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Una norma micidiale: via la VIA
Paolo Baldeschi
www.eddyburg.it, 21/04/2017

Il decreto legislativo 401, in corso di esame presso la 13 Commissione Territorio, ambiente e beni ambientali, non solo un colpo micidiale a territorio, ambiente, beni ambientali (e paesaggio), ma una prova generale dellItalia che potrebbe venire dopo le elezioni politiche. Neanche Berlusconi aveva mai osato tanto, dal momento che limitava la procedura speciale della Valutazione di impatto ambientale alle sole opere dichiarate di interesse nazionale. Ora il Pd, asse portante del partito delle grandi opere, vuole estendere la procedura speciale di Via, quella della legge Obiettivo - condotta non sul progetto definitivo ma su quello preliminare (qui chiamato progetto di fattibilit con riferimento al Decreto legislativo 50/2016) - a tutti i progetti che possono avere impatti ambientali negativi, cio a tutte le opere soggette a Via: la specialit diventa normalit. E se non bastasse, se anche il progetto di fattibilit si mostrasse troppo oneroso, il decreto offre la possibilit a proponenti e autorit competente di mettersi daccordo sul grado di dettaglio da osservare nel progetto.

Laudizione informale della 13 Commissione ai rappresentanti di Confindustria, dellIspra e dellOrdine degli ingegneri, che pu essere ascoltata a questo link , elimina ogni dubbio in proposito. Gli ingegneri si congratulano per lo schema di decreto e si limitano a difendere gli interessi professionali degli iscritti allalbo, questi come i soli titolati a entrare negli organi tecnici della Via. I rappresentanti dellIspra assumono una posizione pi sfumata e trapela nel loro parere la considerazione che le procedure di Via degli ultimi venti anni, approvate mediamente con 40-50 prescrizioni, forse rivelano delle carenze nei progetti; ma comunque si dichiarano (contraddittoriamente) favorevoli al decreto. Le posizioni pi rivelatrici sono, tuttavia, quelle dei rappresentanti di Confindustria.

Rivendicato il merito di avere contribuito alla stesura del decreto, gli industriali si lamentano di alcuni difetti inesistenti in una precedente stesura (la loro?). Una prima considerazione che la procedura Via ha un carattere esclusivamente tecnico-scientifico e quindi dovrebbe essere approvata in sede tecnica e non politica. Vale a dire che non sono necessarie, perch improprie, le eventuali modifiche e le firme dei Ministri dellAmbiente e dei Beni e delle Attivit culturali. Unosservazione cui, in un'altra Italia e in un altro contesto politico e morale, si potrebbe essere daccordo, ma che qui appare quasi risibile dal momento che nel decreto i tecnici della Via non sono scelti con un concorso o con una qualsiasi procedura di selezione, ma sono tutti di nomina ministeriale, cio politica.

La proposta pi forte ed eversiva dei confindustriali , tuttavia, unaltra. Consiste nellabolizione per decreto del Codice del paesaggio e della pianificazione territoriale. Deve valere, secondo Confindustria il silenzio assenso a proposito delle autorizzazioni riguardanti i beni paesaggistici e la Via non deve essere obbligata, nelle sue conclusioni autorizzative, a ottemperare a eventuali Piani paesaggistici (finora in Italia solo due e mezzo, ma in regioni chiave come la Toscana, la Puglia, la Sardegna). In sintesi, ripetendo le parole del rappresentante confindustriale, la Via deve essere sottratta alla pianificazione amministrativa; concetto non del tutto chiaro da un punto di vista giuridico, ma molto chiaro da un punto di vista politico: le procedure Via sono materie di cui solo governo e imprese proponenti sono titolate a occuparsi e che Regioni, Comuni non se ne impiccino; abolita qualsiasi dialettica istituzionale. Quanto ai cittadini, gi il decreto nella forma attuale sufficiente a espropriarli di ogni forma di partecipazione. Si aggiunga la richiesta di un ulteriore contingentamento dei tempi che devono essere osservati dalle amministrazioni interessate a esprimere pareri, salvo, in direzione, opposta, di un maggiore lasso di tempo per permettere alle imprese proponenti di presentare, qualora richieste, eventuali integrazioni.

Il provvedimento non solo devastante per la tutela di ambiente e paesaggio, ma lanteprima di un possibile alleanza Pd-Forza Italia, giustificata dal disastrato bilancio statale e dalle richieste dellEuropa. Dopo le elezioni, cosa si potrebbe mettere sul piatto degli investimenti, non avendo risorse a disposizione? Lopportunit pi facile di appropriarsi di un patrimonio comune che non appartiene allo Stato, n tanto meno al governo, ma alla collettivit: territorio, ambiente e paesaggio, appunto, da svendere al cartello delle imprese costruttrici e delle banche. Ma per dare il via alla riffa delle grandi opere (inutili, dannose e costose), occorre fin da ora eliminare le procedure di valutazione esistenti, troppo aperte, quando siano presentati progetti preliminari spacciati per definitivi, a opposizioni amministrative e legali - vedi ad esempio quelle di Comuni e comitati nei confronti del progetto del nuovo aeroporto di Firenze. Si sa bene che gran parte dei progetti presentati a Via vulnerabile perch scientemente lacunosa e che sono proprio le lacune, quando approvate, a giustificare in corso dopera la moltiplicazione dei costi, indispensabile alimento della corruzione e della politica. Vi una discrasia drammatica tra il mondo politico, anche quello di sinistra o che si dichiara tale, e i cittadini a proposito del valore di ambiente e paesaggio - le migliaia di comitati e associazioni a difesa di territori e monumenti lo stanno a dimostrare. In attesa, non passiva, di un soggetto politico, esistente o nuovo, o per lo meno di politici che sanino questa discrasia.



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