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Consumo di suolo, citt italiane sempre pi cementificate
di Giacomo Pellini
Sbilanciamoci info, 11 maggio 2017 (c.m.c.), con postilla



Negli ultimi anni il processo di urbanizzazione e la dinamica espansiva di citt e agglomerati urbani ha registrato un forte incremento. Il rapporto dellIstat "Forme, livelli e dinamiche dellurbanizzazione in Italia" .



Negli ultimi anni il processo di urbanizzazione e la dinamica espansiva di citt e agglomerati urbani non ha accennato a diminuire. Anzi, ha registrato un forte incremento. Questo quello che sostiene lultimo rapporto dellIstat, Forme, livelli e dinamiche dellurbanizzazione in Italia, uno studio dettagliato che analizza levoluzione delle aree urbane in relazione ai fenomeni demografici, economici e sociali.

Il dato pi interessante stata la crescita, nel decennio 2001 2011, delle aree urbane: +8,5%, pari, in valori assoluti, a 1600 Km2. Un aumento registrato soprattutto nelle aree non urbane (9,5%), piuttosto che nelle citt medie (8,2%) e in quelle grandi (7,1%).

Ma come stata condotta la ricerca? Nello specifico il paper individua 21 sistemi locali in poche parole le grandi aree urbane e tutto il territorio intorno in cui i processi di urbanizzazione sono pi avanzati, oltre a 86 citt di medie dimensioni e a 504 piccole realt. Per definire cosa sia lurbanizzazione e calcolarne il grado sono stati presi in esame i principali studi nazionali e internazionali, tenendo in considerazione due diverse linee interpretative: da un lato quella demografica, relativa alla presenza della popolazione nelle aree metropolitane, dallaltra quella territoriale, che a sua volta, tiene conto di una molteplicit di fattori, tra cui il consumo del suolo, la diffusione e la concentrazione.

Dal rapporto emerge come dal 2001 tutti e 21 i sistemi urbani si sono estesi di oltre il 10%. In particolare le aree che sono cresciute di pi sono Bologna (17,1%), Taranto (13,3%) e Torino (11,6%).

Se confrontiamo il livello di estensione delle principali realt urbane, con quello di urbanizzazione possiamo comprendere appieno il fenomeno: i 21 sistemi coprono complessivamente solo l8% della superficie totale nazionale circa 27 mila Km2 ma raccolgono oltre il 25% degli insediamenti abitativi. Di contro, le citt medie coprono il 25% del territorio nazionale, ma rappresentano solo il 29% dei sistemi abitati. Roma e Milano, ad esempio, sono due centri altamente urbanizzati, con unestensione complessiva, rispettivamente dell1,3% e dello 0,6%, ma con una superficie totale delle aree abitate del 4% e 3,6%.

Il processo ancora pi evidente, se al posto degli insediamenti urbanizzati prendiamo in considerazione la popolazione residente: nelle principali realt urbane vivono oltre 22 milioni di persone il 36,3% della popolazione nazionale mentre le quattro realt che superano il milione di abitanti contano il 20% della popolazione nazionale complessiva. I 21 sistemi, sottolinea il rapporto, presentano anche alti livelli di densit abitativa: nel 2015 le principali realt urbane presentavano, in media, valori pari a 828 abitanti per Km2, contro una media complessiva nazionale di 201; le citt di medie dimensioni, infatti presentano un dato in linea con la media nazionale (223 abitanti per Km2), mentre nelle citt piccole la densit abitativa molto ridotta (111 abitanti per Km2).

Per capire appieno i trend storici relativi allaumento della popolazione nelle 21 principali realt urbane, lIstat introduce i concetti di core il nucleo centrale delle citt e di ring le periferie. Nel decennio 1951 1961, laumento della popolazione nelle aree, complessivamente di 2,8 milioni, registra una crescita record nei core (+2,0 milioni) rispetto ai ring (+800000). Una tendenza che si inverte nel decennio successivo: nonostante la crescita positiva sia nei core che nei ring, le periferie sperimentano un aumento di 200 mila unit in pi rispetto ai centri. Nei tre decenni che vanno dal 1971 al 2001, le aree, complessivamente, dapprima rallentano la crescita e poi decrescono: tra il 1971 e il 1981 si registra un aumento di 980000 unit, mentre nei ventanni successivi i core registrano un decremento di 1.750.000 persone; una diminuzione non compensata dal trend leggermente positivo registrato nei ring, e che porta ad una perdita di circa 255 mila residenti. Solo nel decennio 2001 2011 si ha una controtendenza, con un aumento della popolazione urbana di 820 mila persone; il trend negativo nei core (-82 mila) ma compensato dallafflusso di persone nei ring (+903 mila).

