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A chi serve il Mose
Cristiano Gasparetto
il manifesto, 28 luglio 2005


Alternative. Si possono costruire sistemi che riducano la portata dell'acqua in entrata alle bocche e disinquinare la laguna

II Consorzio Venezia Nuova, potente pool di imprese che ha proposto, elaborato e ora realizzato un particolare tipo di progetto per dividere il mare dalla laguna di Venezia, ha pure per trent'anni distorta l'informazione nazionale ed internazionale. Anche se ora risulta diffcile comunicare una realt assai complessa, la necessit di altre soluzioni realizzative lo impone. A Venezia le stesse forze politiche della sinistra hanno faticato a lungo per arrivare a capire ed ora finalmente a schierarsi tutte di conseguenza, che il MoSE serve solo a chi lo fa come recita un recente manifesto dell'Assemblea permanente contro il MoSE costituita da tutte le Associazioni che da anni lottano per la salvaguardia della laguna. Il progetto un'opera ingegneresca, segnata tecnologicamente gi dal tempo (scherzosamente detto il ferro vecchio), che da sola dovrebbe bloccare le acque alte nella laguna e gli allagamenti di Venezia e delle isole che avvengono con sempre maggiore frequenza ed intensit. Una mera opera salvifica che non interviene sulle cause del fenomeno (interramenti e canali devastanti la laguna) ma vorrebbe risolverlo operando solo sugli effetti. Esistono precise leggi speciali per Venezia che regolamentano cosa dovrebbe essere un'opera di salvaguardia lagunare: il MoSE non rispetta questi dettati, ma - cosa ancor pi grave - inefficiente e pericolosa proprio rispetto all'obiettivo che si propone. Inefficiente perch, ad esempio, delle 94 acque alte che nel 2003 hanno allagato piazza san Marco, se gi costruito ne avrebbe evitate 7. Inutile perch se, nei prossimi anni, ci fosse un innalzamento del livello marino legato all'effetto serra come ampiamente previsto dagli scienziati, sarebbe del tutto inutilizzabile.
Pericoloso fisicamente poich non da sufficienti garanzie di tenuta per certe particolari mareggiate (il cosiddetto fenomeno della risonanza). Non solo, il danno anche sociale in quanto penalizza fortemente tutti i traffici commerciali marittimi che possono permettere una riconversione ecocompatibile dell'ex polo industriale di Marghera. Pericoloso perch modifica in maniera irreversibile l'ambiente lagunare devastandolo con una nuova isola, nel centro della bocca di porto, di 9 ettari; 9.000.000 di mc. di pietre, 8.000.000 mc. e 12.000 pali di cemento; 5.960 palancole d'acciaio; 157 enormi cassoni di cemento in parte sommersi; 560.000 mq. di pietrame ed infine 79 paratoie mobili per un totale, preventivato per la sola costruzione, di pi di 8.000 miliardi di vecchie lire. Ma se il MoSE tutto questo, come effettivamente , e se non ci fossero alternative, sarebbe opportuno prenderlo in considerazione magari cercando di migliorarlo e mitigarne l'impatto. La situazione per non questa: anni di studi, ricerche, opere e sperimentazioni hanno costruito le alternative.
Si possono: costruire sistemi che riducano la portata dell'acqua in entrata alle bocche, disinquinare la laguna ed aprire alla circolazione delle acque le valli da pesca aumentando cos la dimensione dell'invaso lagunare, verificare la possibilit di innalzamento dei suoli con insufflazioni nel profondo. Oppure diversificare le bocche di porto in relazione al tipo di traffico (turistico, commerciale) e estromettere il traffico petrolifero in laguna con un terminal off-shore. Si pu impedire anche l'attraversamento del bacino di San Marco alle enormi navi crociera con la costruzione di un terminal in prossimit della bocca di porto e quindi innalzare i fondali alle tre bocche con riduzioni dei varchi d'entrata.
L'insieme di queste opere sistemiche, nessuna sufficiente da sola ma virtuose nell'insieme, il cui scopo essenzialmente diminuire in quantit e forza lo scambio acqueo col mare, pu ridurre, come verificato dal C.N.R., di 22-27 cm. l'altezza di tutte le maree e non solo di quelle pi alte, come dovrebbe fare il MoSE. Questo significa tornare ad una situazione simile a quella della prima met dell'800 (1 o 1,5 acque alte in media lanno con valori ridotti per tutte di 27 cm. rispetto alle attuali) e attendere maggiore precisione nella previsione dell'innalzamento dei mari per l'effetto serra. Su queste basi si dovrebbero decidere eventuali interventi, se necessario ancor pi radicali ma con tecnologie innovative appropriate e realmente efficienti anche per il futuro.
Comunque si voglia valutare, tutti i cantieri gi iniziati da un anno sono illegittimi. Su questo sta operando l'amministrazione comunale per chiedere al ministero il fermo dei lavori. Sono illegittimi perch non conformi in ben 14 punti con i piani urbanistici di Venezia, 3 per i Comuni vicini, 8 col Piano Regionale della laguna e 4 con procedure obbligatorie europee per aree protette. Su questa realt si basa il nuovo conflitto che sta montando. Conflitto particolarmente complesso perch coinvolge i movimenti, le istituzioni (anche al loro interno) e le omert dei poteri forti capaci di trasversalit politica; l'informazione gioca un ruolo particolarmente attivo che i movimenti hanno ben compreso facendosi carico unitariamente dell'allargamento del fronte di lotta, anche a livello europeo, con controinformazioni e presidi attivi sul territorio. Il sindaco Cacciari stato esplicito nel rilevare l'irregolarit dei lavori: a breve si vedr come si comporter la maggioranza, in gran parte Margherita, che lo ha eletto. La sinistra tutta che ha raggiunto processualmente una difficile unit, dovr rafforzarla per imporre, con i movimenti, il blocco immediato di tutti i lavori. Un blocco che rimanderebbe tutto al dopo elezioni, quando un governo rinnovato dovrebbe uscire dalle ambiguit che nel passato hanno permesso di portare il progetto all'inizio dei lavori.



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