UNESCO: salviamo il patrimonio iracheno. kW ART 28 marzo 2003
Danneggiato il patrimonio archeologico? Usa e GB non hanno mai ratificato la convenzione dell' Aia del 1954 sulla protezione dei beni culturali
Roma – Cannonate, missili, colpi di mitragliatrice, bombardamenti. E’ sempre più a rischio, aumentano sempre più i timori per le sorti del patrimonio artistico iracheno. Proprio per questo l’Unesco ha lanciato un nuovo appello agli Stati Uniti. E il direttore generale dell’organizzazione dell'Onu per l'educazione, la scienza e la cultura, Koichiro Matsuura, ha ricordato che “l'Iraq, culla della civiltà che risale a migliaia di anni fa, ha tesori d'arte e siti archeologici che sono patrimonio di tutta l'umanità”. L'Unesco dunque chiede agli Stati Uniti “di prendere tutte le misure possibili per proteggere e preservare l'eccezionalmente ricco patrimonio culturale iracheno per il bene delle future generazioni”.
A quanto pare non ci sono state risposte ufficiale anche se il vice-direttore dell'Unesco, responsabile del settore cultura, Munir Bushenaki, ha affermato di aver fornito a Washington la mappa dettagliata dei musei e dei siti archeologici iracheni, e che alcuni esperti hanno tenuto dettagliate riunioni al Pentagono per illustrare l’importanza del patrimonio storico dell'antica Mesopotamia. Ma non bisogna dimenticare che Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno mai ratificato la convenzione dell' Aia del 1954 sulla protezione dei beni culturali in caso di guerra, e neppure il protocollo aggiuntivo del 1977.
Le preoccupazioni dunque sono giustamente forti anche perché dal fronte della guerra arrivano notizie sempre più inquietanti, sia di fonte irachena che da parte degli storici, sui danni provocati dai bombardamenti sia a Baghdad (al Palazzo Al-Zohour), sia ai musei della città natale di Saddam Hussein, Tikrit e nella città settentrionale di Mosul, pesantemente bombardata così come Ninive. E non va dimenticato che Il Museo Nazionale di Baghdad, uno dei più belli dell'intero Medio Oriente, dista solo 500 metri da un ministero e che secondo gli esperti nel paese ci sono circa 25.000 siti archeologici di grande interesse. Il museo di Baghdad è carico di tesori d'ogni genere (gioielli, bassorilievi...) e di sculture gigantesche che difficilmente possono essere spostate o messe al riparo nei rifugi proprio per le dimensioni. Non è l’unica istituzione con questi problemi, altri musei iracheni, con collezioni risalenti alle culture dei sumeri, babilonese ed araba, sono pericolosamente vicini a siti di importanza strategica dal punto di vista militare.
E’ una situazione ben nota anche in Italia. “La situazione è preoccupante, con gli ultimi bombardamenti si è ulteriormente aggravata”, ha detto Antonio Invernizzi, direttore della Scuola archeologica italiana a Baghdad. E oltre ai danneggiamenti diretti provocati da missili e bombe, la guerra potrebbe anche incrementare la piaga dei furti alimentando il mercato clandestino delle opere d'arte. “Da quelle parti, nei musei e sotto terra, ci sono moltissimi pezzi strepitosi, opere paragonabili ai capolavori dell'arte greca. C'è il rischio che buona parte di quei tesori vada perduta per sempre”, ha testimoniato preoccupato Invernizzi che è tornato nei giorni scorsi da Baghdad. Ricorda che già nel corso della prima Guerra del Golfo i monumenti iracheni riportarono notevoli danni: la ziqqurat di Ur, ad esempio, venne colpita da colpi d'arma da fuoco. Nei giorni di Desert Storm, i musei di quasi tutte le città irachene vennero depredati. Ed è a rischio, ha ribadito Invernizzi, la stessa struttura del Museo nazionale di Baghdad, collocato com’è ai margini dell'area dei palazzi presidenziali e in prossimità della sede della radio, oggetto di furiosi bombardamenti.
E’ dunque per il museo di Baghdad che sono più forti i timori anche se gran parte dei circa mezzo milione di monumenti e dei 10.000 siti archeologici catalogati è a rischio perché si trovano al centro di città moderne o, peggio, nei pressi di siti strategici. Sempre a Baghdad, ad esempio, la splendida scuola coranica di Al-Mustansiryia, costruita nel XIII secolo dalla dinastia abasside, si trova a cento metri dal ministero della difesa, che già nella seconda notte di guerra è stato pesantemente colpito. E’ stata danneggiata? Per il momento non vi sono risposte.
Non è l’unica domanda che resta sospesa perché quasi tutti i capolavori di arte e archeologia, che erano stati tacitamente risparmiati durante la guerra fra Iran ed Iraq, o che già nel conflitto del 1991 avevano subito danni notevoli, come la storica chiesa di San Tommaso a Ninive, sono di nuovo esposti al pericolo di distruzione. Sempre a Ninive gli scavi hanno portato alla luce resti imponenti, tra cui quelli del tempio di Ishtar, palazzi con bassorilievi e la biblioteca di Assurbanipal. A Najaf, al centro di duri scontri, si trova la tomba di Ali, considerato dagli sciiti il successore del profeta Maometto. Karbala, saccheggiata nel secolo scorso dai sauditi della dinastia Wahabita, deve la sua notorietà al nipote del profeta, Hussein, che vi trovò la morte nel 680. Le due città sante si trovano a ridosso di Babilonia, la città di Nabuconodosor, famosa anche per i suoi giardini pensili, e come si sa pericolosamente a rischio per la vicinanza di un palazzo di Saddam.
Altri siti archeologici a rischio si trovano a Larsa e ad Obeida, nel sud dell'Iraq, presso Our. In questa città, patria di Abramo, gli scavi archeologici sono attraversati da una pista di volo che probabilmente è già stata bombardata. In pericolo anche le testimonianze di arte islamica e preislamica, quali quelle di Samarra (minareto a spirale del nono secolo), di Ctesifon (palazzo ed arco di epoca Parta) e della grande città fortificata di Hatra costruita nel deserto, a mezza strada fra Baghdad e Mossul. Ma i siti storico-archeologici iracheni non si contano: praticamente in ogni luogo vi sono antiche testimonianze. Basti pensare all'antica Ur, dove secondo la Bibbia è nato il patriarca Abramo. La città dei caldei nella Mesopotamia meridionale è a un tiro di schioppo da una base aerea irachena.
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