E per quanto riguarda lEuropa? Per confrontare il caso italiano a quello di altri Paesi europei il rapporto, riprendendo i dati satellitari contenuti nel database Urban Atlas, classifica i rilevamenti in 5 macro aree (aree artificiali, agricole, boschive, umide e acque). Il parametro che rileva i livelli di urbanizzazione quello del suolo artificiale: nel 2012 lItalia registra una superficie artificiale del 7% su una media europea del 4,1%. I Paesi europei che presentano i valori pi alti sono Malta (32,6%), Paesi Bassi (12,3%), Belgio (12,1%) e Lussemburgo (10,1%), mentre gli esempi pi virtuosi sono Finlandia, Svezia e Lettonia, con una superficie artificiale solo del l,6%.

Per quanto riguarda lItalia, lestensione del suolo artificiale espressa con il concetto impermeabilizzazione: tra i 21 sistemi urbani presi in considerazione la citt pi impermeabilizzata Napoli (38,9%), seguita da Milano (33,1%) e da Busto Arsizio (31,6%). La media totale di impermeabilizzazione delle principali citt urbane del 13,8%, molto superiore alla media italiana, mentre quella delle citt medie si attesta intorno al 5,9%, di un solo punto percentuale sotto la media. Le regioni che registrano valori superiori al 10% sono invece la Lombardia (11,7%) e Campania (10,6%).

Lo studio poi si concentra sullanalisi del consumo di suolo in Italia introducendo il concetto di urban sprawl, ossia la diffusione dei centri abitativi e delle aree cementificate. Tra il 1991 e il 2011 i centri a edificato consolidato aumentano di due punti percentuali, passando dal 4,8% al 6,7%. La tendenza ancora pi evidente nei principali sistemi urbani, dove ledificato consolidato aumenta di 4 punti, dal 15,3% al 19,3%. In particolare, lo sprawl urbano aumenta in 157 sistemi urbani (il 26% del totale), ed particolarmente forte nella fascia pedemontana lombarda (Milano Bergamo Brescia), nella pianura emiliano veneta, in provincia di Pescara, nelle aree metropolitane di Roma e Napoli e nella Toscana settentrionale.

Tra i fattori che contribuiscono al consumo del suolo urbano, ledificato residenziale quello che pi di altri viene associato allinsediamento antropico: dai due milioni di caseggiati presenti nel suolo italiano nel 1919, siamo passati a dodici valori. Un aumento di circa il 6,6%: nei 21 sistemi urbani laumento stato del 6,9%, mentre nelle realt medie del 6,7%. Lincremento pi evidente si registrato nelle citt di Milano passata da 20 mila edifici residenziali del 1991 a oltre 28 mila nel 2011 e soprattutto di Roma da 19 mila conglomerati del 1991 a 29 mila del 2011. Sempre secondo i dati dellIstat, tra il 2001 e il 2014 sono stati progettati in Italia circa 541 mila fabbricati destinati soprattutto ad uso abitativo.

Nel corso degli anni si andata quindi affermando, continua lIstat, unedilizia residenziale aggressiva e meno attenta al rispetto del suolo e dellambiente. Una tendenza in linea con le altre con le altre dinamiche dei consumi che hanno caratterizzato lo sviluppo economico del nostro Paese dal dopoguerra in poi.

In Parlamento fermo da diverso tempo un Ddl che dovrebbe regolamentare il consumo di suolo e introdurre norme per limitare lo sfruttamento del territorio e la sua cementificazione. A causa del mancato accordo tra il Governo e le Regioni, la legge rischia di non vedere la sua approvazione entro la fine oramai, prossima della legislatura.

Anche la campagna Sbilanciamoci! da tempo denuncia gli squilibri ambientali, economici e sociali delle diverse citt. Nel 2015 con lebook Sbilanciamo le citt la campagna ha lanciato alcune proposte che, se fatte proprie e tradotte in norme da Sindaci e Giunte, potrebbero migliorare la qualit della vita e il benessere dei cittadini. Un vero e proprio programma di governo delle citt improntato alla declinazione pratica delle parole dordine di Sbilanciamoci! nel locale: sostenibilit, inclusione, partecipazione, solidariet, diritti. Ci di cui i territori hanno bisogno, ora pi che mai.


Postilla

Purch nessuno si illuda che la legge in attesa di approvazione aiuti a risolvere il problema. Su eddyburg lo abbiamo argomentato spesso, vedi ad esempio l'articolo di Vezio De Lucia Nessuno ferma il consumo di suolo, nonch l'eddytoriale 148. e l'articolo Eddyburg e le norme sul cosumo di suolo. Altre analisi critiche puntuali del ddl sono contenute nell'articolo di De Lucia Il progetto di legge del governo non ferma il consumo del suolo, rilancia la speculazione e quelli di Cristina Gibelli, Neologismi in libert: compendi neorurali periurbani e di Ilaria Agostini del maggio 2015 Due leggi per il suolo.

http://www.eddyburg.it/2017/05/consumo-di-suolo-citta-italiane-sempre.html


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