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Palatino, il palco di Nerone inghiotte la chiesa
Paolo Liverani
Repubblica, 31-5-2017 Roma pp. I e XIII





NERONE ritorna, le persecuzioni non sono finite. Luogo di preghiera e di silenzio il cartello in tre lingue sulla porta della chiesa di San Sebastiano sul Palatino. Immediatamente addossato alledificio sacro, per, incombe il palco dieci volte pi grande della chiesetta, quasi inghiottita dallecomostro pronto a ospitare il colossal rock su Nerone. Per tutta lestate i salmi della preghiera notturna delle monache saranno cantati al ritmo spaccatimpani del rock imperiale. Facendo tremare le antiche pareti ornate di preziosi affreschi del X secolo.
IL luogo simbolico: il palco alto quattordici metri ed esteso su mille metri quadrati di superficie occupa lo spazio del tempio che un altro famigerato imperatore, Elagabalo, aveva dedicato nel III secolo al dio solare orientale di cui portava il nome e di cui era sacerdote. Il successore, Alessandro Severo, cambi il culto dedicandolo addirittura a Giove Vendicatore, nome quanto mai evocativo. Il palco ha pi o meno la stessa cubatura del tempio: sembra la vendetta di Giove sui poveri monaci che vi si sono insediati circa mille anni fa. E che ora sono stati sostituiti dalle monache. Secondo la passione in parte leggendaria di san Sebastiano, il santo sopravvissuto alla esecuzione mediante frecce scagliategli dai suoi stessi commilitoni si mise nuovamente a predicare e, dalle gradinate del tempio, rimprover aspramente limperatore Diocleziano. Uomo anchesso vendicativo, questi fece catturare il santo una seconda volta e lo fece fustigare a morte gettandolo in una fogna. Ora, con un ritorno di fiamma, Nerone intende riprendersi il colle, cancellando con un tratto di stilo dopo 1700 anni leditto di tolleranza di Costantino.
Tolleranza zero, dunque, nei confronti di chi osasse criticare uniniziativa cos irrispettosa di un luogo di cultura: per i noti regolamenti censori interni, nessuno in Soprintendenza pu esprimere il bench minimo dissenso che traspare evidente dagli occhi muti ed esasperati dei funzionari perch rischierebbe di fare la fine di san Sebastiano di fronte a Diocleziano. Nessun rispetto nemmeno per linteresse pubblico: alle suore e ai monaci negata il sonno e la pace notturna, ai visitatori per pi di sei mesi da aprile a ottobre occultato il tempio di Elagabalo, lquipe di archeologi francesi stata bloccata con le valige in mano mentre stava venendo a Roma per proseguire lo scavo lungamente progettato, il buon gusto dei Romani offeso da un catafalco roboante sul colle di Romolo. C da sperare che le strutture antiche non soffrano troppo di questo uso pesantissimo e assolutamente improprio.
Non ultimo, c il danno al bilancio pubblico. La Soprintendenza incasser 250.000 euro: poco pi di 1300 euro al giorno per loccupazione del luogo pi antico di Roma, un prezzo davvero stracciato. Anche se la percentuale sui biglietti rispettasse la stima di un gettito aggiuntivo di 500.000 euro, il conto sarebbe in rosso: la Regione Lazio infatti ci ha messo pi di un milione di euro a fondo perduto. Un vero affare (per gli interessi privati) e un autogol lennesimo per il ministero dei Beni culturali a cui interessa solo il numero dei biglietti staccati, per che cosa e a che prezzo morale e materiale non importa. Dal Consiglio superiore per i Beni culturali finora non si levato un fiato. Il ministro Dario Franceschini, invece, ha detto che forse ci ripenser per lanno prossimo. Daltronde si sa: lo spettacolo deve continuare. Alla faccia del luogo di preghiera e di silenzio.



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