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Breve storia dello psicodramma. Lo stadio e le ragioni di Paolo Berdini
Vittorio Emiliani
Corriere della Sera 25/2/2017

lo specchio di una politica comunale gestita in modo tanto personalistico quanto dilettantesco. Non facevano prima ad ascoltare lex assessore, il quale da subito gli aveva detto che progetto e collocazione erano inaccettabili?

Lo Stadio della Roma diventato uno psicodramma, politico e sociale. Ma sembra pi che altro lo specchio di una politica comunale gestita in modo tanto personalistico quanto dilettantesco. Ricordate Ignazio Marino che vola improvvisamente negli States, lui che sa le lingue, per concordare in linea di massima il progetto del nuovo Stadio della Associazione Sportiva Roma o meglio del suo presidente? Uno pensa che per fare un gesto del genere avesse alle spalle chiss quali studi di fattibilit, e invece no. O in alternativa che ce li avesse linvestitore americano, e invece nemmeno lui li aveva.
Marino vol addirittura negli Usa
Eppure da pi parti si subito obiettato che larea dellex ippodromo era quanto mai insidiosa dal punto di vista idrogeologico come ogni terreno nellansa del Tevere (non si era dovuta forse ricostruire di fatto la tribuna dellOlimpico chiamata Tevere?), era malissimo collegata con la letale Via del Mare a senso unico e la parallela angusta Via Ostiense, e da quello ferroviario. Ma no, Ignazio Marino era stato eletto a furor di popolo forse proprio perch privo di precedenti amministrativi, preferito alla grande allattuale premier, gi solido ex assessore con Rutelli, Paolo Gentiloni (par di sognare). Cerano i soldi? Soltanto in parte. Per questo Pallotta&Parnasi chiesero e ottennero che attorno allo Stadio venisse imbandito il piatto forte e cio la bellezza di 1 milione circa di metri cubi. Di residenze? No, non si poteva. Allora di uffici e di locali commerciali.
Uffici inutili, un quartiere che si allaga
Ma se Parnasi aveva gi uffici sfitti alla Bufalotta e di altri vuoti ce nera una caterva a Roma, per 2 milioni di metri quadrati? Eppure quel progetto coi grattacieli e con tanti interrogativi venne approvato, con laggiunta di considerare di pubblica utilit una serie di opere importanti. Malgrado i tecnici rilevassero che per la bonifica del Fosso di Vallerano (che sovente allaga Decima) e per le idrovore a pompaggio continuo occorrevano 9 pi 16 milioni e che il raccordo con la Metro B metteva in pericolo il funzionamento della stessa e che unificare per un tratto Via del Mare e Ostiense era un papocchio. E poi, per chi lo Stadio? Una inestirpabile violenza ha allontanato la gente. Il derby temuto come un evento bellico. Nel 2016 gli abbonati della Roma sono risultati circa 18.000 con un calo del 25 %. Ancor peggio la Lazio, crollata a 4.000 tessere (- 72%).
Dovevano decidere i cittadini
Tutto questo precipitato addosso al M5S, alla sindaca Virginia Raggi e al sindaco-ombra Beppe Grillo che nove mesi dopo dichiara che Tor di Valle non va e che sullo Stadio della Roma decideranno... i cittadini. Non facevano prima ad ascoltare lex assessore, lurbanista Paolo Berdini, il quale da subito gli aveva detto che progetto e collocazione erano inaccettabili? E che si potevano avanzare controproposte utili? Come per le Olimpiadi daltronde. Tutto dimenticato.


Ps fuorisacco: alle ore 12 del 24 febbraio Beppe Grillo affermava che lo stadio della Roma si doveva fare, ma non pi a Tor di Valle. Comunque avrebbero poi deciso i cittadini. Come, non si sa. Alle 20, dopo una lunga riunione coi dirigenti della AS Roma, la sindaca Virginia Raggi (assistita da Beppe Grillo) ha annunciato che lo Stadio si far, sempre a Tor di Valle, senza pi grattacieli, riducendo le cubature del 60 % (restano pur sempre circa 400mila metri cubi...). E la elevata pericolosit idrogeologica dell'area? E la grande difficolt di collegarla al trasporto su rotaia? E i possibili resti archeologici? E le tribune vincolate dell' ex Ippodromo? Tutto dimenticato, ma se ne riparler a lungo (V.E)



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