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Difesa del territorio, difesa della democrazia*
Paolo Ortelli
www.emergenzacultura.org, 17/05/2017

I vandali in casa di Antonio Cederna e Il grande saccheggio di Piero Bevilaqua: due testi fondamentali per riscoprire lattualit del pensiero di Cederna padre nobile delle moderne leggi di tutela delle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane e comprendere la centralit del territorio come ambito in cui ricreare spazi pubblici sottratti alla distruttivit del capitale.

Antonio Cederna, I vandali in casa, a cura di Francesco Erbani, Laterza, Roma-Bari 2006 (ed. or. 1956)
Piero Bevilacqua, Il grande saccheggio. Let del capitalismo distruttivo, Laterza, Roma-Bari 2010.
Le parole delliniquo che forte, penetrano e sfuggono. Pu adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti certo: pu insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi[1]La forma di una citt cambia pi in fretta ahim del cuore degli uomini.
Charles Baudelaire


A commento del successo internazionale della Grande bellezza, Raffaella Silipo scriveva sulla Stampa: Gli americani si immaginano lItalia esattamente cos: splendide pietre e abitanti inconcludenti.[2] E se invece non fosse cos? Se lItalia decadente degli ultimi decenni fosse anzi lopposto di quella imbelle, invecchiata e rassegnata, che si consola contemplando dallalto le proprie bellezze imperiture, ritratta nel film di Sorrentino?

LItalia piuttosto un paese in cui sempre pi persone e associazioni si ergono a difesa del bello, lottano per una riscossa civile contro la prepotenza distruttiva del cemento, rivendicano il diritto a un territorio sicuro, confortevole, funzionale; e in cui altrettante persone e associazioni, pi semplicemente, si prendono cura di angoli del paese dimenticati dalle istituzioni. Si moltiplicano i comitati locali, Fai, Italia Nostra e Legambiente registrano sempre maggior seguito, lopposizione al saccheggio del territorio folta e coraggiosa e non teme le speciose etichette di sindrome Nimby (Not In My BackYard). I giovani rispolverano espressioni come la bellezza salver il mondo, figure come Tomaso Montanari e Massimo Bray divengono punti di riferimento per chi spera ancora in una rinascita della sinistra,[3] e fra le tante contraddizioni grilline prova a farsi largo (con qualche difficolt, basti pensare alla vicenda di Paolo Berdini a Roma) la parte migliore del Movimento cinque stelle, quella che propone una gestione del territorio pi democratica e avanzata.

La ragione di questa rinnovata sensibilit, di questo impegno ancora minoritario, s, ma in costante crescita, sta forse nel fatto che, come fa notare Salvatore Settis, la domanda sociale di paesaggio (con la sua sintesi fra natura e cultura, fra spazio e tempo) aumenta sempre di pi perch lofferta la qualit diminuisce.[4] Quasi sempre, per, si rivela un impegno vano, di fronte allottusit degli amministratori, allabusivismo e al vandalismo immobiliare che hanno gi fatto toccare livelli impressionanti di consumo del suolo, ferito irreparabilmente il paesaggio del paese, messo in pericolo citt storiche uniche al mondo e pregiudicato la vivibilit di molte aree urbane. Nonostante queste sacche di resistenza, siamo costretti ad assistere alla trasformazione dellambiente in cui viviamo da bene pubblico inestimabile in risorsa da sfruttare.

Gli storici del futuro, che guarderanno lItalia repubblicana nellottica della lunga durata, non potranno pi trascurare un fenomeno di rilevanza internazionale come leclissi del paesaggio italiano.[5] Il nostro paese, per anni il primo produttore di cemento al mondo, passato da un consumo di suolo del 2,7 per cento del territorio nazionale negli anni cinquanta al 7,0 per cento nel 2014, ossia da 8100 m2 a 21100 m2 (dati ISPRA). Un processo che si abbina a decisioni urbanistiche scellerate, e che non ha eguali nel resto dEuropa. Proprio nel paese dal patrimonio culturale pi ricco e diffuso e storicamente meglio tutelato, fin da prima dellUnit , nel Belpaese meta privilegiata, tra il Seicento e lOttocento, del Grand Tour dei giovani aristocratici e artisti europei, si registrata lespansione urbanistica pi disarmonica e incontrollata di tutto il continente, la cui natura speculativa testimoniata anche dal dato-record sul rapporto fra insediamenti abitativi e popolazione. Le conseguenze non sono state, e non sono, di natura unicamente estetica: il dissesto urbanistico e la perdita del paesaggio sono fonte di limitazioni fisiche, di paure, nevrosi, disagi esistenziali; di spaesamento, appunto.[6]

