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Bergamo. La Sacra famiglia contesa. Nei guai prete e restauratore
Giuliana Ubbiali
Corriere della sera - Bergamo 14/2/2017

Non si sa chi labbia dipinta e in che anno sia stata realizzata, e che sia un bene culturale ancora da stabilire. Ma quella Sacra famiglia databile tra il 600 e il 700 finita in mezzo a una triangolazione di chi voleva venderla cambiando poi idea, chi laveva venduta e chi laveva acquistata. Una storia complessa per la quale ora tre persone andranno a processo.

Il quadro sotto sequestro, custodito allAccademia Carrara. la Sacra famiglia, con Gioacchino e SantAnna, Elisabetta e il piccolo Giovanni Battista. Una rappresentazione insolita che la caratterizza per modernit, dice il pm Fabio Pelosi. Un magistrato, s, perch attorno allopera si attorcigliata una matassa artistico-giudiziaria.

Gianmaria Ravasio e don Carlo Gelpi, uno restauratore e laltro ex parroco di Sedrina ora in pensione, sono a processo. Il pm contesta loro il passaggio dellopera tra vendita, restituzione e affidamento a una terza persona, senza comunicarlo alla Soprintendenza. Si deve fare, quando si ha per le mani un bene di valore artistico-culturale, perch lo Stato ha diritto di prelazione. questo il punto che rende complessa la vicenda: non si sa chi labbia dipinto, potrebbe valere 30.000 come 300.000 euro, si sa solo che del Seicento o del Settecento. Non c una perizia, lunico che ha detto la sua al pm, perch laveva gi visto per altri motivi, Vittorio Sgarbi: il quadro non ha un grande valore, pi lesercizio di un allievo che la mano di un maestro.

Il passaggio dellopera una triangolazione. Ravasio la riceve da Roberto Maggi, titolare della casa editrice Larus fallita, prima come vendita e poi mandato a vendere. Maggi, poi, la rivuole ma Ravasio lha venduta a don Gelpi per 25.000 euro a fronte di una fattura di 66.000 euro anche per altri affari darte. Allora va dritto in canonica e si fa sentire con il parroco, che a quel punto rimanda il quadro a Ravasio perch ne chiariscano la propriet. Alla fine lopera viene trovata dalla polizia giudiziaria in un garage di via Lunga e finisce sotto sequestro. Maggi denuncia Ravasio per appropriazione indebita (viene assolto) e finisce anche lui a processo, che in corso, come Ravasio e don Gelpi.

Il nodo della vicenda se il quadro abbia o no valore culturale. S, dice il pm, che chiede la condanna a 6 mesi (anche per il tentativo di trasferirlo allestero, su cui lo stesso pm ammette esserci solo la parola di Maggi): Si dir che non un bene di pregio, ma il valore va valutato anche dal punto di vista storico. E gli imputati lo sapevano. No, sostengono gli avvocati Giovanni Bertino e Marco Nossa per Ravasio, e Alessandro Zonca per don Gelpi, che chiedono lassoluzione. Bertino: Il concetto di bene culturale non pu essere esteso a tutto il patrimonio, altrimenti verrebbe meno la ratio della norma che tutela solo le opere importanti. Il quadro va restituito a Ravasio, legittimo proprietario. E Zonca: Non si conoscono la provenienza, lepoca, lautore. Mancano indicazioni sul valore culturale di questo quadro: non ha valore di identit. Poi consegna al giudice una dichiarazione scritta di Ravasio, del 2016: Qui conferma che il quadro di don Gelpi. Dove finir lopera, dipende dalla sentenza, il primo marzo. Il pm chiede la confisca.



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