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Cosenza. Una citt che crolla nell'indifferenza
Battista Sangineto
Cronache delle Calabrie 1/4/2017

Il Centro storico di Cosenza cade a pezzi, si sbriciola dopo ogni pioggia, ma, come annunciato in una conferenza stampa del 21 ottobre 2016, lAmministrazione comunale corsa, nella scorsa settimana, finalmente ai ripari, anzi alle demolizioni. Ad ottobre il Sindaco dichiarava il Comune interverr a danno dei proprietari, anticipando cospicue risorse di bilancio. Cominceremo con i casi pi gravi e pericolosi demolendo i fabbricati che possono provocare rischi per l'incolumit delle persone e su cui non possibile effettuare operazioni di consolidamento strutturale. Il Sindaco, in quella occasione, aveva dato notizia dellapprovazione della delibera della sua Giunta (Sgarbi era ancora assessore al Centro storico) che, in oggetto, riportava: Demolizione di opere per somma urgenza - Immobili siti in Cosenza - Centro Storico - Compresi tra Via Bombini, Via Gaeta e Corso Telesio. Limporto totale dei lavori ammonta a 384.768,87 euro.
Agli inizi di marzo lAmministrazione passata allazione radendo al suolo alcune case ed alcuni palazzi, di fondazione medioevale, su Corso Telesio, in via Bombini ed anche in via Santa Lucia, nel cuore del Centro storico, solo perch erano, a suo giudizio, pericolanti e perch non avevano, sempre a suo giudizio, alcun pregio architettonico o storico-artistico. Quello che rende dovremmo iniziare a dire rendeva- unico e straordinariamente bello il Centro storico di Cosenza la sua omogeneit, lintegrit del suo tessuto urbanistico dovuta anche all'abbandono, la quasi totale assenza di superfetazioni deturpanti o di interventi trasfiguranti. E, invece di seguire i protocolli architettonici ed urbanistici conservativi -usati, ormai, da tutti gli architetti ed urbanisti che si occupano di Centri storici-, cosa ha architettato ( proprio il caso di usare questo verbo) lAmministrazione? La demolizione selettiva di case e palazzi della citt storica per i quali non ha saputo, n voluto, concepire unidea progettuale complessiva se non quella di inseguire una falsa e vuota modernit come lorrenda colata di cemento rovesciata su Piazza Fera che ora arreda, come i salotti degli arricchiti, con opere darte moderna un tanto al chilo, di ferro. Lunica, inaudita, idea che ha avuto il Sindaco per la citt vecchia stata quella ispiratagli, con tutta evidenza, dal suo modello Alarico: radere al suolo case e palazzi, fare piazza pulita di quelle anticaglie, fossili di culture ormai declinate o declinanti, come la Roma imperiale del 410 d.C.
Ora, lungo il medioevale Corso Telesio, si apre, incongruo ed improvviso, uno squarcio spalancato come una bocca urlante semiriempita da un cumulo di macerie, di pietre squadrate e scolpite, di calcinacci, di mattoni, di tegole e di travi di legno destinati alla discarica. Uno squarcio, non pi rimarginabile, stato praticato nel cuore antico di Cosenza e dei cosentini; stato asportato violentemente, come fece Alarico durante il sacco di Roma, un brandello della sua forma urbana, della sua storia bimillenaria, della sua carne ancora palpitante.
, forse, il caso di ricordare, di sfuggita, che ogni citt, soprattutto italiana, il risultato unico ed irripetibile di una enorme quantit di variabili storiche, sociali, religiose ed economiche. Cosenza , a pieno titolo, una delle cento citt italiane ed accoglie molta bellezza e una grande variet di forme che, dispiegatesi nel tempo e nello spazio, costituiscono un enorme patrimonio culturale sedimentatosi per pi di ventiquattro secoli sul Pancrazio e sulle altre colline contermini. Non dovrebbe andar perduto neanche un muro, un tratto di vicolo, un portico, un balcone di questa citt perch ogni elemento architettonico e urbanistico costituisce un ineliminabile porzione della sua forma e della sua storia, figurarsi, dunque, cosa possa significare perdere parti significative -sia da un punto di vista quantitativo, sia qualitativo- come interi palazzi o interi quartieri, come gi accaduto a Cosenza a causa dei crolli verificatisi in questi ultimi anni e come accade ora per mano, addirittura, dei suoi Amministratori. Una Amministrazione che usa centinaia di migliaia di euro del suo bilancio per radere al suolo case e palazzi della citt antica, centro identitario dei cosentini, invece di utilizzarli per mettere in sicurezza quegli stessi edifici, magari in attesa di finanziamenti pi cospicui per restaurarli, se proprio non fossero bastati quasi 400mila euro. Del resto non pu essere invocata neanche la scusa dellincolumit delle persone perch un intervento programmato dal 21 ottobre 2016, ma effettuato ben 5 mesi dopo, non pu essere, evidente a chicchessia, di somma urgenza. Un intervento effettuato con mezzi meccanici che -al danno di aver abbattuto alcuni edifici su Corso Telesio e in Via Santa Lucia- aggiunge la beffa di rimuovere le macerie e le fondamenta con le ruspe che potrebbero sradicare, se non lo hanno gi fatto, le strutture bruzie e romane dellantica Consentia che si rinvengono, ormai lo sappiamo, sotto ogni casa, palazzo e piazza del Centro storico.
Una vicenda paradigmatica questa del centro storico perch mette in evidenza quanto poco, o per nulla, sia radicato in Calabria ed a Cosenza - nei cittadini e, ancor meno, in chi li rappresenta- il senso di identificazione ed appartenenza ad una citt. Un senese o un astigiano si chiederebbero perch non siano insorti i cittadini cosentini, perch non sia intervenuta la Soprintendenza A.B.A.P, per bloccare o, almeno, per chiedere conto di questa incredibile devastazione in unarea che , per legge, tutelata. La triste risposta che, a Cosenza, il Centro storico crolla ripetutamente o viene raso al suolo dalla sua Amministrazione, ma il Soprintendente -quello stesso Mario Pagano che ha solertemente firmato accordi con Occhiuto per la ricerca del tesoro di Alarico, poi fermata dal suo medesimo Ministero- ed i cittadini -ormai ridotti a semplici e spaesati utenti- colpevolmente tacciono, non avanzano dubbi rendendosi corresponsabili dellincuria e delle profonde ferite inferte alla storia di Cosenza.



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