In tutto questo, lItalia conserva comunque un primato positivo: il nostro lunico paese dEuropa ad aver salvato in larga misura i propri centri storici. Credo che non sia azzardato attribuirne il merito a un uomo in particolare: Antonio Cederna, padre nobile delle moderne leggi di tutela e punto di riferimento ideale e culturale per tutti i comitati e i movimenti impegnati nella difesa dellambiente e dei beni culturali.

Archeologo di formazione, giornalista militante affermatosi al Mondo di Pannunzio (pi avanti collaborer con lEspresso, il Corriere della Sera e la Repubblica), il nome di Cederna legato a decenni di memorabili denunce contro le offese inferte alle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane, e ai centri storici sventrati di citt che crescevano a macchia dolio, in modo sistematicamente informe, senza riguardi nei confronti dellantico e del bello. Cederna non esit a definire vandali i responsabili di tanto scempio.

Il suo primo libro, del 1956, si intitola proprio I vandali in casa, e raccoglie i migliori articoli pubblicati sul Mondo. Un testo fondamentale per comprendere la nostra storia recente, ancora oggi inarrivabile per la chiarezza espositiva, il coraggio e loriginalit dellargomentazione, la lucidit quasi profetica con cui lautore anticip temi divenuti di vasto interesse pubblico, ma che nella mentalit dellepoca lo relegavano tra gli stravaganti oppositori del progresso. Il controcanto a mezzo secolo di storia italiana scrive Francesco Erbani nella Prefazione alla nuova edizione del 1996. Chi sono dunque i vandali, per Cederna?

Sono quei nostri contemporanei, divenuti legione dopo lultima guerra, i quali, per turpe avidit di denaro, per ignoranza, volgarit danimo o semplice bestialit, vanno riducendo in polvere le testimonianze del nostro passato: proprietari e mercanti di terreni, speculatori di aree fabbricabili, imprese edilizie, societ immobiliari industriali commerciali, privati affaristi chierici e laici, architetti e ingegneri senza dignit professionale, urbanisti sventratori, autorit statali e comunali impotenti o vendute, aristocratici decaduti, villani rifatti e plebei, scrittori e giornalisti confusionari o prezzolati, retrogradi profeti del motore a scoppio, retori ignorantissimi del progresso in iscatola. Le meraviglie artistiche e naturali del Paese dellarte e del giardino dEuropa gemono sotto le zanne di questi ossessi: indegni dilapidatori di un patrimonio insigne, stiamo dando spettacolo al mondo. Tra le persone civili e i vandali odierni nessun compromesso possibile. (dallIntroduzione)

LItalia che aveva subito danni immensi dai bombardamenti bellici, anzich impostare la ricostruzione su basi pi avanzate, fece marcia indietro. Frastornata dalla fretta di ripartire, accanton la ragionevole legge generale di coordinamento urbanistico territoriale introdotta nel 1942 derogandola con provvedimenti ad hoc (fu cos inaugurata la pervicace e assurda abitudine a ricorrere a norme speciali per aggirare quelle ordinarie). Allansia della ricostruzione subentr poi lansia di un progresso spesso malinteso, ed sullaltare di uno sviluppo economico tanto rapido e straordinario quanto contraddittorio e caotico che fu sacrificata buona parte del patrimonio insigne. Cerimonieri: la speculazione immobiliare e una politica miope e asservita, che in nome della rendita fondiaria non risparmiarono alcuna regione italiana.

