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NAPOLI - Le strade senza decoro urbano
ALDO CAPASSO
21 giugno 2017 LA REPUBBLICA

A NAPOLI, ogni volta che bisogna intervenire per la manutenzione o per inserire elementi o modifiche dello spazio urbano, nasce una "rissa culturale". Uno scontro insostenibile tra soprintendenza, amministrazione comunale e studiosi, perch una costante polemica basata sul rapporto tra storia, contemporaneit e nuove esigenze funzionali: argomento serio che non si pu risolvere quando nasce l'emergenza dei lavori. Vedi appunto il problema delle pavimentazioni nel centro storico. Pasquale Belfiore, su questo quotidiano, a proposito della polemica sulla pavimentazione del Corso Vittorio Emanuele, faceva riferimento al previsto Piano di gestione del centro storico di Napoli Sito Unesco, mai attuato, che certamente avrebbe dato delle indicazioni, evitando i soliti stress che avviliscono la citt ogni volta che bisogna intervenire.

Analogo problema sorto per la tinteggiatura della Galleria Umberto I, dove la mancanza di linee guida per la riqualificazione ha determinato appunto libert d'interpretazione nella scelta dei colori e la conseguente mancanza di coordinamento.

Cos pure l'avventata realizzazione del cassonetto murato della spazzatura al centro dell'incrocio di una strada ottocentesca del Vomero.

E questi sono solo alcuni esempi pi eclatanti.

Che senso ha un assessorato al Decoro urbano, quando interviene solo dopo misfatti, non sempre reversibili?

Sono ormai anni che predico la necessit di un "Dipartimento per la qualit urbana" o simile, in grado di affrontare le linee guida per la riqualificazione, gli adeguamenti funzionali, il recupero, la gestione e particolarmente il controllo della "qualit" dello spazio pubblico della citt. Una esigenza che non solo per il centro storico, ma anche per la citt consolidata e per le periferie. Anche queste meritano la stessa attenzione, forse anche maggiore per renderle confortevoli e desiderabili.

Un dipartimento che non dovrebbe essere una struttura assessoriale, ma culturale e metodologica capace di aiutare proprio gli assessorati competenti a dare risposte uniche e concordate per evitare, come avviene spesso, che certe scelte siano al di fuori della qualit ambientale, (vedi il caso dei dehors). Un florilegio e un'invasione di gazebi ed ombrelloni, forse dettati dall'esigenza occupazionale, ma questo il modo corretto e utile all'accoglienza, allo sviluppo turistico alla qualit urbana?

Negli anni Novanta si sperimentato un primo tentativo di indicare delle linee guida per le vetrine ed insegne, cio le devanture dei negozi, attraverso il coordinamento di ricercatori dell'universit, Camera di commercio, amministrazione comunale e soprintendenza. Uno studio che port alla eliminazione di quasi il 70% delle vetrine sporgenti sui marciapiedi e invadenti i basamenti degli edifici del centro storico.

Questa sperimentazione fu certamente innovativa e utile, ma si vanific successivamente nell'indifferenza; il problema riemerse, poi, quando pesanti e visibili interventi di vetrine sui negozi riproposero il mancato coordinamento e controllo.

Il che significa che ci vuole, da un parte la volont politica di proporre una simile struttura, dall'altra la capacit di organizzare un tale "ufficio" coinvolgendo sia le risorse umane interne del Comune, sia quelle della soprintendenza e della universit sul piano del linee guida, nonch una rigorosa struttura di verifica dell'applicazione della norme e di controllo nella fase di realizzazione.

Se non si affronta un simile problema per garantire non solo la qualit ma anche la velocit dei lavori, si continueranno a impantanare molte opere, oppure a realizzarle all'insaputa degli enti di controllo. Questo perch non si risolve il legittimo scontro tra l'esigenza dell'amministrazione di operare sul territorio per rispondere alle sollecitazioni dei cittadini e l'obbligo degli enti di tutela che devono garantire il rispetto dei valori storici ed ambientali dello spazio pubblico.

Governare e controllare lo spazio pubblico stato sempre un problema, per cui ritengo che, nonostante la crisi sociale, economica e politica che c'investe, queste sollecitazioni di regolamentazione della qualit urbana, comunque, vadano ribadite.



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