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Musei, i primi bilanci integrati certificano lincapacit di valorizzarli: lo Stato spende fino a 40 volte lincasso dei biglietti
Manlio Lilli e Thomas Mackinson
Fatto Quotidiano, 26/05/2017

Fino all'anno scorso i musei statali non avevano neppure un proprio bilancio. Il Mibact e l'associazione Civicum mettono a quadro quelli di 26 strutture e in futuro di tutti e 450. Dall'operazione trasparenza emergono i risultati di gestione e si scoprono i supersussidati e quelli a rischio fondi. Ecco il quadro


In Puglia c un museo nazionale che stacca una manciata di biglietti al giorno e in un anno di esercizio incassa 13mila euro. Per tenerlo in piedi lo Stato ne spende 531mila, cio quasi 41 volte tanto. Diciamolo subito: deve restare l dov dal 1977, nel monumentale Castello di Gioia del Colle, col suo splendido vaso corinzio del VI secolo a. C. che raffigura luccisione del pittore Memnone per mano dAchille. Considerando che si espongono quadri, statue, fontane e vasi non per far fare soldi ma per conservare e condividere il patrimonio e che i beneficiari dingressi gratuiti sono soprattutto bambini e scolaresche.

In queste ore si parla di musei per la sentenza del Tar sulle nomine di alcuni direttori. E tuttavia da sempre un tallone dAchille per lItalia intera lincapacit di promuovere e gestire al meglio i propri gioielli darte. Ognuno, su e gi per lo Stivale, pu farne esperienza diretta ma dora in poi sar pi facile capire esattamente dove le cose funzionano e dove no. Merito di un progetto del Mibact e dallassociazione Civicum che hanno messo a quadro i bilanci di 26 musei accantonando rendiconti gestionali illeggibili in favore di quelli economici integrati (Rei), cio standardizzati, che consentono una lettura immediata delle poste in entrata e in uscita, con lobiettivo finale di mettere in luce performance e modalit gestionali. Pi maliziosamente anche i supersussidiati e quelli che invece sanno ben valorizzare i gioielli che espongono, riuscendo anche a costare meno al contribuente. In poche parole: merito e trasparenza. Un bel passo avanti, visto che fino alla recente riforma del sistema museale italiano come ha ricordato il ministro Dario Franceschini i musei statali non avevano neppure un proprio bilancio. Strano ma vero. E il futuro sar lestensione del modello Rei a 450 tra musei e poli museali. Far fruttare di pi il patrimonio per alleggerirne il costo il tema, diventato ineludibile anche grazie uninchiesta di Gian Antonio Stella che certificava come il Louvre da solo guadagnasse pi di tutti i musei dItalia messi insieme.

I primi bilanci integrati
Intanto lesperimento consegna i primi risultati significativi. Sotto la lente sono finiti 26 campioni, tra Pinacoteca di Brera, Gallerie Estensi, Galleria Borghese e i siti dei due Poli Regionali di Umbria e di Puglia. Ci sono il Preventivo definitivo 2016 e il Preventivo 2017. Numeri a confronto. Da un lato Ricavi, dallaltro i Costi. Entrambi con il dettaglio delle voci che si traducono in cifre da analizzare, senza fermarsi al solo risultato finale. Insomma al bilancio. Partiamo dai buoni numeri. Tra i ricavi attesi da biglietteria per il 2017 spiccano, tra gli autonomi, la Galleria Borghese con 3,5 milioni di euro, seguita dalla Pinacoteca di Brera con 1,6 milioni di euro e tra gli altri da Castel del Monte del Polo della Puglia con 770 mila euro. La Pinacoteca di Brera previsto che abbia quasi 192 mila euro di Ricavi da servizi aggiuntivi e 420 mila euro di Contributi da privati. La Galleria Borghese dovrebbe beneficiare di 150 mila euro di ricavi aggiuntivi per servizi ancillari (il bookshop etc).

I sussidiati. Pochi biglietti e molti trasferimenti
Ma oltre a questi dati, che certificano lindiscussa attrattivit e rafforzata fruibilit di alcuni Musei, ce ne sono altri assai meno lusinghieri. Specie in fatto di ricavi di biglietteria che sono spesso modesti, al di fuori degli spazi pi celebri. Con scoperte sorprendenti: la Pinacoteca di Brera, ad esempio, vive al 78% di trasferimenti pubblici e solo per il 16% di entrate proprie (biglietti etc) pi un contributo da privati del 5,3%. In soldoni incassa per ticket 1,3 milioni ma lo Stato deve mettercene dieci volte di pi (11,9 milioni) per far fronte ai costi di personale, utenze e canoni etc.

Va ribadito che non un investimento a perdere, ma un dato su cui si pu lavorare e infatti il preventivo 2017 punta a ridurre i trasferimenti pubblici ed aumentare le entrate proprie in un sistema virtuoso di compensazione che si vorrebbe far valere anche altrove. Ad esempio alle Gallerie Estensi che viaggiano al di sotto delle potenzialit delle collezioni esposte con 110mila euro di biglietti. I costi ammontano a 8,1 milioni e sono 95,9% trasferimenti pubblici (2,5 co tributi da privati). Per il resto, bisogna ripeterlo, non c da esultare per luoghi della cultura che per le loro specificit dovrebbero richiamare molti pi visitatori. Non solo a Gioia del Colle, ad Egnazia, a Perugia, ma anche al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, al Tempietto a Campello sul Clitunno e al Castello Angioino di Copertino: mettete questultimo su Google e otterrete oltre 77mila risultati. Il biglietto costa 5 euro (2,5 ridotto, gratis per i minorenni) e i ricavi di un anno di esercizio sono pari a poco pi di 8mila euro. Significa che i paganti, nella migliore delle ipotesi, sono stati non pi di qualche migliaio. Insomma, il museo colleziona pi visite online che dal vero.

I tagli non compensati
Ce ne sarebbe gi abbastanza per essere preoccupati. Sfortunatamente le criticit non sono finite. Ci sono anche i costi razionalizzati impropriamente, alla ricerca del bilancio in positivo. Circostanza che si verifica, sempre, nel caso dei tre musei autonomi, frequentemente, per i luoghi della cultura del Polo museale della Puglia, ma quasi mai per quelli del Polo museale dellUmbria. Ad esempio la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria. E la riduzione dei trasferimenti statali non adeguatamente compensata con entrate proprie. Alla Galleria Borghese per il 2017 sono destinati 297 mila euro, mentre lanno precedente cerano il doppio (579 mila). Alla Pinacoteca di Brera si invece passati da 585 a 300 mila euro. Va meglio al Polo della Puglia, mentre situazione pressocch invariata si registra al Polo dellUmbria.

Altro capitolo che ha subito decurtazioni significative sembra quello degli allestimenti museali e manutenzione immobili. Cos alla Galleria Borghese si passati da 255 a 100 mila euro, mentre alla Pinacoteca di Brera da 350 a 200 mila euro e alla Gallerie Estensi da quasi 448 a poco pi di 381 mila. Il bilancio importante, ma fondamentale che in suo nome non si sacrifichino ulteriormente capitoli essenziali, come invece accade frequentemente. Ha ragione Franceschini, la corretta rendicontazione fondamentale per migliorare la gestione dei musei. Rimane il fatto che senza una seria analisi dei risultati di bilancio e una coerente allocazione degli investimenti i musei italiani, che sono i nostri buoni del Tesoro, saranno sempre infruttiferi rispetto alle loro reali potenzialit.



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