Come ricorda Vezio De Lucia, nei primi lustri del dopoguerra lopinione pubblica non percepiva il carattere disastroso che assunsero le politiche urbanistiche e le trasformazioni della citt. Solo pochi intellettuali [] simpegnarono in una lodevole e spesso coraggiosa azione di contestazione e di protesta. La voce pi coerente e determinata fu quella di Antonio Cederna. [] Al centro dei suoi interessi sempre stata lurbanistica. Unurbanistica dagli orizzonti vastissimi, tutto lo spazio comunque vissuto dalluomo, la sua storia, le sue regole.[7]

Loriginalit e grandezza di Cederna risiede proprio in questi orizzonti vastissimi. Professionisti, burocrati e amministratori mediocri sottolineavano il proprio impegno a salvaguardia di grandi monumenti e scorci incantevoli; lui che ebbe a definirli esteti da strapazzo e insieme timorosi (dallIntroduzione), il cui torto pi grave era quello di spiare con trepidazione il nascere di qualche raro capolavoro, e trascura[re] sistematicamente la realt terribile del nostro tempo, cio il propagarsi del brutto e dellindecente (da Larchitetto neo-romanesco) oppose una pi fertile visione dinsieme, scevra da ogni idealismo elitario.

Il paesaggio, la citt e il territorio sono beni di tutti, sono i luoghi attraverso i quali il passato consegna alle generazioni presenti e future la loro identit. Il loro fulcro non costituito dai singoli panorami o dalle grandi vestigia delle epoche trascorse, e nemmeno dalla loro sommatoria, ma dal rapporto fra i vari elementi, lequilibrio ecologico e le implicazioni sociali che ne derivano. Una concezione sistemica secondo la quale il territorio una delle principali fonti del benessere sociale e individuale, e dunque della democrazia.

Su queste basi, Cederna si spese per promuovere una tutela integrale dei centri storici, ritenendola complementare alle necessarie opere di ammodernamento:

Dobbiamo inchiodarci nel cervello la convinzione che la salvaguardia integrale del vecchio e la creazione del nuovo nelle citt sono operazioni complementari, due momenti indissolubili dello stesso procedimento, che antico e moderno hanno prerogative materiali e spirituali distinte e vicendevolmente necessarie; e che solo se si ammette la piena autonomia dei due termini, se ne pu risolvere e comporre lapparente contrasto, cio sviluppare modernamente una citt vecchia, senza distruggere le testimonianze della sua storia. (dallIntroduzione)

Il vero problema era dunque sviluppare la citt moderna non sopra ma oltre lantica, grazie a una pianificazione e regolazione che privilegiasse linteresse pubblico su quello privato: tutto il contrario di quanto accadeva sotto lazione instancabile dei vandali. Lanalisi documentatissima di Cederna passa in rassegna le consuete, sballate ragioni vantate come imprescindibili, accampate per giustificare disastri e sventramenti: motivi di traffico, motivi variamente urbanistici, motivi di decoro, motivi scenografici, motivi di sicurezza. Ma scavando dietro i proclami, scopre puntualmente le ragioni autentiche, sostanziali, invincibili e micidiali, che da decenni vanno smontando lItalia antica: le ragioni dellanarchia, dellingordigia e della speculazione privata (da Distruggiamo le chiese).

Particolarmente straziante per Cederna, che vi era cresciuto, la parabola urbanistica di una Milano divenuta irriconoscibile, che a partire dagli anni trenta annient il 90 per cento delledilizia minore di stampo settecentesco e pi di una dozzina di chiese storiche (di San Giovanni in Conca rimane tuttora un avanzo dellabside: una grottesca finta reliquia la cui fotografia fu scelta per la copertina della prima edizione dei Vandali in casa), e che, nellordine, squarci e copr i Navigli, spian i Bastioni e poi i giardini del centro, sventr lintera zona intorno al Duomo e corso Vittorio Emanuele. Di Venezia, Cederna denuncia tra i primi in assoluto il balordo progettone comunale che metteva a repentaglio la laguna con autostrade sublagunari e litoranee e persino nuove isole e citt satellite. Trovano spazio nel libro anche gli sventramenti di Lucca, Assisi, Ravenna, mentre la data di pubblicazione precede le devastazioni di cui lautore si occuper in seguito: per esempio, il Sacco di Palermo perpetrato da amministrazioni mafiose, le mani sulla citt di Napoli, deturpata dallabusivismo promosso da Achille Lauro, lo sfregio al paesaggio veneto che addolorava Andrea Zanzotto, la cementificazione selvaggia delle coste, la mala gestione dei bacini dacqua e dei parchi nazionali, le sciagure annunciate della frana di Agrigento e dellalluvione di Firenze.[8]

