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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Vuoi portare via allItalia i tesori dellarte? Basta unautocertificazione
Gian Antonio Stella
www.emergenzacultura.org, 03/06/2017

Laccusa contro la legge sulla circolazione dei beni culturali: Molti saranno tentati dallautocertificare che le proprie opere stanno sotto i 13.500 euro anche se cos non , facendo uscire dal Paese beni preziosi



Cosa hanno in comune la difesa del nostro patrimonio artistico e le furbizie di un po di bidelli, maestri, agenti di custodia di Agrigento? Molto. Una stupefacente sentenza della Cassazione, infatti, conferma una volta per tutte che delle autocertificazioni, se non vengono varate norme durissime per chi truffa, non ci possiamo fidare affatto. Senza pene serie, tana libera tutti. Ma partiamo dallinizio. E cio da quellarticolo 68 del disegno di legge sulla circolazione internazionale dei Beni culturali in discussione al Senato. Articolo difeso a spada tratta da Dario Franceschini (razionalizza la disciplina allineandola a quanto avviene in tutta Europa e nessun bene vincolato potr uscire in via definitiva dal Paese n le opere incluse nelle collezioni dei musei ma solo quelle di propriet privata non vincolate) e messo sotto accusa da esperti, studiosi, intellettuali come una Legge svendi-arte. Accusa firmata da personalit diverse come larcheologo Salvatore Settis, larchitetto Stefano Boeri o il musicista Paolo Fresu. Per non dire di Tomaso Montanari e Vittorio Sgarbi, da sempre cane e gatto ma per una volta uniti nel lanciare lallarme. Breve riassunto con le parole di Fabio Isman, autore di libri quali I predatori dellArte perduta: Il Codice dei Beni culturali prevede oggi che per vendere o trasferire opere darte allestero si rispettino alcuni vincoli imposti dalle Soprintendenze. Uno di questi che le opere vecchie di pi di 50 anni devono passare al vaglio degli appositi uffici, prima di poter essere esportate. Larticolo 68 cambia il requisito: saranno 70 gli anni previsti affinch unopera venga considerata di rilievo, e quindi passata al vaglio delle Soprintendenze. Per intenderci: le opere prodotte fra il 1947 e il 1967 (firmate da artisti come Morandi, De Chirico e Guttuso) potranno infine lasciare lItalia. Al centro delle polemiche pi roventi, come ha spiegato Rita Querz, c lautocertificazione. Il dubbio che molti saranno tentati dallautocertificare che le proprie opere stanno sotto i 13.500 euro anche se cos non , facendo uscire dal Paese beni preziosi. Nelle Soprintendenze i funzionari fanno notare che i vincoli sono pochissimi. Sulla piazza di Milano, per esempio, nel 2016 il vincolo stato posto su meno dell1% delle opere portate allesame dellufficio esportazione. E se il valore cos autocertificato inferiore ai 13.500 euro, attacca Montanari, il mercante non deve neppure presentare loggetto darte allufficio di esportazione: si limita a inserirlo in un apposito elenco sul suo registro informatico e pu esportarlo in qualunque momento a meno che il Soprintendente, mosso da curiosit, consultando sul suo computer il registro del mercante, non gli chieda di presentare quel determinato oggetto in ufficio per una verifica dellautodichiarazione. Controlli, per legge, a campione. E affidati, con tutto il rispetto per i periti pi preparati, a chiss chi. Un esempio della realt italiana oggi? Il caso del San Pietro penitente di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto, narrato ne LItalia dellarte venduta. Dove Isman racconta come gli ultimi proprietari italiani avessero portato lopera per una perizia a Venezia sotto Natale dove due esperti (quello che ci capiva un po era assente) avevano messo a verbale che la tela era opera di scuola bolognese della prima met del XVII secolo, non possedeva n la nobilt, n la qualit artistica per essere vincolata e non vantava neanche unattribuzione certa. Via libera allexport. Pochi mesi e la crosta finita in Spagna e descritta dal direttore del Prado Alfonso Prez Snchez come unopera bellissima, tra le massime figure dellet barocca, veniva comprata dal Metropolitan di New York per un milione di dollari. Era il 2011. Ieri. Va da s che, in un panorama dove facile far uscire unopera da un milione di dollari, le pene per chi certifica il falso dovrebbero essere durissime. Magari! Si pensi alle sanzioni indecorosamente grottesche per decine di migliaia di falsi invalidi, per i 321 comunali napoletani che si erano aumentati lo stipendio auto-certificando di avere a carico parenti vari, ai 96 tassisti romani che per rinnovare la licenza dichiararono (falso) di avere la fedina pulita, alle 931 notizie dedicate dallAnsa a questo tema La goccia che fa traboccare il vaso per una sentenza della Cassazione le cui motivazioni sono state rese note giorni fa. Riassunto: per essere nominati ai vertici dellAsi (Azienda di sviluppo industriale) di Agrigento, nomina utilissima ad esempio ai dipendenti pubblici per ottenere il trasferimento il pi vicino possibile alla Valle dei Templi a dispetto di altri che ne avevano pi diritto, diversi bidelli e dipendenti dellEnel, maestri e segretari scolastici ma soprattutto agenti di custodia avevano dichiarato il falso. E firmato un modulo dove giuravano di essere in possesso di un titolo di studio adeguato allattivit dellorganismo, davere una esperienza almeno quinquennale scientifica ovvero di tipo professionale o dirigenziale o di presidente o di amministratore delegato maturata in enti o aziende pubbliche o private di dimensione economica e strutturale assimilabile a quella dellente interessato, di vantare la qualifica di magistrato ordinario, amministrativo o contabile in quiescenza o di docente universitario di ruolo. Tutto chiarissimo. Eppure il giudice di primo grado, il Gip agrigentino Stefano Zammuto, pur riconoscendo che il titolo di studio adeguato andava identificato col diploma di laurea, assolse tutti nel 2012 perch avevano s dichiarato il falso, ma non attraverso scritture autonomamente predisposte dagli interessati, frutto di personale meditata elaborazione bens previa sottoscrizione acritica di modelli prestampati Il procuratore Ignazio Fonzo, sconcertato, fece appello. Concluso con un ritocco: 15 giorni di pena. E non per tutti. E ovviamente senza il rimpatrio per i furbetti negli uffici, in Piemonte o in Friuli, da dove erano tornati con limbroglio. La Cassazione, se possibile, stata di manica ancora pi larga. Tutti assolti. Tra le chicche del verdetto la coordinata esegesi di ci che significa un titolo adeguato. Macch laurea! Evoca piuttosto, ladeguatezza, sostanziali nozioni di convenienza, proporzione ed equit che, come tali, ben possono prescindere dal conseguimento di un formale titolo. Quanto alla richiesta di esser stati magistrati o docenti universitari o di avere cinque anni di esperienza da manager, la pretesa risulta distonicamente rappresentata e quindi non utilmente evocabile ai fini di una corretta interpretazione della norma. La farsa finita, andate in pace. E noi dovremmo affidare il nostro tesoro artistico alle autocertificazioni?

Da Il Corriere del 30 maggio 2017



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