, e a numerosi oggetti della stipe votiva, elementi architettonici e iscrizioni, oltre al famoso acrolito di Apollo Aleo, conservato al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. la solita storia? Assenza di risorse e quindi impossibilit di mettere davvero mano al sito, nonostante la dichiarata buona volont del Comune che dovrebbe occuparsi della manutenzione e della Soprintendenza archeologica che lo detiene? Questa volta non cos.

Nel 2012 la Regione, attingendo ai fondi Por 2007-2013 ha deliberato un progetto per Scavo, restauro e musealizzazione del santuario. Un progetto importante, condiviso da Comune di Cir e Soprintendenza archeologica per la Calabria. Vennero stanziati quasi 500 mila euro. Che ancora non si riesce ad utilizzare. Gi, perch dopo la pubblicazione, nel 2014, del bando per lappalto dei lavori, finalmente nel 2015 c laggiudicazione. Ma dei lavori nessuna traccia. Nessuno scavo archeologico, nessun restauro. Neppure il centro funzionale, la struttura mista, vetro-legno-cemento armato-pietra locale, composta dallintersezione di due corpi rettangolari, come spiegano nella Relazione tecnica generale del dicembre 2013 gli architetti Ammendolia e Patanisi, progettisti dellintervento. Centro funzionale, fortemente voluto da Maria Grazia Aisa, larcheologa responsabile dellarea per conto della Soprintendenza, ma dichiaratamente avversato da Salvatore Patamia, segretario regionale del Mibact. Intanto tra discussioni e rinvii ogni cosa rimane comera.

Il tempio presenta due fasi edilizie sovrapposte: la prima, risalente alla prima met del VI sec. a.C., propone un edificio allungato di m 278, di cui si conserva lo zoccolo del muro perimetrale della cella. La seconda fase, databile al III sec. a.C., presenta una struttura di ordine dorico in pietra, mentre pochi cambiamenti dovette subire invece la cella. La descrizione sul sito nellAtlante dei Beni culturali della Calabria particolarmente utile per avere unidea della struttura. Cos come la fotografia allegata. Restituiscono informazioni che visitando larea archeologica rimangono senza confronto. Si vedono solo le vacche sdraiate al sole e i cavalli lanciati al galoppo nellarea del santuario () perch le basi lapidee del tempio arcaico e il basamento dorico sono nascosti dallerba alta. Solo un cartello stracciato sorretto da unimpalcatura arrugginita, indica che quellarea coincide con il parco archeologico Apollo Alaios, ha scritto alla met di giugno Patrizia Siciliani su Il quotidiano del sud.

Ma i resti antichi non sono soltanto coperti dallerba. Sono anche in uno stato di conservazione pi che precario al quale hanno contribuito la mancanza di qualsiasi manutenzione e il prolungato passaggio degli animali presenti nellarea da anni. A loro si deve linvasione delle zecche che ha costretto in questi giorni il Comune di Cir, insieme allAsp di Crotone e allEnte regionale Calabria verde a provvedere ad una disinfestazione.

Daltra parte larea archeologica non pi recintata da tempo. In compenso rimasto il vecchio cancello di accesso. Lunico pannello ormai illeggibile e mal sorretto da una struttura di ferro. Insomma manca tutto, a parte il degrado che coinvolge una vasta area, non solo quella del santuario. A breve distanza ci sono gli stabilimenti della Syndial Green Project, una societ di Eni, che si occupava della produzione del cloruro di sodio iperpuro. Stabilimenti chiusi dal 2008 e sul cui riutilizzo si continua solo a discutere tra la propriet e rappresentanti politici locali e regionali. Anche in questangolo di Calabria, linerzia sembra avere la meglio. Cos continua a languire larea archeologica. Cos ogni idea di valorizzazione rimane solo un progetto.



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