Ma il destino di Roma, metafora dItalia e per lui citt dadozione, a tormentare Cederna pi di ogni altra cosa, al punto che alla capitale dedicata oltre met del libro. La citt eterna divenuta citt eternit, dove furono distrutte magnifiche ville cinque e settecentesche, in cui Borgo fu spianato per realizzare via della Conciliazione e la collina di Monte Mario rovinata da un gigantesco albergo Hilton, in cui gi negli anni venti la via dei Fori imperiali voluta da Mussolini aveva demolito lintero tessuto urbano compreso tra piazza Venezia e il Colosseo. LUrbe che si espanse a macchia dolio in tutte le direzioni con quelle insane e grigie periferie-dormitorio di cui Pier Paolo Pasolini indag il degrado sociale. La capitale corrotta presa in ostaggio da un Leviatano onnipossente, la Societ Generale Immobiliare che rappresenta in concentrato gli interessi dei pi vari potentati economici dItalia, dal Vaticano alla Fiat e monopolizza terreni, traffica in aree fabbricabili, costruisce quartieri signorili (da Il Leviatano immobiliare).

Roma, per, fu teatro anche di molte battaglie vinte: in primis quella per la tutela della via Appia Antica, vero assillo di Cederna. Andava salvata religiosamente perch da secoli gli uomini di talento di tutto il mondo lavevano amata, descritta, dipinta, cantata, trasformandola in realt fantastica, in momento dello spirito, creando unopera darte di unopera darte: la Via Appia era intoccabile, come lAcropoli di Atene scrisse nel celebre articolo I gangster dellAppia. E la regina viarum, straordinario museo a cielo aperto minacciato dallabusivismo e da piani di lottizzazione sconsiderati, fu salvata nel 1965 grazie a uninstancabile campagna che port alla costituzione di un parco archeologico.

Unita al successo della campagna del 1952 contro lo sventramento di via Vittoria e del centro di Roma, talmente devastante da risvegliare le coscienze di decine di intellettuali, che riuscirono a sventare il folle progetto e nel 1955 fondarono Italia Nostra, la vicenda dellAppia Antica sfata la leggenda secondo cui Cederna stato un signor no destinato alla sconfitta. stato invece lispiratore di svariate battaglie vinte, e di grandi innovazioni come la fondamentale legge ponte del 1967, che obbliga i comuni a dotarsi di piani regolatori ponendo un freno alla lottizzazione selvaggia, o delle leggi per la difesa del suolo del 1989 e per la protezione della natura del 1991, promosse in veste di parlamentare. Pensate cosa sarebbe lItalia se Cederna fosse pigro disse lillustre storico dellarchitettura Leonardo Benevolo; come gi si accennava, il fatto che gran parte dei centri storici italiani sia stata conservata, e che la necessit della loro tutela integrale sia diventata indiscutibile, si deve anche e soprattutto alle sue campagne.

Mai sconfitto, quindi, ma certo scomodo, Cederna stato ed ripetutamente isolato e irriso, e il suo pensiero contraffatto e banalizzato, spesso da soggetti ambigui e tuttaltro che disinteressati. Un caso recente leditoriale del Messaggero firmato dal direttore Virman Cusenza, che senza sprezzo del ridicolo come ha denunciato su MicroMega online Vittorio Emiliani definisce il cedernismo un impasto di conservatorismo ideologico, di decrescita infelice e di anticapitalismo mascherato da ecologismo, [] cultura sprezzante dei bisogni di modernit, mobilit e vivibilit.[9] Il proprietario del quotidiano Franco Gaetano Caltagirone ebbe invece a scrivere che nel nome di Cederna a Roma si consolidato un vincolismo selvaggio, impedendo a Roma di adeguarsi ai tempi come le altre capitali.[10]

Obiezioni evidentemente pelose e del tutto inconsistenti. Chiunque abbia letto un suo articolo pu facilmente rendersi conto che Cederna non rinunci mai a corredare le denunce e le proteste di dettagliate, curatissime proposte per unurbanistica consapevole della propria rilevanza storica e sociale. Si spese perch le citt italiane seguissero i virtuosi esempi urbanistici di Stoccolma, Amsterdam, Parigi, Londra, fece conoscere la meraviglia dei parchi nazionali nordamericani, fu sempre pronto a elogiare i casi di buongoverno del territorio.

