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Roma, il Parco conteso: il Colosseo tra assolutismo ministeriale e rispetto delle leggi
di Edoardo Caterina


Possibile che sia pi abusivo il Parco archeologico del Colosseo degli improbabili centurioni che vi stanno davanti? la prima domanda che verrebbe da porsi venendo a conoscenza delle due sentenze con cui il del TAR Lazio (nn. 6719 e 6720 del 7 giugno 2017) la settimana scorsa ha annullato il decreto ministeriale del 12 gennaio 2017 istitutivo del Parco del Colosseo.

In realt, ove si leggano bene le sentenze, a imporsi sarebbe unaltra domanda: ma quante singole norme di legge riuscito a violare un regolamento del MiBACT?.

Tentiamo lardua impresa di rispondere elencando le disposizioni violate dal decreto ministeriale impugnato e dai conseguenti provvedimenti:

Lart. 97 della Costituzione
Lart. 17 della legge 400 del 1988
Gli artt. 4 e 4-bis del decreto legislativo 300 del 1999
Lart. 38 del decreto legislativo 165 del 2001
Gli artt. 4, 5, 6 del decreto legislativo 61 del 2012
Lart. 14 del decreto legge 83 del 2014 (e il relativo regolamento attuativo: d.p.c.m. 171 del 2014)
Lart. 1, comma 327 della legge 208 del 2015 (legge di stabilit per il 2016)
Lart. 1, comma 432 della legge 232 del 2016 (legge di stabilit per il 2017)

Il bello che lo stesso decreto richiamava apotropaicamente, nella premessa in testa, gran parte delle suddette norme.

Il TAR, dopo essersi districato in una serie di decreti ministeriali scritti in maniera non proprio limpida (una tecnica redazionale del testo dei decreti ministeriali non sempre piana e coerente) ha concluso che, in breve, il Ministero non poteva istituire il Parco del Colosseo per due ordini di ragioni.

In primo luogo perch il Ministero non pu autonomamente, con proprio regolamento, istituire un ufficio dirigenziale generale. A dirlo lart. 97 della Costituzione per il quale i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge. Quindi avrebbe dovuto essere una disposizione di legge a istituire il Parco del Colosseo. O, a tutto concedere, un regolamento emanato secondo il complesso (data la rilevanza della materia) procedimento richiesto dallart. 17, comma 4-bis della legge 400 del 1988. E invece il Parco del Colosseo spuntato come un fungo, con un decreto ministeriale. Qualcuno forse obietter che, al di l del dato formale, si tratta di lacciuoli e cavilli burocratici. Ebbene, non so quanto sia confortante lidea di un ministro che ha il potere di fare e disfare a suo piacimento, senza neppure informare il Consiglio dei Ministri e le commissioni parlamentari competenti, gli uffici generali in cui organizzato il Ministero. E neppure molto confortante il pensiero che il medesimo ministro scelga anche il punto in fondo sempre lo stesso i direttori dei pi importanti uffici dirigenziali (in questo caso: musei italiani) sulla base di un rapporto fiduciario.

Laltro problema riguardava il mancato coinvolgimento del Comune di Roma. Il d.lgs. 61/2012 conferisce infatti a Roma capitale un ruolo nella valorizzazione dei beni culturali romani e richiederebbe pertanto un coinvolgimento (una conferenza unificata) del comune in decisioni di tale portata (listituzione del Parco del Colosseo ha tra laltro avuto leffetto di sottrarre al comune di Roma gran parte dei proventi della bigliettazione del Colosseo). Molto banalmente, il Ministero ha violato, oltre che univoche disposizioni di legge, il generale principio della leale collaborazione tra enti, ovvero quel basilare principio di correttezza nel rapporto tra istituzioni con competenze concorrenti.

Vi infine un altro aspetto affrontato accuratamente da una delle due sentenze (la 6719) e che gi era stato oggetto di una delle due sentenze del TAR Lazio del 24 maggio: quello della nazionalit straniera del soprintendente/direttore del Parco. Il decreto ministeriale infatti riproponeva il copione della selezione pubblica internazionale gi usata nel 2015; di qui il bando per lincarico di direttore del Parco che non richiedeva la cittadinanza italiana ai candidati. Il TAR ha nuovamente censurato questa mancanza, e stavolta anche alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia, tanto invocata da chi ha criticato la sentenza di maggio. I giudici amministrativi hanno condivisibilmente ritenuto che lincarico di direttore di un ente dotato di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa e qualificato come di rilevante interesse nazionale dallo stesso decreto ministeriale, nonch fornito di ampi poteri gestionali (tra i molti, si segnala quello di autorizzare il prestito dei beni culturali delle collezioni di propria competenza per mostre sul territorio nazionale o allestero) non pu che essere considerato un incarico che comporta la partecipazione diretta e specifica allesercizio dei pubblici poteri e che finalizzato alla tutela dellinteresse generale dello Stato. Ne segue che, stando alla giurisprudenza della Corte di Giustizia, facolt del legislatore nazionale derogare per questo tipo di incarico al principio di libera circolazione dei lavoratori. E la questione , secondo il TAR, talmente chiara da non rendersi neppure necessario il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia.

Ma ora la palla passa al Consiglio di Stato che nella udienza di domani dovrebbe fornire una sua lettura giuridica della vicenda.

Ritornando alla domanda iniziale, posso immaginare che molti rimarranno interdetti da tutta la vicenda e dallesito complessivo delle decisioni del TAR. Possibile che ad essere abusivo sia il Parco del Colosseo e non i centurioni? possibile, se chi chiamato in primo luogo ad applicare le leggi (il Comune di Roma nel caso dei centurioni, il Ministero nel caso del Parco) scrive delle regole infischiandosene dolosamente delle procedure richieste dalle leggi.

Il TAR ci ha messo ancora una volta in guardia da uno dei pi antichi vizi dello Stato italiano, quello che gi nellOttocento veniva chiamato lassolutismo ministeriale, sarebbe a dire lonnipotenza di apparati amministrativi autoreferenziali che agiscono al di sopra di ogni regola. Al riguardo vale sempre la pena ricordare che il principio di legalit non un odioso cavillo, ma una regola di democrazia.

Qui il testo integrale delle sentenze:

Sentenza Tar Lazio 6719/2017

Sentenza Tar Lazio 6720/2017

https://emergenzacultura.org/2017/06/14/roma-il-parco-conteso-il-colosseo-tra-assolutismo-ministeriale-e-rispetto-delle-leggi/


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