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Migliaia di tesori spariti. Il processo al museo Getty diventa un giallo mondiale
Paolo Conti
CORRIERE DELLA SERA 26-07-2005

ROMA II 16 novembre la sesta sezione del Tribunale penale romano affronter un grande giallo internazionale: scavi clandestini in Italia, mercanti d'arte attivi in tutto il mondo, grandi musei privati americani. E intorno un fiume di dollari. Il presidente Gustavo Barbalinardo aprir (dopo il primo rinvio del 18 luglio) un processo spettacolare: 200 testimoni, sentiti negli Usa o a Roma, tra curatori di musei ed esperti d'arte, testimonieranno su Marion True, ex responsabile delle acquisizioni archeologiche del Getty Museum di Los Angeles, tuttora membro della direzione scientifica.
L'accusa del pubblico ministero Piergiorgio Ferri pesante: associazione per delinquere, ricettazione di beni italiani esportati clandestinamente. Almeno 42 pezzi archeologici etruschi e romani esposti al Getty (tripodi, anfore, kylix, affreschi di area vesuviana, statue) proverrebbero dal traffico illecito e dovrebbero quindi essere restituiti all'Italia. La difesa di Marion True, affidata agli studi Isolabella di Milano e Coppi di Roma, si batter con l'agguerrita parte civile, ovvero il ministero per i Beni culturali, rappresentato dall'avvocato dello Stato Maurizio Fiorini.
La sentenza sar in ogni caso clamorosa. Se Marion True sar assolta, il Getty potr rivendicare piena paternit delle collezioni archeologiche italiane. Se verr condannata, per la prima volta al mondo il responsabile di un cos prestigioso museo americano verr condannato per ricettazione. E si potr riaprire la lunga pagina delle contestazioni italiane. A partire dalla Venere di Morgantina, V secolo avanti Cristo, al Getty dal 1988, valutata allora 20 milioni di dollari, esportata illecitamente secondo i carabinieri della tutela del Patrimonio artistico siciliano (non riguarda il processo ma stata sequestrata virtualmente nel 2003 da una sentenza del tribunale di Caltanissetta, caduta in prescrizione). E in una non remota prospettiva l'Italia potrebbe rivendicare gli argenti di Morgantina del Metropolitan Museum di New York, anche loro illecitamente esportati secondo i carabinieri.
Tutto comincia il 13 settembre 1995. In un deposito del Porto Franco di Ginevra vengono sequestrati 1.973 pezzi archeologici frutto di scavi clandestini, e quattromila fotografie, veri certificati di autenticit: vasi e anfore, per esempio, ritratti al momento del ritrovamento. L'intestatario del magazzino (30 milioni di euro di valore) Giacomo Medici, esperto d'arte, ex proprietario di gallerie, condannato per questo motivo il 4 marzo 2005 a dieci anni di reclusione e a dieci milioni di euro di risarcimento allo Stato italiano.
Marion True avrebbe acquistato parte del materiale attraverso la mediazione del mercante svizzero Emanuel Robert Hecht, anche lui imputato. Dice Fiorilli: Le foto parlano chiaro, i pezzi sono quelli del Getty. In gran parte furono donati come Collezione Fleishman. Ma secondo noi la True intervenne sia per favorire la donazione sia al momento dell'acquisizione. Chi sapeva cosa transitava a Ginevra grazie a Hecht, non pu ora sostenere di ignorare la provenienza dei pezzi. La Venere? Se la True verr condannata, il capitolo si riaprir. Fiorilli conclude amaramente: Ho visto la foto di una ruspa di scavatori clandestini con le colonne di una villa romana appena distrutte. Accanto si scorgevano pezzi di affreschi romani, anche quelli ben individuabili. Angosciante. Cos come angosciante l'uso dei tombaroli di ridurre in frammenti i vasi trovati intatti per moltiplicarne il valore sul mercato. E' un peso sulla coscienza di chi acquista.
Il Getty fa solo sapere che il processo coinvolge una persona estremamente rispettata. Siamo sicuri che tutto si concluder con un'assoluzione e finir cos il danno alla sua reputazione professionale e personale. Stessi toni dagli avvocati Francesca Coppi (molti testimoni sono pronti a dimostrare l'innocenza della cliente) e Francesco Isolabella (Ho grande fiducia nell'istruttoria dibattimentale). Tra le prove a favore del Getty verr citata la restituzione all'Italia (al Museo etrusco di villa Giulia a Roma) della Kylix di Eufronio, decisa nel 1999 dopo aver ricevuto una relazione italiana che dimostrava la sua provenienza da Cerveteri, e la donazione di altri tre pezzi nel 2005 (un'epigrafe greca, un candelabro etrusco in bronzo, un vaso da Paestum) considerate un gesto di buona fede.
Ma avverte Giuseppe Proietti, direttore del Dipartimento per la ricerca e l'innovazione del ministero: Sappiamo che Italia e Usa hanno approcci diversi sui beni culturali e la loro propriet. Non esprimo un giudizio. Dico solo: attenzione, impensabile che qualcuno venga in Italia ad alimentare il commercio illecito dei nostri beni violando le leggi. I danni che derivano dagli scavi clandestini a una corretta lettura del contesto storico-artistico-scientifico sono enormi. Nel circuito che parte dal Getty e arriva al traffico clandestino mi pare ci siano troppi legami di "amichevole conoscenza".



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