Larchitetto Paolo Desideri autore di un intervento critico molto pi stimolante. Su Limes, Desideri chiamava in causa la presunta ingenuit dellautore dei Vandali in casa, reo di eccessi polemici nei confronti della famigerata Societ Generale Immobiliare e delle grandi imprese edilizie, e di non comprendere che in ambito urbanistico il capitale privato pu e deve essere indirizzato e governato affinch diventi capitale trasformativo (anche grazie allurbanistica contrattata, da sempre avversata da Cederna).[11]

Addomesticare il capitale, dunque. Cederna, di formazione borghese e illuminista, non si schier mai contro il capitalismo in s, n mise mai in discussione la propriet privata. Era per convinto che la propriet privata di un bene pubblico quale il territorio, che porta benefici a tutti, non potesse consentire un uso a beneficio esclusivo del proprietario. La salvaguardia dellinteresse generale doveva prevalere su ogni valutazione di profitto privato: un principio di democrazia, incompatibile con la contrattazione che sposta liniziativa in mano alla propriet, e perseguibile solo attraverso gli strumenti della pianificazione e dello stato di diritto.

Altro che ingenuit: sapeva di vivere in questo paese, lItalia dei poteri selvaggi e di un capitalismo in gran parte parassitario e semifeudale. LItalia che come ha ben sintetizzato Vezio De Lucia ostacol in ogni modo le riforme urbanistiche del ministro Fiorentino Sullo scatenando un assalto al territorio mai visto prima e depotenzi quelle del ministro Mancini, e in cui si ud un balenar di sciabole golpista ogni volta che si profil allorizzonte una svolta sfavorevole alle grandi immobiliari.[12] Cederna visse lItalia degli arcana imperii, della strategia della tensione, del Piano Solo, della P2, della pax mafiosa, e fece in tempo ad assistere allascesa politica di Craxi e Berlusconi e ai condoni edilizi dei rispettivi governi. Davanti a un sistema di fatto improntato alla difesa della rendita e delle cricche politico-economiche, pi che addomesticare il capitale cera da non farsi addomesticare. Antonio Cederna, insomma, stato prima di tutto un grande difensore della democrazia, strenuo sostenitore di uno spazio pubblico sottratto a logiche di profitto e agli istinti vandalici del capitalismo.

Oggi, mentre prosegue leterna anomalia italiana, la crisi del capitalismo globale ha moltiplicato questi suoi istinti vandalici. Lo illustra magistralmente Piero Bevilacqua in Il grande saccheggio, un libro di qualche anno fa che ha il raro pregio di saper osservare il nostro tempo in una prospettiva storica. Bevilacqua dimostra che il capitalismo entrato in unepoca di distruttivit radicale: dissolve le strutture della societ, decompone lo Stato, cannibalizza gli strumenti della rappresentanza politica e della democrazia, desertifica il senso della vita; va divorando, sino al limite del collasso, le risorse naturali sul cui sfruttamento ha fondato i propri trionfi economici (p. IX).

Con buona pace dellarchitetto Desideri, la vera ingenuit oggi ancor pi di quando scriveva Cederna credere di poter indirizzare e governare il grande capitale scendendovi a patti, mentre da anni questultimo a addomesticare la democrazia piegandola ai suoi fini privati, ponendo vincoli allazione pubblica e svuotando la politica di efficacia.

Il cosiddetto libero mercato ha divorato linteresse generale. Questa conquista di civilt politica dellOccidente si dissolta nel libero e caotico perseguimento degli interessi particolari da parte degli individui. Comera prevedibile, nessuna armonia celeste ha ricomposto lo scatenamento privato degli interessi in un superiore stadio di avanzamento collettivo. Il cuore del potere politico che nella seconda met del Novecento si era assunto il compito di rappresentare linteresse generale stato assediato e occupato.

