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Firenze. Una proposta per Sant'Orsola
Enrico Nistri
Corriere Fiorentino 16/5/2017

E cos finalmente sar riempita una delle tante scatole vuote che una politica non sempre perspicace di decentramento ha regalato a Firenze. E riempita non dal solito museo o dallennesimo albergo, ma dallinsieme di funzioni culturali che il progetto Bocelli ha prospettato.

SantOrsola stata monastero, manifattura, luogo di lavoro delle tabacchine che Pratolini elesse a eroine del pi lutulento dei suoi romanzi, Lo scialo . stato un grande parallelepipedo murato fonte di degrado, caserma mancata della Finanza, oggetto di un esasperante rimpallo fra enti locali e demanio statale, fra faldoni burocratici e qualche bugia (non a caso si trova a pochi passi dalla casa natale del padre di Pinocchio...). Fra una funzione e una disfunzione, SantOrsola stata anche luogo di espiazione e di dolore. Fra le sue mura dove uggiva lumidit dellabbandono furono ospitati i profughi istriani, fiumani e dalmati dopo il grande esodo seguito alla ratifica del trattato di pace. Terrorizzati dalletnocidio delle foibe e dalla ferocia dei titini, 350 mila italiani del litorale adriatico abbandonarono le citt rese belle e prospere dalla colonizzazione veneziana, i palazzi e le chiese su cui campeggiava il Leone di San Marco e cercarono rifugio nella madrepatria. Ma era unItalia povera, avvilita, divisa quella che diede loro accoglienza. UnItalia devastata dalle mine tedesche e dai bombardamenti angloamericani, che non aveva mezzi per dare un tetto e un pasto quotidiano a quegli scomodi nuovi arrivati.Questa Italia accolse a Firenze i profughi adriatici. Li accolse fra le mura fatiscenti di SantOrsola, in claustrali campate dove lunica riservatezza era offerta dalle coperte militari con la greca appese al fil di ferro per dividere gli spazi dei nuclei familiari. I profughi non protestarono: il tasso di criminalit al loro interno fu minimo. La maggior parte si inser fattivamente nella vita civile della citt, guidati da una figura carismatica come don Luigi Stefani. Purtroppo, una Firenze distratta ne dimentica spesso il contributo e fra le loro stesse seconde o terze generazioni comincia a calare loblio. Il complesso di SantOrsola, grande spazio in cerca dautore, potrebbe riservare almeno una stanza al museo dellesodo e del Ricordo: una foto brunita dal tempo, o magari una valigia e un orsacchiotto di panno abbandonati per salire su un treno, come nel Magazzino 18 del Porto di Trieste. Sarebbe bello se, colmato il buco nero di SantOrsola, venisse colmato anche un grande buco nero della nostra memoria.



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