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Il ministro fai-da-te
Tomaso Montanari
www.emergenzacultura.org, 26/05/2017


Mercoled il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha detto di aver licenziato i volontari che mandano avanti la Biblioteca Nazionale di Roma perch tenuto a rispettare la legge. Gioved, invece, ha detto che il Tar del Lazio ha fatto fare una figuraccia allItalia perch ha cassato un suo atto che non ha rispettato la legge. Se ne ricava che il governo rispetta la legge quando coincide con le sue idee.

E ieri Matteo Renzi e Andrea Orlando sono intervenuti, in magnifica armonia (tra loro, e con il miglior Silvio Berlusconi), per dire che siccome un Tar ha dato torto al governo, ebbene bisogna riformare i Tar. Insomma: il Comitato centrale ha deciso: poich il popolo non daccordo, bisogna nominare un nuovo popolo.

il degno epilogo di un triennio di sommo disprezzo delle regole e delle persone che costituiscono lamministrazione pubblica. Il renzismo procede a spallate, e quando un giudice (come la Corte Costituzionale con la Legge Madia) o il popolo italiano (con la riforma costituzionale) resiste alla spallata, la reazione non un bagno di umilt, ma un rigurgito di arroganza.

Se la reazione svela lanalfabetismo democratico, il merito delle due sentenze appare interessante. Esse affermano che la nomina dei superdirettori oggetto dei ricorsi esaminati ha due gravi difetti. Il primo che viola una legge del 2001 che impone che la dirigenza pubblica sia riservata ai cittadini italiani. Il secondo che le modalit della selezione sono state cos opache da non garantire i diritti di tutti i concorrenti.

Sar il Consiglio di Stato a dire lultima parola sul piano giuridico. Ma sul piano politico e culturale va detto che il Tar mette il dito in una piaga purulenta.

La commissione che ha scelto i direttori era politicamente condizionata, anzi strettamente controllata, dal ministro Franceschini. Il suo presidente (leterno Paolo Baratta) attendeva nelle stesse settimane che il ministro derogasse alla legge che gli impediva di rimanere alla guida della Biennale. Altri due membri erano Lorenzo Casini (braccio destro del ministro e autore della riforma oggi censurata dal Tar) e Claudia Ferrazzi (che Franceschini subito dopo nominer nel cda degli Uffizi e nel Consiglio superiore dei Beni culturali): una maggioranza sufficiente a rendere superfluo il voto degli unici due tecnici indipendenti.

Il mandato era chiaro, quasi esplicito: tener fuori tutti i funzionari del Mibact (gli odiati soprintendenti, che Renzi e Boschi avevano annunciato di voler estinguere) e scegliere sconosciuti dal profilo pi basso possibile, che fossero poi naturalmente grati al ministro che li aveva scelti. Gi, perch la commissione doveva solo allestire una terna, mentre a scegliere era sempre lui, il ministro. Le modalit della selezione (9 minuti per leggere i curricula e meno di 15 per i colloqui) era coerente con questa impostazione.

E il risultato finale fu sconcertante: i maggiori musei del mondo finivano nelle mani di persone che (in quasi tutti i casi) non avevano mai diretto nemmeno un piccolo museo di provincia, ma erano stati solo conservatori di sezioni di musei. in questo senso che si deve leggere lostentata preferenza per direttori stranieri, cio per figure di sradicati, nuovi capitani di ventura messi in condizione di render conto solo al potere che li ha nominati. In un capitolo de La ribellione delle lite, Christopher Lasch analizza la visione essenzialmente turistica di una classe dirigente internazionale che non ha nulla a che fare con le comunit che governa: non esattamente una prospettiva che possa incoraggiare unardente devozione per la democrazia. Una prospettiva che compromette in modo ancora pi radicale quella funzione civile del patrimonio culturale, basata sullindipendenza della conoscenza, che era tipica della tradizione italiana, e che solo la nostra carta costituzionale mette tra i principi fondamentali della comunit nazionale. Daltra parte, la mercificazione dei musei e la nomina dei fedelissimi superdirettori solo un pezzo di quel vasto smontaggio dellarticolo 9 che Renzi ha disposto, e Franceschini eseguito. Non certo un progetto che si possa battere per via giudiziaria, ma confortante sapere che c un giudice, a Berlino.



Il Manifesto, 26 Maggio 2017



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