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MANTOVA - Miracco: La trincea marmorea crea una conflittualit
di Franco Miracco (*)
10 febbraio 2017 GAZZETTA DI MANTOVA

L'ex consigliere del Ministero interviene sulla vicenda del percorso archeologico di piazza Sordello. "Recinto esagerato, orrende le colonne bianche: unintrusione visiva"


MANTOVA. proprio nella sua modestia che linciampo marmoreo voluto in piazza Sordello, a segnale di una non vasta area archeologica, dimostra tutta la sua sconfortante inadeguatezza. Una modestia che conseguenza di un eccesso segnaletico, di un esagerato e quindi ingannevole desiderio di valorizzazione a tutti i costi di uno scavo stratigrafico di certo interessante, ma non fino al punto di compromettere con la sua ingombrante banalit formale un contesto architettonico e urbano storicamente pi che definito.

Lo scavo in piazza Sordello, se ci atteniamo allo specifico archeologico, avrebbe preteso semplicemente di essere ritenuto un utile strumento di conoscenza di Mantova, delle sue origini, della sua affascinante storia. E lo scavo stratigrafico, nel suo proporsi come strumento di conoscenza, non avrebbe interferito in nulla con la consacrata area monumentale della piazza. Lesagerato recinto marmoreo (con in pi lintrusione visiva di orrende bianche colonne) ha prodotto una conflittualit che andava evitata. Dove per conflittualit sintende quanto ha negato un rapporto armonico, sensato, tra le sottostanti tracce antiche, lingresso ai resti della memoria fondativa di Mantova, nonch il tessuto monumentale di piazza Sordello.

Tutto ci nella citt che ha visto nascere memorabili impronte della perfezione ideale in architettura. Alternative possibili alla desolante esercitazione scolastica realizzata? Pi duna, a iniziare dallesempio che ci viene dalle normali vie di accesso che portano nei sottosuoli archeologici o monumentali di tante stazioni di metropolitane sia in Italia che altrove. Ancora: di difficile comprensione il fatto che la trincea marmorea, il recinto artificioso, si trovi dinanzi alla sede della Questura, un suggerimento (la barriera) forse giovanilmente ripreso da qualche violento videogioco in cui ci si apposta per assalire chiunque si presenti a tiro. Chi lavora nella Questura di Mantova pu sempre consolarsi ripetendo quel verso di Dante che dice di quei chun muro e una fossa serra. Lo si legge, i mantovani ben lo sanno, nel canto VI del Purgatorio, appunto quello di Sordello.

Ora, restando ai classici della grande letteratura, cos di casa a Mantova, passiamo dai laghi di Virgilio al lago di Catullo, ovvero al Garda. Amministrativamente parlando si resta in unarea istituzionalmente omogenea, essendovi per competenza ununica Sovrintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio che da Mantova giunge a Brescia. Nei pressi del lago di Garda, in comune di Lonato, c un luogo di memorie e di straordinarie bellezze naturali e paesaggistiche. L c un Eremo, cio un convento voluto per i frati Cappuccini dagli antichi signori di quelle terre, gli Averoldi. Gli stessi che commissionarono il capolavoro di Tiziano, noto come polittico Averoldi, audace visione controriformista conservata a Brescia nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso. Dallalto della collina su cui sorge lex convento locchio spazia senza confini sulla pianura mantovana e cremonese, cos che ne puoi contare le colline, le torri, le chiese.

Abbiamo citato da una vecchia guida, perch la sorprendente bellezza paesaggistica che vi si legge ancora in essere, dato che, per davvero, dallEremo costruito per i Cappuccini dagli Averoldi locchio spazia senza confini. C una lapide su di una facciata di un edificio, diventato elegantemente mondano dopo i Cappuccini, in cui si ricorda che i nobili mecenati nel 1571 fecero edificare su quella collina il convento con le celle per i frati, una biblioteca, una chiesa, insomma il necessario per un Eremo, immerso ancora oggi (ma fino a quando?) in un contesto di natura e storia che conobbe il gusto e la pazienza di una sapiente agricoltura, con accanto larte di paradisi della vegetazione, di fiori, di piante le pi varie, tra le quali un trionfo di cipressi da far invidia alla Val dOrcia. Ebbene, quel complesso di edifici storici al centro di una magnificenza paesaggistica, lungo il quale scorre un cannocchiale visivo che tocca sulle acque del lago la penisola di Sirmione, a rischio per pi che certe speculazioni immobiliari, gi impegnate nel fare della collina dei Cappuccini, dellantico Eremo, il solito bla bla delle residenze a uso turistico, ecc.

Ci che non stato fatto in piazza Sordello, in termini di tutela di una storica area monumentale, pu essere fatto invece per quello che diventata una villa, ma che fu un monastero con chiostro e cortili e percorsi da dove in fondo si scorgono il lago e altri orizzonti allinfinito? Per essere chiari, il sovrintendente Giuseppe Stolfi pu verificare se il complesso di edifici che formavano e formano tuttora ci che fu lEremo dei Cappuccini o non tutelato da una pi che doverosa dichiarazione dinteresse culturale? Nel caso ci fosse una simile dichiarazione, si potrebbe sperare che la collina dei Cappuccini con quello che fu un convento non facesse la fine di una villa di propriet di Furio, amico di Catullo. Una villa sottoposta a venti minacciosi, perch scrive Catullo volta verso un cumulo immenso di ricchezze; ahim, che vento orribile e pestifero. Esattamente il vento forse in procinto di abbattersi sulle colline dei Cappuccini, di sicuro osservate e amate da Catullo nei giorni da lui trascorsi a Sirmione.

(*) gi consigliere del Ministero dei Beni e delle attivit culturali



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