[] I grandi poteri privati assediano il potere pubblico piegandolo a servire i loro sparsi e disordinati interessi. Si realizzata una rifeudalizzazione dello spazio pubblico, come se la storia dellOccidente fosse tornata indietro di quattro secoli. (p. 32)

Si pu concordare o meno con le conclusioni di Bevilacqua, il quale, sulla scorta della teoria marxiana della caduta tendenziale del saggio di profitto, ritiene che il capitalismo sia giunto a una sconfitta storica e che sia vano attendersi una ripresa dalla crisi (Godot non arriver). Ma certo che negli ultimi trentanni il pensiero economico, sorreggendo di fatto lo strapotere del capitalismo finanziario globale, ha distaccato leconomia dalla societ, si trasformato in una tecnologia della crescita senza fedi e senza progetti, un dispositivo neutro libero ormai da ogni contesto (p. 22). Il risultato la privatizzazione della politica, il trionfo dellinteresse privato sullinteresse pubblico.

Per Bevilacqua,

Viviamo in una delle pi paradossali societ che la storia umana abbia mai edificato nel suo lungo cammino. Una ricchezza straripante che dilaga dappertutto e la condanna alla marginalit degli uomini e delle donne che la producono. Oceani di beni che dilagano intorno a noi, ma che non servono a darci tempo di vita, non ci liberano dalla precariet, ci gettano nellinsicurezza, ci spingono a un lavoro crescente, a rapporti umani definitivamente mercificati e privi di senso. Una potenza tecnologica senza precedenti, che non ci libera dalle fatiche quotidiane, ma che ormai si erge come una potenza che minaccia il mondo vivente. (p. 183)

La strada del consumo si definitivamente separata dalla strada del benessere, e in parallelo si consuma il divorzio tra la politica democratica e un potere che ormai viene esercitato al di fuori delle istituzione. come se le storiche anomalie semifeudali del sistema italiano si manifestassero in tutto lOccidente. Con un ulteriore paradosso, nel nostro paese, che quello da cui siamo partiti: limpegno civico in difesa della bellezza italiana e del territorio come bene pubblico si fatto massa critica, ma una democrazia azzoppata lo recepisce solo sotto forma di slogan vuoti. A maggior consapevolezza corrisponde maggiore impotenza. E alla crescente e inesorabile impermeabilizzazione del suolo, causa di continui e spesso drammatici disastri idrogeologici (quelle che Cederna chiam alluvioni programmate)[13] corrisponde una pari impermeabilizzazione delle classi cosiddette dirigenti alla richiesta di un modello di sviluppo alternativo.

Mentre gli investimenti pubblici per la tutela del paesaggio, la riqualificazione urbana, la preservazione degli equilibri ecologici e il risanamento fisico del territorio, di cui c disperato bisogno, vengono costantemente rinviati, si continua a promuovere il modello delle grandi opere, dellalta velocit e delle mega-autostrade, dei grandi eventi con cui derogare alla normativa ordinaria. Creano lavoro, si dice. Ma le grandi opere sono ad alta intensit di capitale, mentre le piccole ad alta intensit di lavoro: queste ultime, a parit di investimento, produrrebbero ricadute estremamente pi positive sulloccupazione, e in unottica keynesiana sulla domanda aggregata. Lutilit delle grandi opere, finanziate tramite il perverso meccanismo del project financing, che finisce per favorire le grandi imprese appaltatrici e le banche grazie alla garanzia dello Stato, appare del tutto sproporzionata (quando non del tutto fittizia) rispetto ai suoi enormi costi.[14] Eppure non vi si rinuncia, nemmeno in epoca di austerity: troppo forti gli appetiti dei grandi capitalisti, troppo forti i legami coltivati nel laboratorio segreto in cui, come ci ricorda Braudel, il possessore di denaro incontra quello del potere politico. C una tendenza naturale del capitalismo a porsi al riparo dal rischio dimpresa, dalla concorrenza che per sua natura erode i margini di profitto: nel campo politico che si determina lesito di questa ricerca ossessiva della rendita. Se la politica forte e democratica, pu fungere da contrappeso grazie alla sua capacit di indirizzo e di legiferare in nome dellinteresse generale. Se forte ma non democratica, oppure debole e subalterna, diviene il garante della rendita, il regista dei grandi interessi privati come sempre accaduto in Italia e come sempre pi accade nel mondo.[15]

Come riappropriarsi della democrazia? Negli ultimi anni diversi pensatori hanno ribadito la centralit del territorio come ambito in cui ricreare spazi pubblici sottratti alla distruttivit del capitale. Che la dimensione privilegiata sia quella urbana dalle citt delle reti di Manuel Castells alle citt ribelli di David Harvey, fino ai sindaci a cui far governare il mondo di Benjamin Barber ,[16] oppure, come sostiene anche Bevilacqua, le aree interne e i borghi abbandonati,[17] nella politica locale che pu nascere la resistenza al grande saccheggio, e insieme la proposta di unalternativa. Se si crede che non debba essere soltanto un ripiego sul territorio, ma anche una riprogettazione del territorio la rivendicazione dei luoghi, della citt e del paesaggio come beni comuni da gestire e rimodellare secondo linteresse generale non dovrebbe sfuggire lattualit di Antonio Cederna. La sua intera biografia dimostra che nel lungo periodo i no, se non una nuova realt, possono almeno costruire una nuova mentalit.

NOTE

[1] Antonio Cederna, racconta la figlia Camilla in Un italiano scomodo. Attualit e necessit di Antonio Cederna (a cura di M.P. Guermandi e V. Cicala, Bononia University Press, Bologna 2007), portava sempre nel portafogli queste parole, impresse su un foglietto con una vecchissima macchina da scrivere.

[2] Raffaella Silipo, La bellezza nonostante, La Stampa, 3 marzo 2014

[3] Vedi per esempio i rispettivi interventi su MicroMega n. 2/2017.

[4] Salvatore Settis, Paesaggio, costituzione, cemento. La battaglia per lambiente contro il degrado civile, Enaudi, Torino 2010, p. 74.

[5] Lespressione tratta da Leonardo Benevolo, Il tracollo dellurbanistica italiana, Laterza, Roma-Bari 2012.

[6] Vedi Francesco Vallerani, Italia desnuda. Percorsi di resistenza nel Paese del cemento, Unicopli, Milano 2013.

[7] Vezio De Lucia, Nella citt dolente. Mezzo secolo di scempi, condoni e signori del cemento dalla sconfitta di Fiorentino Sullo a Silvio Berlusconi, Castelvecchi, Roma 2013, pp. 67-68.

[8] Gran parte degli articoli di Cederna successivi a I vandali in casa sono reperibili sul sito dellArchivio Cederna: ww.archiviocederna.it.

[9] Vittorio Emiliani, Il Messaggero, quotidiano di Caltagirone, allattacco di Cederna e del cedernismo, in MicroMega online, 28 febbraio 2017, http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-messaggero-quotidiano-di-caltagirone-all%E2%80%99attacco-di-cederna-e-del-%E2%80%9Ccedernismo%E2%80%9D.

[10] Citato in Giulio Cederna, Mio padre direbbe: tirem innanz, in Un italiano scomodo, cit.

[11] Paolo Desideri, Il cedernismo malattia senile del riformismo, in Limes n. 3/2007.

[12] Vezio De Lucia, Nella citt dolente, cit.

[13] Antonio Cederna, Alluvione programmata, Corriere della Sera, 10 ottobre 1977.

[14] Vedi Ivan Cicconi, Il libro nero dellAlta velocit, Koin, Roma 2011.

[15] Per una sintetica ma esauriente trattazione storica dellalternarsi tra regolazione pubblica e deregolazione privata, e della sinergia fra politica e grande propriet, vedi Pierfranco Pellizzetti, Societ o barbarie. Il risveglio della politica tra responsabilit e valori, il Saggiatore, Milano 2015, cap. 2.

[16] Vedi Manuel Castells, La citt delle reti, Marsilio, Venezia 2004; David Harvey, Citt ribelli. I movimenti urbani dalla Comune di Parigi a Occupy Wall Street, il Saggiatore, Milano 2013; Benjamin Barber, If Mayors Ruled the World: Dysfunctional Nations, Rising Cities, Yale University Press, New Haven 2014.

[17] Oltre al capitolo conclusivo del Grande Saccheggio, Uno sguardo al futuro, vedi gli articoli raccolti in http://www.officinadeisaperi.it/author/piero-bevilacqua/.

(17 maggio 2017)

* MicroMega on-line http://temi.repubblica.it/micromega-online/difesa-del-territorio-difesa-della-democrazia/



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